Ripresa delle scuole tra ansie, sostegno precario e incertezze
Per noi quest’anno ci sarà un passaggio importante: dalle medie alle superiori.
Il mese di settembre porta con sé, per tanti studenti, lo zaino nuovo, i quaderni pronti e l’emozione della campanella. Ma per tante famiglie, soprattutto quelle con figli con disabilità, porta anche preoccupazione e incertezza. Ogni passaggio – dalla materna alla primaria, dalla primaria alle medie e, ancor più, dalle medie alle superiori – diventa un salto nel vuoto.
“Chi troveremo quest’anno? Ci sarà continuità? Qualcuno capirà davvero nostro figlio?”.
La scelta della scuola: attitudini prima della comodità
La scelta della scuola superiore per un ragazzo con disabilità non dovrebbe mai basarsi sulla comodità o sulla vicinanza dell’istituto. Come per tutti gli studenti, deve fondarsi sulle potenzialità, attitudini e interessi del ragazzo, così da favorire crescita, autonomia e partecipazione attiva. Ogni percorso deve essere progettato su misura, senza compromessi.
Il nodo degli insegnanti di sostegno
Troppo spesso, gli insegnanti di sostegno vengono assegnati dalle graduatorie senza titolo specifico o preparazione adeguata. Il risultato? Ragazzi che avrebbero bisogno di figure competenti si ritrovano con professionisti volenterosi ma senza strumenti, oppure – peggio – con persone che vivono l’incarico come un ripiego.
I genitori sono costretti a sperare: sperare di incontrare l’insegnante empatico, capace di mettersi accanto al ragazzo, di costruire ponti con la classe. In Italia il destino scolastico di un bambino con disabilità è ancora troppo spesso affidato alla fortuna. Una fortuna che non può sostituire i diritti.
L’assenza di un progetto di vita
La precarietà nasce anche da un approccio frammentato: manca un progetto di vita personalizzato che accompagni il ragazzo lungo tutto il percorso scolastico. Ogni cambio di scuola diventa una roulette russa: bisogna ripartire da zero, spiegare ancora chi è il bambino o ragazzo, come se la sua storia non avesse memoria istituzionale.
Il ruolo del C.I.S.
Per evitare questi vuoti esiste il C.I.S. (Continuità dell’Inclusione Scolastica), documento da redigere ad ogni passaggio di ciclo scolastico con la partecipazione della famiglia, dei docenti e dei servizi socio-sanitari.
Il suo scopo è semplice ma fondamentale: trasmettere alla nuova scuola la storia, le strategie, i punti di forza e le fragilità dell’alunno.
Purtroppo, troppo spesso il C.I.S. viene compilato in ritardo, frettolosamente o ignorato. Senza di esso, la scuola riparte da zero e chi ne paga le conseguenze sono i ragazzi e le famiglie.
E all’estero come funziona?
In molti Paesi europei, i passaggi tra cicli scolastici sono supportati da piani individualizzati pluriennali, costruiti con famiglia, insegnanti e servizi sociali. Così non si perde continuità e la figura dell’insegnante di sostegno diventa stabile e qualificata. In Spagna, Belgio e Germania molte scuole prevedono un “tutor di inclusione” stabile, che segue lo studente con disabilità per più anni scolastici, fungendo da ponte tra famiglia, docenti e servizi socio-sanitari. In Italia questa figura è ancora rara, ma potrebbe ispirare futuri progetti.
La fortuna non basta
Un bambino non dovrebbe aver bisogno di “angeli” o miracoli per vedere riconosciuto il suo diritto all’istruzione. Non può dipendere dal caso se l’insegnante è preparato, se la scuola è inclusiva, se il dirigente è sensibile.
Una scuola giusta si costruisce con formazione, continuità e responsabilità, non con la fortuna.
- Box pratico – C.I.S. e PEI: strumenti chiave per l’inclusione
Il C.I.S. e il PEI (Piano Educativo Individualizzato) sono due strumenti complementari e obbligatori per legge:
- I.S. →Assicura continuità tra un ciclo scolastico e l’altro.
- PEI →Definisce il percorso educativo annuale: obiettivi, strategie didattiche, strumenti compensativi, modalità di verifica.
Cosa fare come genitori:
✅ Chiedere il PEI e il C.I.S. per tempo.
✅ Partecipare attivamente alla loro redazione: raccontate punti di forza, fragilità e strategie efficaci.
✅ Assicurarsi che il PEI sia coerente con il C.I.S., così da garantire continuità educativa tra cicli.
✅ Richiedere copia aggiornata di entrambi i documenti; verificare che vengano trasmessi alla nuova scuola.
✅ Ricordare che sono diritti, non cortesia.
- Suggerimento pratico: annotate tutte le strategie che funzionano (compiti, approccio didattico, strumenti digitali, aiuti relazionali), così saranno riportate sia nel PEI sia nel C.I.S.
La ripresa scolastica non dovrebbe essere un incubo per le famiglie, ma un momento di crescita e fiducia.
Se davvero vogliamo parlare di inclusione, dobbiamo garantire stabilità, competenze e ascolto. Non servono promesse, servono strutture che funzionino.
“Con la giusta preparazione, continuità e ascolto, ogni passaggio scolastico può diventare un’opportunità di crescita e inclusione per tutti.”
Lo sapevi che…? – Novità anno scolastico 2025/2026
- Più insegnanti di sostegno nelle scuole
Sono stati assunti 7.820 nuovi docenti di sostegno, portando il totale a circa 121.879 insegnanti di ruolo. Ora l’organico copre il 95,2% dei posti previsti, garantendo maggiore continuità educativa per gli studenti con disabilità. - Continuità didattica per i supplenti
Per la prima volta, è prevista la possibilità di riconfermare i supplenti di sostegno(annuali o fino al 30 giugno) che abbiano instaurato un buon rapporto educativo con lo studente.
Le famiglie possono richiedere la continuità entro il 31 maggio, e i dirigenti scolastici devono valutare se le condizioni per la conferma sussistono, garantendo stabilità e sicurezza ai ragazzi. - Il sostegno cresce… ma serve formazione
L’aumento degli insegnanti di sostegno è importante, ma la qualità della formazione resta fondamentale. Non basta il numero: servono competenze specifiche, aggiornamenti costanti e sensibilità educativa per garantire inclusione reale.
