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Le costituzioni democratiche regolano l’organizzazione e la vita di società in continua trasformazione. Esse assicurano, in primo luogo, che queste trasformazioni non travalichino o intacchino principi e diritti che hanno valore universale (o che, comunque, sono stati ritenuti irrinunciabili dai costituenti).

Tra questi: la democrazia, l’uguaglianza, la dignità umana, i diritti e le libertà costituzionali (dei singoli e delle loro comunità o associazioni). Non fa il bene del Paese chi propone riforme senza valutarne la rispondenza alle trasformazioni socio-politico-economiche in atto. Questa riflessione vale per la forma di governo (il cosiddetto premierato e l’autonomia differenziata).

Nel primo caso si sottovaluta il fatto che la crescente complessità delle società attuali e la crescente polarizzazione e radicalizzazione delle opinioni politiche e culturali non suggeriscono il ricorso a modelli presidenziali o semipresidenziali, anche se dotati di tutti i necessari freni e contrappesi.

Altrettanto vale, però, per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Con essa si daranno alle Regioni nuovi poteri esclusivi in materie dove oggi la competenza è concorrente fra Regioni e Stato.
Ma siamo sicuri che l’attuale ripartizione di competenze non sia stata pensata per un mondo che non c’è più?

In effetti, nel mondo globalizzato di oggi, in molte di quelle materie (come l’energia, il commercio estero, i rapporti internazionali, la sanità, la scuola e la ricerca, il cambiamento climatico, le infrastrutture strategiche, le telecomunicazioni) le competenze, più che concorrenti fra Roma e Bologna o fra Bari e Potenza, dovrebbero essere concorrenti fra Roma e Bruxelles, e di fatto lo sono già.

Non ha senso, dunque, pensare di dare alle Regioni competenze esclusive in queste materie, per le quali già gli attuali loro poteri sono oggi eccessivi.
Sono aumentati i costi con i centri di spesa (oggi sono ventuno a livello regionale), con risultati deludenti rispetto alle esigenze dei cittadini — in particolare nella sanità e nella scuola, materie che non andrebbero regionalizzate.

Bisogna tuttavia riconoscere che la riforma dell’articolo V del 2001 ha introdotto alcune innovazioni positive, come l’autonomia e la responsabilizzazione finanziaria delle Regioni e degli enti locali; ma non ha valutato a sufficienza come il mondo e l’Italia fossero già cambiati.

Ecco, occorre farlo ora, evitando di proseguire su una strada sbagliata. Bisogna costruire una repubblica delle autonomie ben funzionanti. Questo significa riportare le risorse a livello territoriale — ai Comuni — perché è lì che si trovano i problemi dei cittadini; e lasciare alle Regioni il ruolo per il quale sono nate: la programmazione. Occorre inoltre realizzare una legge elettorale più vicina ai cittadini, che permetta loro di decidere e sapere chi li dovrà rappresentare, e non affidarsi a liste preparate dai segretari di partito.

Forse è opportuno introdurre una legge che tenga conto delle preferenze, eliminando le liste bloccate e la possibilità delle candidature multiple. Farlo non significa ritornare al centralismo: va fatto per riavvicinare i giovani e tutti coloro che oggi si allontanano, non avendo spazi in politica e sentendosi sempre più sfiduciati da chi li dovrebbe rappresentare.

Pubblicato in L'Approfondimento
Venerdì, 31 Ottobre 2025 08:13

Una sorpresa di Halloween che scalda il cuore

 

Sezze – 31 ottobre 2025

A volte, nella vita, si incontrano persone che con piccoli gesti riescono a regalare grandi emozioni.

Questa mattina, salendo sul pulmino attrezzato del Comune di Sezze che accompagna mio figlio, un ragazzo con disabilità che frequenta le scuole superiori a Latina, abbiamo trovato una sorpresa bellissima: l’autista Claudio e l’assistente Daniela avevano addobbato tutto il pulmino con festoni e decorazioni di Halloween.

Un gesto semplice, ma pieno di cuore. Per mio figlio, queste attenzioni sono importanti: lo fanno sorridere, lo aiutano a sentirsi accolto, a vivere la giornata con più serenità. E per noi genitori, sapere che accanto ai nostri figli ci sono persone così sensibili e premurose è davvero un conforto.

Spesso si parla delle difficoltà e delle fatiche legate ai servizi, ma oggi voglio raccontare una storia di umanità e gentilezza, perché è giusto dare valore anche a chi, con amore e dedizione, fa bene il proprio lavoro.

Claudio e Daniela meritano un grande grazie, perché con un piccolo gesto hanno fatto qualcosa di grande. Persone come loro andrebbero valorizzate e premiate, perché rendono il mondo un posto più bello, soprattutto per chi ha bisogno di un po’ più di attenzione e di cuore.

Grazie di cuore, davvero. 

Mamma Annalisa Savelli

Pubblicato in Attualità