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Da oltre un quarto di secolo uno dei più grandi complessi industriali del territorio è fermo. In Italia e in Europa molte fabbriche dismesse sono tornate a vivere con nuove funzioni. È una strada che potrebbe essere immaginata anche per Sezze?
L'ex stabilimento Cirio di Sezze per chi non lo sapesse è situato alle spalle del centro commerciale Emiliani. Chi percorre via del Murillo vede ogni giorno un enorme complesso industriale ormai inutilizzato. Per molti giovani è soltanto un edificio abbandonato; per chi ha qualche anno in più rappresenta invece un pezzo importante della storia economica e sociale della città.
Oggi quella struttura è uno dei più grandi siti industriali dismessi della provincia di Latina. Da oltre venticinque anni attende una nuova destinazione. Lo stabilimento venne realizzato negli anni Settanta per la trasformazione del pomodoro, in un territorio fortemente vocato all'agricoltura.
Durante la campagna produttiva impiegava centinaia di lavoratori stagionali, oltre al personale fisso, e rappresentava un punto di riferimento per gli agricoltori di Sezze, Pontinia, Priverno, Sermoneta, Maenza, Roccagorga, Bassiano e di gran parte dell'Agro Pontino. Secondo gli atti parlamentari dell'epoca, nello stabilimento arrivavano ogni anno circa 800.000 quintali di pomodoro, trasformati
Alla fine degli anni Novanta il gruppo Cirio, allora controllato dall'imprenditore Sergio Cragnotti, avviò una profonda riorganizzazione industriale. Nel 2001 arrivò la decisione di chiudere lo stabilimento di Sezze. Le proteste dei lavoratori e delle istituzioni locali portarono la vicenda fino al Parlamento italiano, dove furono presentate interrogazioni al Governo nel tentativo di salvare il sito produttivo. Pochi mesi dopo esplose il noto crack finanziario del gruppo Cirio, una delle più grandi crisi industriali e finanziarie dell'Italia dei primi anni Duemila, che coinvolse migliaia di risparmiatori. Da allora lo stabilimento di Sezze non è più ripartito.
Nel corso degli anni si sono susseguite diverse ipotesi sul futuro dell'area.
Nel 2020 venne avanzata anche la proposta di realizzare un impianto per il trattamento dei rifiuti, ipotesi che trovò la netta contrarietà del Consiglio comunale di Sezze. Successivamente, almeno da quanto emerge dagli atti e dalle informazioni pubblicamente disponibili, non risultano progetti di recupero concretizzati.
Resta però una domanda che molti cittadini si pongono.
Che futuro immaginiamo per questo luogo?
Di chi è oggi l'ex Cirio?
È una curiosità che accomuna molti cittadini. Dalle informazioni pubblicamente consultabili non è stato possibile ricostruire con certezza l'attuale proprietà del complesso. Per avere una risposta definitiva sarebbe necessario consultare una visura presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari o il Catasto. Conoscere questo elemento sarebbe importante anche per comprendere se, negli anni, siano mai stati avviati confronti o manifestazioni d'interesse finalizzate alla valorizzazione dell'area.
La rigenerazione delle aree industriali dismesse non è un'idea nuova. In molte città italiane rappresenta ormai una delle principali strategie di sviluppo urbano.
L'ex stabilimento Cirio di Paestum, per anni abbandonato, è oggi oggetto di un importante intervento di recupero promosso dal Ministero della Cultura. Diventerà un centro dedicato all'accoglienza dei visitatori del Parco Archeologico, con spazi espositivi, auditorium, laboratori e servizi culturali.
A Porto Ercole, in Toscana, un altro ex stabilimento Cirio, rimasto inutilizzato per oltre quarant'anni, è stato interessato da un progetto di rigenerazione che lo trasformerà in una struttura turistico-ricettiva integrata con il paesaggio. Gli esempi non riguardano soltanto la Cirio.
A Torino, l'ex stabilimento FIAT del Lingotto è diventato un polo che ospita alberghi, università, centro congressi, attività commerciali e culturali.
Sempre a Torino, le Officine Grandi Riparazioni (OGR), un tempo dedicate alla manutenzione dei treni, sono oggi uno dei più importanti centri italiani per innovazione, ricerca, musica e cultura.
A Milano, l'ex Ansaldo è stata trasformata nel MUDEC e in un grande polo culturale.
A Firenze, l'ex Manifattura Tabacchi è rinata come quartiere dedicato a imprese innovative, formazione, cultura, artigianato e residenze. Ogni città ha una storia diversa. Ogni progetto è unico.
Ma tutti questi esempi dimostrano una cosa: un edificio industriale abbandonato non è necessariamente un problema. Può diventare una risorsa.
E se accadesse anche a Sezze?
Nessuno immagina che l'ex Cirio possa trasformarsi nel Lingotto, ma è legittimo chiedersi se esistano le condizioni per avviare una riflessione sul suo futuro.
La posizione è strategica,le infrastrutture esistono già, l'area è vasta.
Perché non immaginare un dialogo tra proprietà, istituzioni, imprese e cittadini per capire se esistano opportunità di recupero? Si tratta semplicemente di domandarsi se un luogo che ha rappresentato una parte così importante della storia economica di Sezze possa tornare ad avere una funzione.
Naturalmente spetterebbe ai progettisti, alla proprietà e alle istituzioni individuare la destinazione più adatta.
Ma immaginare il futuro non costa nulla.
E se diventasse la cittadella dello sport di Sezze?
Tra le tante possibilità, ce n'è una che potrebbe rispondere a una delle esigenze più sentite del territorio: realizzare una grande cittadella dello sport.
L'ex Cirio dispone di un'area molto estesa e già urbanizzata. Perché non aprire una riflessione sulla possibilità di trasformarla, nel rispetto delle norme urbanistiche e ambientali, in un grande polo sportivo e ricreativo? Si potrebbe immaginare un moderno stadio comunale, una piscina coperta utilizzabile tutto l'anno, campi per basket, pallavolo, padel e tennis, spazi per l'atletica, aree dedicate ai bambini, percorsi per il fitness all'aperto, parcheggi e servizi. Una struttura capace di ospitare società sportive, scuole, associazioni, manifestazioni ed eventi, diventando un punto di riferimento non solo per Sezze ma per tutto il comprensorio dei Monti Lepini. Naturalmente questa è soltanto una proposta di riflessione. Qualsiasi intervento dovrebbe essere valutato sotto il profilo urbanistico, economico e ambientale, oltre a confrontarsi con la proprietà dell'area. Ma immaginare una grande area oggi inutilizzata trasformata in un luogo di sport, aggregazione e benessere sarebbe certamente un modo per restituire alla comunità uno spazio che, per decenni, ha rappresentato lavoro e sviluppo.
Forse è proprio questo il senso della rigenerazione urbana: non consumare altro territorio quando esistono luoghi che aspettano soltanto una nuova opportunità.
Questo articolo non vuole indicare una soluzione né formulare critiche. Vuole semplicemente porre una domanda. Se in tante città italiane vecchie fabbriche sono diventate luoghi di cultura, impresa, turismo, ricerca e innovazione, è possibile immaginare anche per Sezze un futuro diverso per l'ex Cirio? Forse il primo passo non è un progetto. È una riflessione condivisa. Perché ogni edificio abbandonato racconta il passato, rigenerarlo significa offrire una possibilità al futuro.

Pubblicato in Attualità

 

Non conosciamo ancora il contenuto della relazione semestrale sul Piano di riequilibrio del Comune di Sezze. Ai sensi dell’articolo 243-quater, comma 6, del TUEL, l’organo di revisione deve trasmettere, entro quindici giorni dalla conclusione di ciascun semestre, al Ministero dell’interno e alla competente Sezione regionale della Corte dei conti una relazione sullo stato di attuazione del Piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi.

Con l’assestamento generale e la salvaguardia degli equilibri iscritti all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 29 luglio, questa verifica assume particolare importanza. Dalla tenuta dei conti dipendono i servizi, le manutenzioni, gli investimenti e il futuro della città.

Un’attenzione specifica merita la situazione dei residui attivi, cioè delle entrate accertate ma non ancora riscosse. Secondo i dati disponibili, ammontavano a circa 28,5 milioni di euro nel 2021 e avrebbero superato i 35,2 milioni alla fine del 2025. Il dato complessivo, tuttavia, non basta: occorre conoscere quanto sia stato effettivamente riscosso, quanti nuovi crediti si siano formati e quali somme siano state cancellate, dichiarate inesigibili o prescritte.

Sarebbe quindi importante che i consiglieri potessero disporre della relazione semestrale dei revisori e della documentazione necessaria per comprendere la composizione e l’anzianità dei residui, l’andamento delle riscossioni, il rischio di prescrizione e gli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi del Piano.

Questi dati assumono ancora maggiore rilievo se letti insieme al Piano finanziario TARI 2026-2029, alle tariffe TARI per il 2026, ai tre debiti fuori bilancio e alla variazione urgente sottoposta a ratifica: provvedimenti diversi, ma destinati a incidere sul medesimo equilibrio finanziario.

Tra gli aspetti da chiarire vi sono anche i crediti già prescritti, dei quali sarebbe importante conoscere l’importo complessivo e le ragioni per cui non sono stati riscossi o tutelati entro i termini previsti. Quando un credito si prescrive, infatti, il Comune perde la possibilità di riscuoterlo.

Ne deriva una grave ingiustizia: chi non ha pagato può finire per essere avvantaggiato, mentre chi ha rispettato i propri obblighi continua a sostenere anche il costo dei servizi utilizzati dagli inadempienti. Le somme non riscosse significano minori risorse per la sanità, le scuole, l’assistenza sociale, la manutenzione delle strade e la cura degli spazi pubblici e possono contribuire ad aumentare il peso dei tributi sui cittadini.

In vista dell’approvazione delle tariffe TARI per il 2026, sarebbe quindi importante sapere se siano previsti nuovi aumenti, in quale misura e per quali ragioni.

Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dal contenuto della relazione semestrale trasmessa dai revisori alla Corte dei conti. Un’eventuale valutazione negativa non determina automaticamente il dissesto, ma potrebbe indurre la Corte ad approfondire la situazione finanziaria del Comune. Qualora fosse accertato un grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi del Piano, potrebbero essere attivate le procedure previste dalla legge, fino alla dichiarazione di dissesto, in presenza dei relativi presupposti.

Il Consiglio del 29 luglio rappresenta dunque un’importante occasione per conoscere la reale situazione finanziaria del Comune e verificare i risultati raggiunti.

Perché il principio rimane semplice: pagare tutti per pagare meno e garantire servizi migliori a tutta la comunità.

 

Pubblicato in Politica

 

 

Dopo i recenti incendi che hanno colpito il territorio di Sezze, devastando anche aree di particolare pregio naturalistico come la zona dei Casali, Europa Verde – Alleanza Verdi e Sinistra, circolo di Sezze, torna a sollecitare l'amministrazione comunale sul rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa nazionale in materia di incendi boschivi.

Il riferimento è alla legge 353 del 2000, che impone ai Comuni di aggiornare annualmente il catasto delle aree percorse dal fuoco, con la relativa cartografia. La procedura prevede che, tra aprile e giugno, vengano acquisiti i dati relativi agli incendi dell'anno precedente e predisposto un elenco provvisorio delle aree interessate. L'elenco deve essere pubblicato per 30 giorni all'Albo Pretorio per consentire a cittadini e associazioni di presentare eventuali osservazioni. Nei successivi 60 giorni il Comune è chiamato a esaminare le osservazioni e a trasmettere l'elenco definitivo al Consiglio comunale per l'approvazione. Entro il 31 luglio devono infine essere pubblicate le mappe e le tabelle catastali definitive, necessarie per l'applicazione dei vincoli previsti dalla legge.

«Chiediamo al sindaco di Sezze a che punto siano questi adempimenti», afferma il circolo di Europa Verde-AVS, che sollecita inoltre chiarimenti sull'effettiva applicazione dei divieti previsti dalla normativa nelle aree percorse dal fuoco.

Tra i principali vincoli ricordati dall'associazione figurano il divieto, per dieci anni, di realizzare edifici, strutture e infrastrutture finalizzate a nuovi insediamenti civili o attività produttive; il divieto quinquennale di effettuare interventi di rimboschimento e di ingegneria ambientale finanziati con fondi pubblici; il divieto decennale di pascolo e di esercizio della caccia nelle aree boscate interessate dagli incendi; oltre al divieto di compiere, nei periodi e nelle zone a rischio, azioni che possano anche solo potenzialmente provocare nuovi incendi.

«Chiediamo al sindaco – prosegue Europa Verde-AVS – se tali divieti siano stati effettivamente fatti rispettare e di mettere a disposizione della cittadinanza la relativa documentazione».

Il circolo conclude sottolineando la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione. Secondo Europa Verde-AVS, una strategia preventiva efficace consentirebbe di ridurre sia i costi degli interventi di emergenza sia i danni ambientali, anche attraverso un maggiore coinvolgimento delle associazioni di protezione civile, oggi impegnate nelle operazioni di spegnimento e bonifica delle aree colpite.

Pubblicato in Cronaca