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Venerdì, 31 Luglio 2026 21:13

Latina non decolla

 

 

Perché non decolla?

Perché è stata costruita per decollare e poi lasciata a galleggiare tra bonifica e futuro.

Non è una città che fallisce. È una città che non è mai stata completata. Ed è questo il punto da cui partire, altrimenti finiamo a promettere l'ennesima rotatoria, con tanto di nastro tagliato e battibecchi a gogò.

Siamo troppo lontani da Roma per essere una periferia produttiva di Roma. Troppo vicini per essere autonomi. Risultato: una città capoluogo senza una vera identità economica. Non siamo un polo turistico come il Circeo, non siamo un polo logistico come Pomezia, non siamo una città universitaria come Viterbo.

Siamo un po' di tutto, ma male.

Un'economia a coriandoli, non a filiera. Abbiamo eccellenze nell'agroalimentare, nella chimica farmaceutica e in qualche realtà della meccanica, ma non fanno sistema tra loro.

L'agricoltura pontina fattura milioni, ma trasforma e decide poco qui. L'industria è arrivata con la Cassa per il Mezzogiorno, ma molte teste sono rimaste a Milano o all'estero. Mancano il terziario avanzato, i servizi alle imprese e un mercato del lavoro per laureati. Così i giovani studiano a Roma e restano a Roma, oppure vanno all'estero. Non è una fuga dettata dalla moda: è razionalità.

Siamo isolati pur essendo a 70 km da Roma. Un'azienda che deve spostare persone e merci ci pensa due volte. Il porto di Gaeta non è collegato, l'aeroporto di Latina è un fantasma, la Pontina è una delle strade più pericolose d'Italia. Una buona autostrada, a quando? Non puoi chiedere a una città di decollare se le tagli le ali infrastrutturali.

Una città dispersa. Latina non è una città: sono quindici città in una. Il centro, Q4, Q5, Latina Mare e dodici borghi che si sentono frazioni abbandonate. Duecentosettantasette chilometri quadrati di territorio comunale gestiti come se fossero un centro storico. Borghi diventati dormitori.

Questo costa il triplo in manutenzione, trasporti, illuminazione e scuole, e crea cittadini di serie A e cittadini di serie B. Se vivi a Montello o a Foce Verde, la percezione è: pago le tasse a Latina, ma i servizi non li vedo.

Negli ultimi trent'anni abbiamo consumato suolo per villette e capannoni senza rigenerare ciò che già esisteva. Risultato: centro svuotato la sera, periferie senza servizi, aree industriali come Piccarello, l'ex Svar o Nicolosi mezze vuote e degradate. Il valore immobiliare non cresce perché la qualità urbana non cresce. E dove c'è degrado non c'è sicurezza, e arriva tutto il resto.

Abbiamo una politica che gestisce, non che progetta. Latina ha avuto per anni un'amministrazione in modalità "manutenzione ordinaria". Si rincorrono l'emergenza, la buca, il ricorso al TAR, il bando perso per un cavillo. Manca un piano industriale della città a dieci anni che dica: qui vogliamo diventare questo, e ci mettiamo questi fondi europei, questi investimenti privati, queste università.

Allora, cosa significa "farla decollare" in un programma? Serve un contratto con la città.

Non servono cento punti. Ne servono tre credibili: scegliere una vocazione.

1. Latina capitale del cibo e della logistica green del Centro Italia. Solo lì siamo imbattibili: terra, mare, agroindustria, Sapienza, Mercato Ortofrutticolo. Tutto il resto gira intorno.

2. Ricucire la città. Smettere di costruire nuovo e rigenerare. Trasporto a chiamata per i borghi, presìdi comunali veri nei borghi – salute, scuola e lavoro –, piani per l'illuminazione e il decoro come strumenti di sicurezza, recupero delle aree dismesse per avviare nuove imprese e attività artigianali.

3. Ricollegarla a Roma. Una battaglia unica e trasversale di tutta la città per la Roma-Latina: treno veloce e autostrada. Senza quella battaglia, ogni altro investimento rende la metà e sposta la città sempre più a sud.

Latina non decolla perché nessuno ha mai avuto il coraggio di dire che non può fare tutto. Deve scegliere cosa diventare. E forse ci vogliono uomini e donne nuovi, non compromessi con la situazione attuale.

Pubblicato in L'Approfondimento