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Ieri, 16 agosto, dalla mia casa di Monte Trevi ho visto avanzare un incendio enorme, minaccioso, verso la vetta e verso le abitazioni.

Quando il fuoco si avvicina a casa tua cambia anche il modo di guardarlo. Non è più una notizia, non è una fotografia, non è una colonna di fumo osservata da lontano. È un pericolo reale che avanza.

Ed è proprio in quei momenti che si comprende quanto sia importante il lavoro di chi interviene sul territorio.

Sul posto c'erano le squadre dei Vigili del Fuoco di Latina e gli uomini della Protezione Civile V.V.A. Latina-Sezze, impegnati a fronteggiare un incendio difficile e pericoloso. Li ho osservati lavorare: poche parole, istruzioni precise, conoscenza dei luoghi, coordinamento, competenza tecnica e coraggio fisico.

Il fuoco è stato affrontato, deviato e allontanato dalle abitazioni.

Quello che ho visto a Monte Trevi è stato soprattutto un lavoro di squadra. Uomini che sapevano cosa fare, come muoversi e come aiutarsi reciprocamente mentre davanti avevano qualcosa che non concede distrazioni: il fuoco.

Ed è forse questa la cosa che più mi ha colpito.

Viviamo in un tempo nel quale siamo abituati a discutere molto di ciò che non funziona. È giusto farlo. Ma proprio per questo dovremmo avere la stessa attenzione nel riconoscere ciò che funziona e, soprattutto, le persone che fanno funzionare le cose quando servono davvero.

La Protezione Civile è fatta anche di questo: conoscenza del territorio, preparazione, organizzazione, disponibilità personale e capacità di intervenire mentre gli altri, comprensibilmente, cercano di allontanarsi dal pericolo.

Ieri a Monte Trevi tutto questo non l'ho letto in una relazione e non me l'ha raccontato qualcuno.

L'ho visto.

Ho visto il fuoco avanzare. Ho visto uomini affrontarlo. Ho visto competenza, fatica e coraggio. E ho visto, alla fine, quel fuoco essere allontanato dalle case.

Per descrivere persone così esiste una parola dal sapore antico, oggi forse utilizzata troppo poco: benemeriti.

Non perché abbiano compiuto qualcosa per ricevere un riconoscimento, ma proprio perché erano lì a fare ciò che ritenevano semplicemente il proprio dovere.

Grazie, dunque, al corpo dei Vigili del Fuoco e agli uomini della Protezione Civile V.V.A. Latina-Sezze che ieri hanno contribuito a difendere Monte Trevi. Di molti di loro non conosco neppure il nome.

Ma ieri, mentre il fuoco minacciava le nostre case, quei nomi contavano poco.

Contava che loro fossero lì.

E allora l'augurio con il quale voglio chiudere questo racconto è semplice: che Sezze possa avere sempre più benemeriti, persone capaci di mettere competenza, tempo e coraggio al servizio degli altri, senza bisogno di proclami e senza cercare riflettori.

Perché una comunità diventa più forte proprio così: quando aumentano le persone disposte a esserci nel momento in cui c'è bisogno di loro.

Pubblicato in Cronaca

 

 

In questi giorni due vicende diverse — l’Anfiteatro e la variante urbanistica di Sezze Scalo — hanno riacceso il confronto politico cittadino.

Da una parte la revoca del finanziamento regionale per l’Anfiteatro, le accuse all’amministrazione e la richiesta di dimissioni del sindaco. Dall’altra un atto che guarda al futuro di Sezze Scalo attraverso una nuova pianificazione urbanistica.

Due casi diversi che pongono la stessa domanda: che cosa significa costruire un’alternativa politica a Sezze?

Proviamo a non schierarci. Non interessa stabilire chi abbia ragione tra l’amministrazione Lucidi, Campoli, Sezze Progetto Comune, Sezze Bene Comune o Setiam. Interessa capire, nel merito, chi oltre a contestare sappia indicare che cosa fare al posto di ciò che critica, offrendo una proposta e una visione per il futuro della città.

Un’opposizione ha il diritto e il dovere di denunciare gli errori di chi governa. Ma se vuole diventare alternativa deve fare un passo in più: indicare soluzioni, costi, priorità e benefici per la comunità.

Prendiamo l’Anfiteatro.

Due comunicati attribuiscono all’attuale amministrazione la responsabilità della revoca di un finanziamento di circa due milioni di euro, richiamando il mancato rispetto del cronoprogramma e la mancata risposta ai solleciti regionali.

È un’accusa grave. Proprio per questo sarebbe utile leggere il provvedimento della Regione: quali prescrizioni non sarebbero state rispettate? Quali solleciti sono stati inviati? Quali erano gli obblighi del Comune? Quali, soprattutto, le motivazioni della revoca?

Chiederlo non significa difendere il sindaco. Significa applicare una regola elementare: prima gli atti, poi i giudizi.

La storia dell’Anfiteatro dovrebbe averci insegnato prudenza. Nel 2022 il Comune è stato condannato a restituire alla Regione circa 1,3 milioni di euro per precedenti finanziamenti relativi a un’opera rimasta incompleta. In precedenza era stata avviata anche una procedura europea di recupero di parte del contributo.

Un finanziamento pubblico, dunque, non è automaticamente un regalo. Comporta progetti, tempi, obblighi, eventuali cofinanziamenti e responsabilità. Se il progetto è sbagliato, incompleto o finanziariamente insostenibile, un’opportunità può trasformarsi in un costo per i cittadini.

Perciò non basta dire: «Abbiamo perso due milioni». Bisogna chiedere: per fare cosa, a quali condizioni, con quali costi futuri e con quale beneficio per Sezze?

Da questo punto di vista merita attenzione, senza necessariamente condividerla, la proposta di Sezze Bene Comune: demolire l’attuale struttura, recuperare lo spazio aperto e inserirlo in un progetto di rigenerazione urbana e ambientale.

Può essere approvata, modificata o respinta. Ma è una proposta. E consente di discutere del domani.

Ed è qui che Sezze Scalo diventa l’altro termine del confronto.

Il Comune ha avviato il percorso per una nuova variante urbanistica. La domanda politica non è soltanto chi l’abbia proposta o chi la contesti, ma quale Sezze Scalo vogliamo costruire: quali servizi, quale mobilità, quali spazi pubblici, quali opportunità economiche, quale qualità della vita.

Questo dovrebbe essere il confronto politico: idee diverse sul futuro sottoposte al giudizio dei cittadini.

Senza dimenticare il passato.

L’Anfiteatro ha più di vent’anni di storia, ha attraversato amministrazioni diverse e prodotto un’opera incompiuta, contenziosi e conseguenze finanziarie. Quel passato non va cancellato né utilizzato come clava politica: va studiato per non pagare due volte gli stessi errori.

È su questo terreno che dovrebbero misurarsi maggioranza e opposizioni.

A chi governa oggi e a chi vuole governare domani bastano cinque domande:

Che cosa vuoi fare? Quanto costa? Come lo finanzi? Quanto costerà mantenerlo? Quale beneficio lascerà a Sezze tra dieci anni?

Le accuse, quando documentate, sono parte della politica. Ma denunciare un errore significa fare opposizione; indicare una strada migliore significa costruire un’alternativa.

Per Sezze, allora, la domanda decisiva non è soltanto chi abbia sbagliato ieri.

È chi sappia dimostrare, con atti, numeri e progetti, quale città vuole costruire domani.

Pubblicato in Attualità