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Non bisogna dimenticare le ragioni del NO al referendum sulla giustizia, perché giustizia e sicurezza sono le due facce della stessa medaglia.

Non si possono politicizzare il caso Roggero e il caso Fakir. Basta cavalcare i fatti di cronaca e continuare a inasprire le pene o fare riforme che non risolvono il problema, come il decreto sui giovani dai 14 ai 18 anni riguardante l'impunibilità dei minori, o introdurre scudi di protezione per alcuni che servono soltanto a fare consenso elettorale.

Vi è poi una dimensione spesso trascurata ma cruciale: quella della giustizia e della sicurezza come servizio al cittadino.

Il referendum ha mostrato una domanda di giustizia più vicina, più accessibile, più concreta.

Emerge soprattutto con evidenza la necessità di una "giustizia di prossimità".

Occorrerebbe forse ripensare al dispositivo territoriale per renderlo più ramificato sul territorio e prevedere presìdi dedicati nelle aree a più alto rischio, come quelle dei quartieri posti sotto il controllo della criminalità.

Occorre, cioè, una giustizia capace di rispondere tempestivamente ai problemi quotidiani, non solo ai grandi processi simbolici, ma anche alle piccole controversie che incidono sulla vita di ciascuno, come abusi apparentemente "minori", prepotenze diffuse e violazioni che, se trascurate, alimentano un senso di impunità e di sfiducia.

Il cittadino non può essere lasciato solo di fronte all'illegalità diffusa, né costretto a rassegnarsi a tempi incompatibili con la tutela effettiva dei propri diritti.

In definitiva, il NO al referendum sulla giustizia non è stato un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Dimenticare le ragioni del NO sarebbe l'errore più grave, perché significherebbe esporsi, ancora una volta, al rischio di riforme che promettono efficienza ma sacrificano l'equilibrio, che invocano sicurezza ma comprimono le libertà, che semplificano problemi complessi fino a svuotarli di senso. Ricordarle, invece, significa assumersi una responsabilità: partecipare, vigilare, pretendere che ogni cambiamento sia coerente con i principi fondamentali della democrazia costituzionale.

La posta in gioco non è soltanto l'assetto della giustizia: è la qualità stessa della nostra democrazia.

In conclusione, il referendum ci consegna un'indicazione chiara ma impegnativa. È il momento di assumere una responsabilità condivisa, di esercitare una vigilanza esigente, di rinnovare l'impegno civile. Le riforme, o le conferme delle norme vigenti, da sole non determinano il destino di una democrazia: a deciderlo sono le coscienze dei cittadini, la loro capacità di comprendere, partecipare anche a manifestazioni civili, dire NO alla violenza di piazza e non distogliere lo sguardo, né rinunciare a partecipare al voto per rassegnazione.

La sfida che rimane non riguarda soltanto l'assetto della giustizia, ma la democrazia stessa, la sua capacità di rigenerarsi mantenendo fermi i principi di uno Stato di diritto forte, coerente e pronto a essere consegnato alle generazioni future.

Pubblicato in L'Approfondimento

 

 

*Sezze, la fotografia dei redditi dei cittadini: 15.477 contribuenti dichiarano 288 milioni di euro*
I dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze raccontano che a Sezze prevalgono lavoro dipendente e pensioni e che quasi un contribuente su tre dichiara meno di 10 mila euro annui. A fornire una fotografia basata sui numeri sono i dati ufficiali sulle dichiarazioni dei redditi relativi all’anno d’imposta 2024, pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze.
Nel Comune di Sezze ci sono *15.477* contribuenti che hanno dichiarato complessivamente 288.198.582 euro di reddito complessivo. Il reddito medio dichiarato si attesta quindi intorno ai *18.620 euro annui per contribuente.* Un dato che, naturalmente, rappresenta una media e che deve essere letto insieme alla distribuzione delle diverse fasce di reddito.
Un confronto interessante arriva dai dati del vicino Comune di Sermoneta, che presenta una struttura economica differente.
Sermoneta, infatti ha 6.845 contribuenti ed ha dichiarato nel 2024 un reddito complessivo pari a 159.359.694 euro, con un *reddito medio per contribuente di circa 23.282 euro annui.* Sezze, invece, pur avendo una platea fiscale molto più ampia, con oltre il doppio dei contribuenti rispetto a Sermoneta, registra un reddito medio inferiore: *18.620 euro annui* . Il confronto evidenzia quindi un elemento significativo: Sezze produce complessivamente più ricchezza dichiarata grazie al numero maggiore di contribuenti, ma Sermoneta presenta una capacità reddituale media più elevata.
Anche la distribuzione dei redditi mostra alcune differenze. A Sermoneta ci sono :
• 2.275 contribuenti nella fascia tra 26 mila e 55 mila euro;
• 148 contribuenti tra 55 mila e 75 mila euro;
• 105 contribuenti tra 75 mila e 120 mila euro;
• 41 contribuenti oltre i 120 mila euro.
Un dato che contribuisce ad aumentare la media reddituale del Comune.
Il Lavoratori dipendenti e pensionati sono il cuore dell’economia setina, infatti, la principale fonte di reddito dei cittadini di Sezze resta il lavoro dipendente.
Sono 9.290 i contribuenti che dichiarano redditi da lavoro dipendente e assimilati con una media di circa 18.986 euro annui. Rilevante anche il peso delle pensioni: risultano infatti 4.890 pensionati, per una media di circa 17.414 euro annui. Questi dati confermano il ruolo centrale che lavoratori dipendenti e pensionati hanno nell’economia locale.
Il lavoro autonomo rappresenta una quota più contenuta, infatti la componente autonoma coinvolge un numero inferiore di contribuenti.
I dati riportano:
• 82 contribuenti con reddito da lavoro autonomo, per un totale di 3.745.201 euro;
• 26 imprenditori in contabilità ordinaria, con 1.101.619 euro dichiarati;
• 336 imprenditori in contabilità semplificata, con 6.810.903 euro dichiarati.
Pur rappresentando una parte più ridotta della popolazione fiscale, i redditi medi di alcune categorie risultano superiori rispetto alla media generale.
La distribuzione dei redditi: quasi 4.600 contribuenti sotto i 10 mila euro
Il dato più significativo emerge osservando le fasce di reddito, a Sezze sono 4.540 i contribuenti che dichiarano un reddito complessivo fino a 10 mila euro annui, per un totale di 21.183.570 euro.
Si tratta di circa il 29% dei contribuenti.
Nella fascia tra 10 mila e 15 mila euro troviamo invece:
• 2.239 contribuenti
• 27.934.585 euro dichiarati
La fascia più numerosa è quella compresa tra 15 mila e 26 mila euro, con:
• 4.230 contribuenti
• 86.601.619 euro
Seguono i redditi medio-alti:
• tra 26 mila e 55 mila euro: 3.687 contribuenti per 124.264.518 euro;
• tra 55 mila e 75 mila euro: 183 contribuenti per 11.486.174 euro;
• tra 75 mila e 120 mila euro: 90 contribuenti per 8.349.180 euro;
• oltre 120 mila euro: 42 contribuenti per 7.378.936 euro.
Concludendo, la lettura complessiva dei dati mostra una comunità dove la maggioranza dei redditi deriva da lavoro dipendente e pensioni e dove una parte significativa dei contribuenti si colloca nelle fasce economiche più basse. Quasi 7 contribuenti su 10 dichiarano meno di 26 mila euro annui, mentre sono poco più di 300 i cittadini che superano la soglia dei 55 mila euro.
Il confronto con Sermoneta evidenzia come la dimensione del Comune non coincida necessariamente con il livello medio dei redditi: Sezze, grazie al numero maggiore di contribuenti, genera un volume complessivo superiore di reddito dichiarato, ma Sermoneta presenta una media individuale più alta. I numeri non esprimono da soli la qualità della vita o il benessere delle famiglie, ma rappresentano uno strumento utile per comprendere la struttura economica della città e possono diventare una base per ragionare su politiche sociali, servizi, sviluppo economico e sostegno alle fasce più fragili.
Fonte dei dati
Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze
Statistiche sulle dichiarazioni fiscali – Analisi dei redditi delle persone fisiche (IRPEF)
Anno d’imposta 2024 – Comuni di Sezze (LT) e Sermoneta (LT).

Pubblicato in Attualità