Ogni anno, il 22 febbraio , una fiamma silenziosa si accende nei cuori di milioni di scout e guide nel mondo: è la Giornata del Pensiero Scout , il World Thinking Day , un giorno in cui le distanze si accorciano, le lingue si intrecciano e le differenze diventano ricchezza. Un giorno in cui si scopre, ancora una volta, di appartenere a una sola, grande fraternità senza confini.
Il 22 febbraio non è una data qualunque. È il giorno in cui nacquero Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, e Olave Baden-Powell, Capo Guida Mondiale. Due vite che hanno acceso una scintilla diventata cammino, promessa, servizio. Da quella scintilla è nato un movimento educativo che, ancora oggi, continua a plasmare generazioni di giovani, insegnando loro a guardare lontano, a servire, a costruire. Nel 2026 si celebra il suo centenario (1926-2026), la Giornata del Pensiero è un invito a fermarsi. Un respiro. A ricordare che non si è soli nel proprio fazzolettone, nel proprio gruppo, nella propria città. È il giorno in cui si prende coscienza di essere parte di una comunità globale che crede nella pace, nella giustizia, nella fratellanza. Un popolo in cammino che sceglie, ogni giorno, di lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato.
Anche in Italia questa ricorrenza vibra con entusiasmo nei gruppi scout, come quelli dell'AGESCI. Ogni fazzolettone indossato diventa simbolo di un pensiero condiviso, di un impegno rinnovato a costruire un mondo più giusto, solidale, fraterno e di Pace — un'esigenza che oggi sentiamo più urgente che mai.
Ma per il Gruppo Sezze 1 il 22 febbraio avrà un sapore ancora più intenso. Sarà l'alba dei festeggiamenti per i cento anni di scoutismo a Sezze . E proprio a Sezze, quest'anno, la Giornata del Pensiero riunirà oltre mille scout provenienti da tutta la Provincia di Latina: mille fazzolettoni, mille storie, un solo ideale.
Per me, questi dati hanno il colore dei ricordi. Sono stato capo scout del gruppo di Sezze per cinque anni: un'esperienza intensa, formativa, profondamente emozionante. L'ho vissuta con autenticità, con passione, con gratitudine. Ho avuto la fortuna di camminare accanto a capi che hanno scritto la storia del gruppo e che, dopo oltre cinquant'anni, sono ancora lì, in prima linea, a formare i ragazzi del futuro.
Tra tutti, il dottor Augusto Carlesimo. Con lui ho condiviso momenti indimenticabili nel reparto San Carlo di Sezze. Con Augusto e con altri capi ci siamo sporcati le mani di terra, ci siamo sbucciati le ginocchia per costruire campi estivi, fianco a fianco con Esploratori e Guide. Abbiamo sfidato il freddo pungente e il sole bruciante, scalato vette, attraversato sentieri impervi con il cuore che batteva forte nel petto. E poi, la sera, il fuoco del cerchio: luce calda, canti che si alzavano nel buio, chitarre che univano le voci e le anime.
In occasione dei cento anni del gruppo scout di Sezze, ho voluto scambiare con lui qualche parola per ripercorrere, a grandi linee, la storia del Sezze 1.
«Il 29 giugno 1926 — racconta — viene immatricolato per la prima volta un gruppo di Sezze nell'ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani). Il nome è S. Leonzio. Ma già nel 1927 un'ordinanza del Partito Fascista decreta lo scioglimento dei gruppi scout nei comuni sotto i 10.000 abitanti, e poco dopo in tutti i comuni. Così il gruppo cessa di esistere a meno di un anno dalla sua fondazione. Gli episodi e le avventure, soprattutto quelle in mezzo alla natura, vera casa per gli scout, vissute in tutti questi anni - aggiunge Carlesimo - innumerevoli sarebbero e non mi sembra giusto né possibile selezionarne alcune a discapito di altre. Certo è che sono passati nelle nostre fila centinaia, probabilmente migliaia di bambini/e, ragazzi/ee giovani, vivendo l'avventura del cautismo e formando il proprio carattere e le proprie scelte morali e spirituali ».
Eppure, ciò che nasce da un ideale vero non si spegne. Rinasce.
"Alla fine degli anni '50 il gruppo torna a vivere. Cambiano i nomi, cambiano i volti, ma resta lo stesso spirito. Si iniziano e si chiudono unità, si affrontano periodi di difficoltà, si ricomincia. Nel 1974 la fusione tra ASCI e AGI dà vita all'AGESCI; nel 1983 il reparto riapre, questa volta misto; nel 1993 torna anche il branco. Da allora il gruppo continua il suo cammino con unità miste di branco, reparto e clan/fuoco".
Una storia fatta di interruzioni e rinascite, di sacrifici e perseveranza. Una storia segnata da momenti bui, ma sempre illuminata da una promessa sussurrata davanti a un fuoco. Cent'anni dopo, quel pensiero continua a vivere. Cammina nei passi dei ragazzi di oggi, nelle mani dei capi che preparano un'attività, negli occhi di chi guarda il futuro con speranza.
