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Domenica, 28 Settembre 2025 05:47

Definisci bambino

 

 

Definisci bambino”.
 
Ci sono frasi spartiacque sul piano etico e culturale.
 
Queste parole pronunciate da Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, ospite a “È sempre Cartabianca”, la trasmissione televisiva condotta da Bianca Berlinguer, mentre Enzo Iacchetti ricordava la morte di oltre ventimila bambini a Gaza, evocano l’indicibile, la negazione dell’umano e il male assoluto dei campi di sterminio nazifascisti. In bocca ad un uomo appartenente al popolo ebraico rappresentano una bestemmia raccapricciante, il rinnegamento di se stesso e della propria storia.
 
Definisci bambino” non è una domanda che cerca una risposta, ma la legittimazione di una negazione di umanità. Se il bambino è indefinibile, non esiste come categoria umana e se non esiste, la sua morte non esiste.
 
È esattamente quanto sosteneva l’ideologia criminale nazifascista, quando negava la dimensione umana agli uomini, alle donne, ai bambini ebrei, rom e sinti, ai disabili, alle minoranze e agli oppositori politici e questa negazione legittimava il loro sterminio, l’obiettivo scientificamente programmato e portato avanti della loro totale cancellazione dalla faccia terra.
 
Definisci bambino” non è un incidente linguistico, ma contiene in sé il germe dell’annientamento, la rinuncia all’empatia. Si parte da parole come queste per cancellare la realtà e normalizzare l’orrore.
 
Le parole non sono mai neutre, spesso ci nascondiamo dietro di esse e le usiamo come maschere, ma in realtà esplicitano sempre la nostra identità e quello che siamo nel profondo, la concezione di noi stessi e degli altri.
 
Le parole possono essere violenza.
 
Invocare lo sterminio dei palestinesi è violenza.
 
Gridare morte agli arabi è violenza.
 
Il progrom del 7 ottobre, compiuto dai tagliagole di Hamas è un orrore senza fine, figlio di un odio viscerale, assurdo e intollerabile e pesa sulle coscienze anche di quanti direttamente e indirettamente hanno sostenuto, sostengono o in qualsiasi modo giustificano la barbarie terroristica. Tuttavia un paese democratico e liberale come Israele non può rispondere a quanto accaduto con una rappresaglia in cui i più elementari diritti umani vengono calpestati e soprattutto la sua indegna classe politica non può alimentare l’odio e giustificare la violenza gratuita e senza limiti con parole e atti criminali.  
 
Il genocidio, al pari di ogni altro crimine contro l’umanità, non nasce all’improvviso, ma è il risultato di una lunga sequenza di parole oscene che riduce l’altro a non-umano, di una guerra combattuta con le armi del linguaggio.
 
Prima ancora che colpiscono le bombe e le case vengono ridotte in accumuli di macerie, trafigge, distrugge ed uccide il linguaggio che costruisce l’indifferenza, manipola la realtà e spoglia le persone della loro dignità.
 
Affermare che la vita di un israeliano vale più di quella di un palestinese è violenza.
 
Colui che pronuncia simili parole mette in atto una violenza inaudita, ancor più grande e grave di chi compie materialmente azioni violente, perché è un facilitatore attivo del genocidio, un giustificatore politico dello sterminio, un intossicatore delle nostre democrazie.
 
Restare in silenzio è complicità e tradimento dell’umano.
 
Definisci bambino” significa operare una divisione, distinguere i bambini in categorie predefinite, entro le quali inquadrarli, caratterizzandoli in funzione della necessità di giustificare la scelta di sterminarli: neonati, adolescenti e ragazzi sono niente altro che potenziali miliziani e combattenti e mai potranno essere qualificati come vittime. Un simile modo di ragionare è tossico, rappresenta la premessa ideologica ed “etica“ per giustificare la loro eliminazione, al pari di quella di tutti i civili innocenti che, all’interno di questa logica aberrante, in realtà non esistono. Persino i neonati sono niente altro che i potenziali nemici di domani e pertanto è necessario abbatterli, cancellarli senza pietà.
 
Definisci bambino” è una frase che costituisce un punto di discrimine: non ci può essere confronto con quanti pronunciano simili parole. Come nessuno inviterebbe un nostalgico del nazismo e del fascismo per bilanciare il dibattito sulla Shoah, così non ci può essere contraddittorio con quanti negano, giustificano e minimizzano il genocidio del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Si tratterebbe non di garantire il pluralismo, ma di farsi complici dell’orrore.
 
Definisci bambino” è impossibile. Un bambino non si definisce. Un bambino è una vita ed è ciò che di più fragile e sacro esiste. Doverlo affermare è la prova che l’umanità non ha perso soltanto una battaglia, ma ha smarrito completamente se stessa. Ogni volta che muore un bambino a Gaza, o in qualsiasi altra parte del mondo, non vince nessuno, perde l’umanità.
 
Definisci bambino” è un colpo mortale alla speranza e un segno del collasso morale e simbolico del nostro tempo.
 
L’auspicio è che il nobilissimo popolo di Israele si liberi presto democraticamente di una simile classe politica, che si sta rendendo responsabile del genocidio del popolo palestinese e con la sua condotta criminale sta alimentando l’antisemitismo nel mondo.  
 
Pubblicato in Riflessioni