Sabato, 19 Luglio 2025 15:44
Roberto Saviano. La vita rubata
La criminalità organizzata uccide.
Il silenzio uccide.
L’indifferenza uccide.
L’intolleranza uccide.
La calunnia uccide.
L’isolamento e l’emarginazione uccidono.
La complicità e la collusione uccidono.
L‘uso distorto dei social uccide.
La politica insofferente nei confronti del diritto di critica, anche aspra, uccide.
L’attacco continuo e delirante contro gli intellettuali non allineati al potere uccide.
L’informazione servile e prona ai potenti uccide.
Il potere autoreferenziale, autoconservativo e incapace di accettare le regole della democrazia uccide.
La mano assassina infligge la morte non soltanto ricorrendo alle armi e agli esplosivi, ma anche e soprattutto rubando alle persone la vita goccia a goccia, sottraendole alla normalità delle relazioni, impedendo loro di godere pienamente la gioia degli affetti, escludendole dalla possibilità di contemplare la bellezza di un tramonto, di passeggiare mano nella mano con la persona amata o di condividere momenti conviviali con amici e familiari senza la presenza di scorte e protezioni e anzi caricandole del peso insostenibile di sentirsi responsabili della loro incolumità e della loro stessa vita.
È una non vita, una vita triturata e maciullata, conseguenza di una scelta dirimente, di una alternativa esistenziale che lascia segni profondi nel vissuto personale, familiare e relazionale: chiudere gli occhi, voltarsi dall’altra parte, lasciare che tutto vada come deve inevitabilmente, accettare il prevalere della logica dell’illegalità, della negazione dei diritti e delle libertà, della violenza e della morte, del potere strabordante dei boss e dei clan mafiosi, oppure avere il coraggio di opporsi, di alzare la voce, di rivendicare il diritto ad una vita altra, non assoggettata all’arbitrio di esseri disumani e senza dignità, i quali la fanno da padroni in vaste aree del nostro Paese approfittando della povertà e del disagio sociale di larghi strati di popolazione, ma anche della collusione e della complicità sia di singoli esponenti delle istituzioni sia di interi apparati dello Stato, della politica e dell’imprenditoria in nome del potere e del denaro.
Roberto Saviano è uno di quelli che si è ribellato, non ha rinunciato ad essere pienamente un uomo, non ha accettato che altri decidessero per lui, indirizzassero la sua vita e la riducessero ad un simulacro vuoto e per questa sua scelta di libertà ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo.
L’aspetto più sconvolgente, che rende la sua vicenda emblematica dell’anomalia profonda del nostro Paese è che Roberto Saviano è un nemico da combattere e possibilmente da abbattere non solo per i clan mafiosi, circostanza questa fin troppo ovvia per chi decide mettersi contro e combatterli a viso aperto, ma anche per una parte consistente della politica che non perde occasione per denigrarlo sul piano personale, per accusarlo di nefandezze di ogni sorta, di lucrare sulla lotta ai clan, di guadagnarsi da vivere grazie ai suoi scritti e alle sue denunce antimafia, come se dovesse vergognarsi di essere una persona per bene, un intellettuale senza padroni e padrini, uno scrittore serio e rigoroso, un giornalista che racconta la realtà che vive quotidianamente e personalmente senza scorciatoie e mezze misure e che ha il coraggio e la determinazione di non lisciare il pelo ai potenti di turno per garantirsi prebende e strapuntini nel sottogoverno.
La recente sentenza della Corte di Appello di Roma, che ha confermato l’impianto accusatorio di quella di primo grado, riconoscendo colpevoli di minacce mafiose nei confronti di Roberto Saviano e Rosaria Capacchione il boss camorrista Bidognetti e il suo avvocato, certifica in maniera incontrovertibile che siamo in presenza non di millantatori o di lucratori della retorica antimafia, ma di persone coraggiose vittime sia delle minacce dei casalesi sia del fango scagliato loro addosso per beceri motivi di propaganda politica, finalizzata a compattare un po' di consensi senza preoccuparsi chi li muove e da dove vengono, li hanno usati come obiettivi e li hanno gettati in pasto ai leoni da tastiera e agli odiatori seriali che popolano i social.
Se una lezione possiamo trarre da questa vicenda è che i nemici più insidiosi, non di Roberto Saviano e Rosaria Capacchione ma di tutti noi cittadini, non sono i Bidognetti, i Santonastaso, le cosche mafiose, quanto piuttosto coloro che con i loro comportamenti, con le loro scelte politiche del tutto sbagliate, consapevolmente o inconsapevolmente, favoriscono l’illegalità e l’economia criminale.
Il processo Saviano non è solo una vicenda giudiziaria, ma il simbolo di una battaglia più ampia tra chi cerca di fare piena luce sulla criminalità organizzata e chi vuole mantenerla nascosta attraverso l’intimidazione e la violenza.
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