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Sabato, 25 Ottobre 2025 19:04

Ripensare la sinistra

 

 

Viviamo tempi di grandi trasformazioni che investono la società, la cultura e la politica. La velocità dei cambiamenti e l’incertezza degli approdi, impongono una riflessione seria e approfondita, in particolare a quanti appartengono a mondi, storie e si riconoscono in identità politiche specifiche, avendo il coraggio e l'onestà intellettuale di cogliere insieme agli aspetti positivi, i ritardi ed i limiti delle proprie esperienze e mostrandosi disponibili a ripensarle e rimodellarle per renderle sempre più aderenti, efficaci e funzionali all’evoluzione della nostra democrazia. Non si tratta di abiurare se stessi e tantomeno di cancellare quanto è stato costruito, ma di tenere il passo di una evoluzione sistemica complessa e imprevedibile.
 
È circostanza acclarata che da qualche tempo la sinistra e il centrosinistra mostrano limiti evidenti di elaborazione politica, di capacità progettuale e di qualità della classe politica. Soltanto prendendone atto e facendo le scelte necessarie sarà possibile una ripartenza in termini di crescita di consensi e di conquista di ruoli di governo ai diversi livelli.
 
Le polemiche sterili e le diatribe personalistiche interessano unicamente la ristretta cerchia dei diretti interessati, quanti vivono la politica come uno strumento per l’appagamento del proprio ego e delle proprie aspirazioni carrieristiche, mentre allontanano quanti la considerano un impegno serio per il bene comune e soprattutto un numero crescente di cittadini che si rifugiano nell’astensionismo perché la ritengono assai distante dalla concretezza dei problemi e delle difficoltà con cui sono chiamati quotidianamente a fare i conti.
 
Il dato drammatico è che accanto al qualunquismo dei populismi nelle loro diverse declinazioni, c'è un populismo ancor più insidioso di chi si propone ai cittadini come alfiere di una politica apparentemente declinata secondo buon senso e perfino infarcita di buone intenzioni che però è solo apparenza e non va oltre un chiacchiericcio stantio, inefficace e autoreferenziale.
 
Ci si arrovella intorno a formule alchemiche, ad assemblaggi improbabili e soprattutto a giustapposizioni di sigle nell’illusione che la semplice sommatoria delle stesse possa supplire alla crisi di credibilità, effetto dell’assenza un messaggio forte e di una progettualità riconoscibile. Limitarsi poi alla questione delle modalità di presentazione del messaggio e non considerare la sostanza, le idee forti, l’elaborazione di una piattaforma programmatica finisce per alimentare il brodo di coltura in cui prosperano le destre estreme, bravissime a cavalcare marginalità, frustrazioni, risentimenti e paure. 
 
Una alternativa credibile ad ogni livello, dal governo centrale alle amministrazioni locali, non può definirsi, come purtroppo spesso avviene, per negazione, cioè per ciò a cui si oppone anziché in base a ciò che si vuole rappresentare. Senza contare poi la continua esitazione su cosa difendere e quali lotte, dall’assistenza all’infanzia alla opposizione alla guerra, dai diritti degli immigrati alla casa, dalla povertà dilagante ai diritti negati sui luoghi di lavoro si vuole promuovere e si aspira a far vincere.
 
La soluzione sta nel rimettere al centro la missione politica propria della sinistra democratica, nella consapevolezza che una narrazione basata sulla denuncia del declino, sulla paura e sull’opposizione aprioristica, senza proporre una opportunità di ricostruzione, non ispira la partecipazione e non alimenta i consensi. Non è sufficiente nemmeno reagire e gestire, serve una politica che consideri i cittadini non solo vittime della crisi, ma coautori di ciò che potrà essere riparato e costruito, del futuro.
 
I conflitti che attraversano la nostra società non vanno ignorati, ma vanno assunti dalle forze democratiche e progressiste, senza timore di essere etichettate come divisive dagli avversari: la soluzione dunque non è ignorarli o evitarli ma reindirizzarli. In gioco è la vita concreta delle persone e il compito di quanti dovrebbero occuparsi del bene comune è renderla meno dura, creando le condizioni per allargare la sfera dei diritti e delle libertà e l’accessibilità ad opportunità sempre migliori per quanti vivono nella marginalità sociale ed economica, spesso in una condizione di sostanziale invisibilità. L’obiettivo in buona sostanza non è aizzare la rabbia sociale come fanno i populismi, ma focalizzarla, offrendo ai cittadini la possibilità di credere che la politica può cambiare le direttrici essenziali su cui si muove sia la società nel suo complesso sia l’esistenza di ciascuno. Non ultimo poi è importante non fermarsi nell’indistinto delle diagnosi e delle intenzioni, ma ricercare risposte insieme con i cittadini, indicando con chiarezza le leve da azionare per innescare il cambiamento.
 
Nella società della comunicazione esasperata, dominata dai social, paradossalmente si parla poco per non creare contrapposizioni e al contempo si bruciano energie infinite per far apparire la politica come autentica, quando invece sarebbe fondamentale renderla una presenza concreta accanto alle persone, quartiere per quartiere, strada per strada, palazzo per palazzo, restituendole serietà e sobrietà.
Pubblicato in Riflessioni

 

Prendere la parola, raccontare la propria esperienza, segnalare cosa funziona e cosa invece potrebbe migliorare.
Con questo spirito nasce il sondaggio online sui servizi e gli uffici comunali di Sezze, un’iniziativa indipendente con l’obiettivo di raccogliere le opinioni dei cittadini e stimolare un confronto costruttivo sulla qualità della vita in città.

Il questionario – completamente anonimo e aperto a tutti i residenti – affronta diversi aspetti della vita pubblica: dagli uffici comunali ai servizi anagrafici, passando per ambiente e rifiuti, viabilità, turismo, sport, disabilità e degrado sociale.
C’è anche uno spazio finale libero, dove chiunque può lasciare un pensiero, un suggerimento o una proposta concreta per il futuro di Sezze.

“L’obiettivo è semplice: ascoltare le persone.
Spesso si parla di città, ma troppo raramente si ascoltano davvero i cittadini che la vivono ogni giorno.”

I risultati del sondaggio saranno pubblicati in forma anonima e aggregata, per restituire una fotografia reale e trasparente di come viene percepita l’azione amministrativa e la qualità dei servizi pubblici.

Partecipare è semplice: basta collegarsi al link del modulo Google Forms e dedicare pochi minuti per rispondere alle domande.
Ogni voce conta, perché solo ascoltando i cittadini si possono costruire politiche locali più vicine alle loro esigenze, anche perché il bilancio sociale conta più di quello economico.

Non sempre le cifre economiche raccontano la vera storia di una città.
Il bilancio sociale, che misura il benessere dei cittadini, la qualità dei servizi pubblici e la partecipazione alla vita comunitaria, è spesso più importante di quello economico.
Ascoltare le persone, capire le loro esigenze e valorizzare le esperienze quotidiane significa costruire una città più inclusiva, sostenibile e vicina ai cittadini, dove le politiche locali non sono solo conti da far quadrare, ma strumenti per migliorare la vita di tutti.

 

PARTECIPA AL SONDAGGIO QUI SOTTO:

sondaggio Sezze

 

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