Distretto LT3, SeTiam: «Sezze deve avere un ruolo centrale».
Più trasparenza nella gestione dei servizi sociali, maggiore attenzione alle esigenze delle famiglie e un ruolo centrale per Sezze nella programmazione del Distretto sociosanitario LT3. Sono questi i punti principali del comunicato diffuso da SeTiam, per bocca di Rinaldo Ceccano, che interviene sul Piano Sociale di Zona 2024-2026 dopo la recente nota del Comune di Priverno.
Per l’associazione, il confronto non può limitarsi agli aspetti formali e amministrativi del Piano, ma deve concentrarsi soprattutto sulla capacità di tradurre le risorse programmate in interventi concreti e accessibili ai cittadini.
«Il tema centrale non è soltanto l’approvazione del Piano, ma la capacità di trasformare le risorse programmate in servizi concreti, accessibili e realmente rispondenti ai bisogni dei cittadini», sottolinea Ceccano di SeTiam.
Uno dei temi sollevati riguarda il ruolo della città di Sezze all’interno del Distretto LT3. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, Sezze rappresenta oltre il 42% della popolazione distrettuale e, proprio per questo, dovrebbe avere un ruolo centrale nella definizione delle priorità, nella programmazione degli interventi e nella verifica dei risultati raggiunti.
SeTiam richiama inoltre l’attenzione sulle segnalazioni provenienti dalle famiglie, che riguarderebbero le difficoltà nel reperire informazioni sui servizi e i ritardi nei pagamenti dei contributi destinati alle persone con disabilità gravissima e degli interventi collegati alla DGR 223.
Su questi aspetti, l’associazione chiede risposte precise e strumenti di comunicazione più efficaci. Tra le proposte figurano un portale informativo aggiornato, una maggiore trasparenza sulle procedure e una rendicontazione periodica dei servizi attivati e delle risorse effettivamente utilizzate.
Accanto alle criticità segnalate, SeTiam propone di avviare una riflessione sulle nuove forme di assistenza e inclusione sociale già sperimentate in altri contesti.
Tra le ipotesi indicate figurano alloggi assistiti per anziani, centri specializzati per le persone con Alzheimer, budget di salute, progetti di cohousing e percorsi legati al Dopo di Noi. L’elenco comprende anche le Case del Welfare di Comunità, la teleassistenza, la domotica sociale e programmi personalizzati per favorire l’inserimento lavorativo delle persone in condizioni di fragilità.
L’obiettivo, spiega l’associazione, è verificare quali servizi siano già presenti nel Distretto LT3, quali necessitino di un potenziamento e quali possano essere introdotti attraverso nuove progettualità e opportunità di finanziamento.
Centro storico di Sezze, la proposta del welfare diffuso
La visione di SeTiam si collega anche alla proposta di valorizzare il centro storico di Sezze attraverso un modello di welfare diffuso e di borgo protetto.
L’idea è recuperare immobili pubblici e destinarli allo sviluppo di servizi di prossimità, con particolare attenzione agli anziani, alle persone con disabilità e alle famiglie. Un progetto che, nelle intenzioni dell’associazione, potrebbe contribuire a integrare le politiche sociali con la riqualificazione del patrimonio esistente e con una maggiore presenza dei servizi sul territorio.
SeTiam precisa che la proposta non nasce con l’intento di contrapporre Sezze agli altri Comuni del Distretto, ma di favorire una programmazione condivisa e capace di rispondere alle esigenze della popolazione.
Per questo viene chiesto un confronto permanente con famiglie, associazioni, cooperative e operatori del settore, affinché le scelte in materia sociale siano accompagnate da un monitoraggio costante dei risultati e da un dialogo diretto con chi utilizza i servizi.
«Le politiche sociali non si misurano dal numero delle delibere approvate, ma dalla qualità dei servizi che arrivano concretamente alle persone», conclude l’associazione, ribadendo la necessità che Sezze sia protagonista della prossima fase di programmazione e innovazione sociale del Distretto LT3.
Sezze, la ricchezza degli ulivi e la memoria dei frantoi: una storia di lavoro, ingegno e tradizione
Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché parlano di un territorio molto più di tante fotografie. Sono le storie delle persone che hanno lavorato, investito e costruito attività diventate, nel tempo, parte della memoria collettiva di una comunità. A Sezze, dove l'agricoltura ha rappresentato per generazioni una risorsa economica e culturale, l'olivo occupa un posto importante nel paesaggio e nella tradizione. Le sue chiome accompagnano le colline, segnano i confini dei terreni e raccontano il legame profondo tra la comunità e la propria terra. Ma dietro le olive e l'olio non ci sono soltanto coltivazioni e tecniche di lavorazione. Ci sono famiglie, lavoratori, intuizioni e luoghi in cui il lavoro diventava anche occasione di incontro. È da qui che parte il nostro viaggio nella storia olivicola setina, tra le varietà che caratterizzano il territorio pontino e il ricordo di un frantoio che, a Sezze Scalo, ha lasciato una traccia nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Quanto è importante l'olivicoltura per Sezze? Un documento tecnico di ARSIAL, l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio, riporta per il Comune una superficie olivetata stimata in circa 606 ettari, con riferimento al 2018. È un dato che aiuta a comprendere la dimensione di questa presenza agricola, pur non rappresentando una rilevazione aggiornata al 2026. Non indica il numero degli alberi né la quantità di olive raccolte annualmente, ma restituisce un'immagine significativa del legame tra il territorio setino e la coltivazione dell'olivo.
Itrana e Leccino: le varietà da cui nasce l'olio
Quando si parla di olio pontino, una delle prime varietà da ricordare è l'Itrana, conosciuta anche come Oliva di Gaeta. È una cultivar profondamente legata alla storia olivicola del territorio e può essere utilizzata sia per produrre olio extravergine sia per ottenere olive da tavola. L'Itrana è protagonista dell'olio Colline Pontine DOP. Il suo profilo aromatico può presentare sentori di pomodoro verde, con un equilibrio tra amaro e piccante che contribuisce a renderlo riconoscibile. Accanto all'Itrana c’è il Leccino. Ogni varietà porta con sé caratteristiche diverse, ma il risultato finale dipende anche dal momento della raccolta, dalle condizioni delle olive, dai tempi di lavorazione e dalle scelte del frantoio.
Sezze Scalo e il ricordo del frantoio dei fratelli Perugini
Nella storia olivicola di Sezze Scalo c'è un ricordo che merita di essere recuperato e tramandato: quello del frantoio dei fratelli Lindo ed Enrico Perugini aperto nel 1958 e chiuso nel 2005. Era un luogo in cui la lavorazione delle olive non rappresentava soltanto un'attività produttiva. Il frantoio era anche uno spazio di socialità, dove i dipendenti condividevano momenti di convivialità dopo o durante le giornate di lavoro. Una bruschetta, un bicchiere di vino, qualche parola scambiata tra colleghi: gesti semplici che raccontano un modo di vivere il lavoro in cui la dimensione umana aveva un ruolo importante. Oggi, nella memoria di chi ha conosciuto quella realtà, questi dettagli restituiscono il ritratto di un ambiente in cui la fatica del lavoro agricolo si accompagnava alla condivisione e ai rapporti personali. Sono ricordi che non riguardano soltanto un'attività economica, ma anche il tessuto sociale di Sezze Scalo. Perché alcuni luoghi, oltre a produrre, contribuiscono a costruire relazioni e diventano parte della storia quotidiana di una comunità. Tra gli aspetti più curiosi della storia del frantoio c'è l'inventiva di Enrico Perugini, che aveva realizzato un dispositivo per sollevare i cesti contenenti la sansa, il residuo solido della lavorazione delle olive. Un'idea nata dalle esigenze concrete del lavoro, dall'osservazione dei problemi quotidiani e dalla capacità di trovare una soluzione pratica. Prima che l'innovazione diventasse una parola utilizzata ovunque, nei luoghi di lavoro c'erano già persone capaci di migliorare strumenti e procedure attraverso l'esperienza diretta. Chi trascorreva le giornate tra macchinari, olive e operazioni di molitura conosceva bene le difficoltà da affrontare e cercava modi per rendere il lavoro più agevole. L'invenzione di Enrico rappresenta proprio questo spirito: creatività, manualità e conoscenza del mestiere messe al servizio di un'attività concreta.È un particolare che merita di essere ricordato perché aggiunge alla storia del frantoio un elemento umano e imprenditoriale. Non soltanto produzione, dunque, ma anche capacità di osservare, inventare e migliorare.
I frantoi di oggi e la continuità di una tradizione
A Sezze Scalo, nella zona industriale di via Campania, opera Frantoi Pontini S.r.l., una realtà che unisce la commercializzazione dell'olio extravergine d'oliva ai servizi di lavorazione e confezionamento. Sulla pagina ufficiale l'azienda racconta una storia familiare olivicola che, secondo quanto riportato sul proprio sito, affonda le radici nei primi anni del Novecento a Priverno, nel cuore delle Colline Pontine. Oggi la proposta comprende oli extravergini, oli aromatizzati e diversi formati destinati sia ai consumatori sia alle attività commerciali. Tra i servizi offerti figurano la molitura conto terzi, l'imbottigliamento e il confezionamento personalizzato, attività che possono rappresentare un'opportunità per gli olivicoltori e per le imprese interessate a valorizzare le proprie produzioni.
Le attività cambiano, le tecnologie si evolvono e nuove generazioni affrontano le sfide del mercato. Ma il valore di un frantoio continua a essere legato alla sua capacità di trasformare il raccolto in un prodotto di qualità, offrendo un servizio agli olivicoltori e contribuendo alla vitalità dell'economia agricola locale. Oggi la qualità richiede attenzione alla tracciabilità, alla gestione delle olive dopo la raccolta e alle tecniche di estrazione. La tradizione, da sola, non basta: occorrono competenza, investimenti e capacità di adattarsi a un mercato sempre più competitivo. E allora, a tutti gli olivicoltori, ai frantoiani e a chi, con passione e fatica, porta avanti questa bella tradizione del nostro territorio, auguriamo una buona raccolta e una buona spremitura! Che sia una stagione generosa, capace di ripagare il lavoro e l'impegno di chi coltiva la terra e custodisce le nostre tradizioni. E poi, naturalmente, che arrivi il momento più atteso: una fetta di pane casereccio, una bella bruschetta, un filo d'olio extravergine appena franto, ancora profumato e dal sapore intenso, da condividere con familiari e amici, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino. Perché l'olio nuovo non è soltanto un prodotto della terra: è festa, convivialità e orgoglio per le nostre radici. Buona raccolta, buona spremitura e buona magnata di bruschette con l'olio appena fatto a tutti! Con l'augurio che il profumo dell'olio nuovo continui a raccontare la bellezza delle Colline Pontine e la passione di chi ogni giorno le rende vive.
