Domenica, 26 Luglio 2026 05:40
Mai con il Far West
L’Italia è diventato un Paese dove l’inverosimile è possibile, dove uno che ha ucciso due persone e ne ha ferita una terza e per questo è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, sfida il Presidente della Repubblica proprio il giorno in cui entra in carcere, sostenendo che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza.
Il caso di Mario Roggero è tristemente noto alle cronache. Alla fine di aprile 2021 tre uomini mascherati, armati di un coltello e una pistola giocattolo, rapinano la sua gioielleria minacciando lui, la moglie e la figlia. I tre fuggono dalla porta posteriore del negozio, ma il gioielliere di Grinzane Cavour li insegue e, mentre salgono in auto (invero uno era già al posto di guida e gli altri due stavano entrando), spara numerosi colpi di pistola, ne uccide due sul colpo e ferisce gravemente il terzo. La scena è ripresa dalle telecamere di servizio e da quelle della vicina filiale delle Poste Italiane.
La procura della Repubblica apre un procedimento penale a carico di Roggero, il quale in seguito viene processato per duplice omicidio volontario, tentato omicidio e porto illegale di armi. In primo grado la Corte d'Assise di Asti lo condanna a 17 anni, mentre in appello la pena viene ridotta a 14 anni e 9 mesi. Infine la 1° Sezione Penale della Corte di Cassazione rende definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi, rigettando il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza della Corte di Assise di Appello.
Mario Roggero in occasione della rapina ha esercito il diritto alla legittima difesa?
L’art. 52 c.p. del Codice Penale stabilisce che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa”. Le modifiche apportate alla norma nel 2006 e nel 2019, ne hanno ampliato i limiti, ma non hanno cambiato i requisiti fondamentali. Il farsi giustizia da soli è una eccezione che lo Stato ammette solo al ricorrere di tre condizioni rigorosissime: 1) il pericolo deve essere attuale, cioè concreto e immediato; 2) la reazione deve essere necessaria, cioè non deve esserci altro modo di salvarsi, come ad esempio scappare o barricarsi; 3) deve esserci proporzione tra offesa e difesa: non si può difendere un bene materiale uccidendo o ferendo gravemente una persona.
Nel caso di Mario Roggero, come ha correttamente evidenziato la Corte di Assise di Appello di Torino, mancavano tutti i requisiti per configurarsi l’ipotesi della legittima difesa. Quando il gioielliere ha sparato: 1) il pericolo non era attuale, in quanto la rapina si era conclusa, i rapinatori erano usciti dal negozio e stavano scappando; 2) non c’è stata proporzione tra offesa e difesa. I rapinatori avevano rubato dei gioielli, mentre Roggero ha volontariamente ucciso due persone e ferito gravemente una terza. Inoltre c’è uno squilibrio nei mezzi in quanto i rapinatori avevano un coltello e una pistola finta, mentre il gioielliere ha usato un'arma vera; 3) la reazione non era necessaria. Roggero avrebbe potuto chiudersi nel negozio, dotato di porte e vetri blindati, e chiamare le forze dell'ordine invece di inseguire i ladri. I video delle telecamere di sorveglianza hanno confermato questa ricostruzione e correttamente i giudici hanno emesso una sentenza in linea con i principi giuridici del nostro ordinamento.
Mario Roggero era esasperato dopo tante rapine.
Lo stato di turbamento è umanamente comprensibile, ma l’articolo 90 del Codice Penale stabilisce che gli stati emotivi o passionali (rabbia, paura, foga o esasperazione) non cancellano e non riducono la responsabilità nella commissione di un reato. Essere sotto shock o infuriati non è una scusante valida per escludere la responsabilità, a meno che non si determini una totale incapacità di intendere e volere. Nel corso del processo è stato incontrovertibilmente dimostrato che Roggero ha agito sempre in modo lucido, volontario e intenzionale.
La pena non è particolarmente pesante.
L’omicidio volontario (art. 575 c.p.) è punito con una pena non inferiore a 21 anni di carcere. Roggero ha ucciso due persone, ne ha ferita gravemente una terza e portava con sé un'arma abusiva e ciononostante è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi, in un processo celebrato con rito ordinario e senza quindi ricorrere a riti alternativi che prevedono uno sconto di pena. La pena comminatagli è relativamente mite se si pensa alla gravità dei fatti, grazie all'ottimo lavoro dei suoi avvocati e al fatto che i giudici gli hanno concesso diversi sconti di pena, riconoscendogli le attenuanti generiche e quella della provocazione, dato che i fatti erano avvenuti in seguito alla rapina subita, avesse precedenti per minacce e non abbia mai mostrato pentimento. Inoltre gli sono stati applicati aumenti minimi di pena per la somma dei reati, il secondo omicidio, il tentato omicidio e il porto abusivo di armi. Chiunque altro sarebbe stato condannato ad almeno 30 anni. Da ultimo i giudici hanno applicato correttamente quanto previsto dalla legge anche in ordine al risarcimento dei danni subiti dagli aggressori.
Condivido totalmente le parole dell’Arcivescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego, che di fronte alle polemiche esplose in seguito alla pronuncia della Cassazione ha denunciato la deriva della privatizzazione della giustizia, affermando: “No a tribunali fai da te, la giustizia non può essere ridotta a materia di propaganda elettorale o di campagna d’odio sui social….. Il ritorno al principio dell’occhio per occhio per risolvere le controversie ci rende tutti più insicuri. Superando ogni limite di legittima difesa stanno demolendo un sistema di giustizia costituzionale ma soprattutto un sistema di convivenza civile, di umanità, che mette al centro il rispetto della dignità di ogni persona”.
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