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Trasformiamo il disincanto politico in uno strumento di cambiamento

Lug 18, 2025 Scritto da 
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Nella foto Andrea Santucci

 

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione socio-politica da parte di Andrea Santucci, insegnante, attore e formatore teatrale. 

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C'è qualcosa di profondamente turbato nell'aria che respiriamo quando parliamo di politica. Non è solo un fastidio passeggero, ma un disincanto palpabile, una stanchezza diffusa che si è infiltrata nel tessuto delle nostre comunità, da Sezze a ogni angolo d'Italia. Le urne spesso registrano astensionismi record, i dibattiti pubblici degenerano in sterili contrapposizioni, e la fiducia nelle istituzioni sembra erodersi giorno dopo giorno. La politica, quella che dovrebbe essere l'arte nobile di governare per il bene comune, si ritrova oggi intrappolata in un labirinto di tecnicismi, personalismi esasperati e populismi urlati.
Questo non è un mero problema italiano, ma un fenomeno globale. In ogni dove, assistiamo a un divario crescente tra i cittadini e coloro che li rappresentano. L'immagine del politico è sempre più associata a inefficienza, promesse mancate e, talvolta, scandali. Sembra che la bussola morale si sia smarrita, lasciando spazio a una gestione del potere che privilegia l'interesse di pochi, la visibilità effimera o la mera sopravvivenza nel consenso.
Ma è proprio in questo scenario di crisi che emerge, quasi come un sussurro insistente, una nostalgia profonda. Non è la nostalgia di un passato idealizzato, ma quella di un modo di fare politica che sembra perduto: un approccio radicato nei valori, nell'etica, nella virtù. Si avverte un bisogno impellente di riscoprire il senso autentico del servizio pubblico, quella vocazione al bene comune che dovrebbe animare ogni azione amministrativa.
Questo disincanto non deve essere una condanna, ma un potente catalizzatore per il cambiamento. È un segnale chiaro che il paradigma attuale non funziona più, che i meccanismi che hanno retto la politica finora non sono sufficienti per affrontare le complessità del nostro tempo. Abbiamo bisogno di un nuovo approccio, un "nuovo paradigma" che riporti al centro non il potere fine a sé stesso, ma la felicità collettiva come obiettivo primario.
È tempo di chiederci: può la politica tornare a essere la "scienza" che cura il benessere delle persone, che promuove la fioritura di una comunità come la nostra Sezze? 
L'attuale disincanto non è la fine, ma forse l'inizio di una riscoperta, un'opportunità per ridare dignità e scopo a una delle più importanti attività umane: la gestione della polis, la cura della nostra casa comune

Pubblicato in Politica

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