A Sezze riprende l’iter per la messa in sicurezza e la regolamentazione del parcheggio di via Archi, a servizio della stazione ferroviaria. Le Commissioni consiliari Lavori Pubblici e Viabilità e Gestione delle Risorse e Programmazione hanno rilanciato il progetto, già esaminato nel febbraio 2024, con l’obiettivo di realizzare un’area di sosta custodita e videosorvegliata, pensata soprattutto per le esigenze dei pendolari.
La proposta prevede la presenza di personale addetto alla sorveglianza dalle 6 alle 22 e un sistema di videosorveglianza notturna dalle 22 alle 6. Tra le ipotesi al vaglio c’è l’affidamento della gestione alla società comunale SPL, previa verifica della fattibilità tecnica, amministrativa ed economica.
Da definire anche il piano tariffario, che potrebbe comprendere pagamenti orari e abbonamenti mensili e annuali, con agevolazioni per residenti e studenti. Saranno inoltre mantenuti posti gratuiti e stalli riservati alle categorie aventi diritto.
I presidenti delle Commissioni, Pasquale Casalini e Federica Pecorilli, sottolineano la necessità di coniugare sicurezza, sostenibilità economica ed equità, evitando costi eccessivi per chi utilizza quotidianamente il treno. Il percorso proseguirà con le verifiche degli uffici comunali, chiamati a valutare i costi, le modalità di gestione e le tariffe prima di procedere con gli eventuali provvedimenti.
La partita per il governo di Sezze entra nel vivo e si sposta sul terreno del confronto politico. Venerdì 23 ottobre, alle ore 18, presso l’auditorium San Michele Arcangelo, la coalizione civica Unione per Sezze presenterà ufficialmente il candidato sindaco Andrea Campoli, dando forma a un progetto che punta a contendere a Lidano Lucidi la guida della città.
Sono sei le liste che sosterranno l’ex sindaco: Sezze Progetto Comune, Campoli Sindaco, Sezze Moderata, Setiam, Tutti per Sezze e Progetto Sezze 2000. Un’alleanza che rivendica una natura civica e trasversale, costruita oltre gli steccati tradizionali dei partiti e aperta a professionisti, cittadini e persone intenzionate a impegnarsi direttamente nella vita amministrativa. La sfida, tuttavia, non si giocherà soltanto sulla composizione delle liste, ma soprattutto sulla capacità di proporre una diversa idea di governo della città.
Campoli, sindaco di Sezze dal 2007 al 2017, ha già indicato il terreno sul quale intende impostare la propria iniziativa politica: il bilancio degli ultimi anni, le scelte amministrative e le opportunità che, a suo giudizio, non sarebbero state colte. In un post, l’ex primo cittadino ha affidato a una riflessione sul valore del confronto democratico il senso della sua candidatura: «La Politica, quella vera, è scontro tra idee. È la capacità di costruire soluzioni sempre più avanzate attraverso il confronto anche aspro e duro, pur rispettando tutti. La Dialettica (senza scomodare Socrate) è l'unico modo per avvicinarsi alla Verità. A Sezze, in questi anni, questo è mancato ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Parole che delineano una strategia precisa: trasformare la prossima competizione elettorale in un confronto sul metodo e sui risultati dell’amministrazione Lucidi. Campoli chiama in causa la capacità della classe dirigente di programmare, decidere e utilizzare le risorse disponibili, a partire da quelle legate al PNRR, che hanno rappresentato un’occasione straordinaria per gli enti locali. Secondo la sua lettura, Sezze non avrebbe sfruttato pienamente questa fase, perdendo opportunità importanti per lo sviluppo e la riqualificazione del territorio.
Il giudizio dell’ex sindaco è netto. «È arrivato il momento di dire le cose come stanno», scrive, puntando il dito contro quella che definisce l’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente. Nel suo elenco compaiono le occasioni mancate, la gestione delle ultime scelte urbanistiche, le procedure di gara che, a suo avviso, sarebbero state troppo spesso prive di adeguata evidenza pubblica, l’impoverimento dei servizi alla persona, una politica culturale che giudica eccessivamente legata all’alcol e una città che, sempre secondo Campoli, avrebbe perso pulizia, decoro e peso nel panorama provinciale.
Accuse politicamente rilevanti, che chiamano in causa direttamente l’operato dell’amministrazione uscente e sulle quali si misurerà una parte significativa della campagna elettorale. Il nodo sarà capire quanto queste contestazioni riusciranno a tradursi in una proposta amministrativa alternativa, capace di indicare priorità, interventi e soluzioni concrete. Per Campoli, il ritorno sulla scena politica passa dunque dal tentativo di riaprire il dibattito sul futuro della città, riportando al centro temi come urbanistica, servizi, cultura, decoro urbano e ruolo istituzionale di Sezze.
Sul fronte opposto, Lidano Lucidi è impegnato nella costruzione della propria squadra elettorale. L’obiettivo sembra essere quello di dare continuità all’alleanza che lo ha sostenuto nel 2021, confermando le liste e, secondo le ipotesi circolate, gran parte dei candidati della precedente tornata. A questo schieramento potrebbero aggiungersi Sezze Futura e altre formazioni civiche che non hanno ancora ufficializzato il proprio posizionamento.
La strategia del sindaco uscente dovrà fare i conti con una competizione che si annuncia sempre più centrata sul bilancio politico e amministrativo del mandato. Se Campoli punta a fare delle occasioni mancate e delle criticità denunciate il fulcro della propria iniziativa, Lucidi dovrà definire il profilo della sua proposta per il futuro e confrontarsi con le contestazioni rivolte alla sua amministrazione.
Resta da chiarire anche il ruolo delle forze politiche tradizionali. Fratelli d’Italia, almeno per il momento, non ha ancora definito pubblicamente la propria collocazione, mentre negli ambienti politici locali si parla di un possibile riavvicinamento a Lucidi. Un eventuale sostegno del partito potrebbe incidere sulla configurazione della coalizione del sindaco uscente e sugli equilibri del centrodestra cittadino.
Più complicata appare, invece, la situazione del Partito Democratico e del cosiddetto campo largo. Dopo l’entusiasmo iniziale legato alla possibile candidatura del professor Gianluca Scarchillo, il fronte progressista sembra ancora alla ricerca di una sintesi politica e di una strategia condivisa. Restano da definire il perimetro dell’alleanza, il nome su cui puntare e, soprattutto, la proposta con cui presentarsi agli elettori.
In questo scenario, la presentazione di Campoli rappresenta un passaggio importante per la definizione degli schieramenti. La competizione non riguarda soltanto i nomi e le liste, ma anche il rapporto tra amministrazione e cittadini, la gestione delle risorse pubbliche e la capacità di costruire una visione per Sezze. Con la campagna elettorale che si avvicina, le coalizioni sono chiamate a uscire dall’attesa e a chiarire programmi, alleanze e priorità. Perché, al di là degli accordi e delle candidature, sarà sul governo concreto della città che si misurerà il confronto politico.
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del movimento Sezze Bene Comune.
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Domenica 11 ottobre, al Museo Archeologico di Sezze, nell’ambito dell’inaugurazione della mostra itinerante «Simulacrum, i Lepini tra Sacro e Profano», promossa dalla Compagnia dei Lepini, ho presentato la mia guida «La Cappella Sistina del popolo. Guida all’Eremo di Santa Lucia e ai suoi affreschi». L’incontro ha visto l’introduzione del presidente Quirino Briganti, i saluti del sindaco Lidano Lucidi e gli interventi miei e della direttrice del Museo, Elisabeth Bruckner, che ha contribuito al volume curandone l’appendice.
Presentare l’eremo nel luogo che custodisce le radici di Sezze significa ritrovare un legame tra storia, territorio e comunità. La guida invita a conoscere un piccolo tesoro che, sulla collina di Villa Petrara, conserva ancora un’atmosfera raccolta, capace di suggerire silenzio e attenzione.
Le sue origini conducono al Medioevo. Una pergamena intorno al 1300 ricorda un’operazione relativa a un terreno del monastero di Santa Lucia; nel 1341 un lascito destina una somma al sostentamento delle monache. Sono testimonianze brevi ma preziose, che restituiscono la presenza di una comunità religiosa e i suoi rapporti con il territorio. Finestre murate, aperture modificate e diverse disposizioni delle pietre raccontano invece le trasformazioni dell’edificio.
Anche gli affreschi si sono formati e arricchiti nel tempo. Per comprenderli, la guida affianca alle immagini attuali le fotografie storiche in bianco e nero conservate nel Catalogo Generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura. Il confronto permette di riconoscere particolari oggi scomparsi, lacune e cambiamenti, distinguendo ciò che i documenti attestano da ciò che l’osservazione suggerisce.
Il percorso di lettura segue tre domande: «Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?».
La parete centrale, dietro l’altare rivolto ai fedeli, affronta la prima. La Crocifissione è il fulcro di una comunità raccolta intorno a Cristo, alle sante martiri e ai santi eremiti. Santa Lucia, posta tra l’altare e il Crocifisso, richiama una fedeltà vissuta fino al dono della vita; gli eremiti testimoniano la preghiera e la resistenza alle tentazioni. L’identità si rivela così nelle scelte, nella fedeltà e nell’amore che sappiamo donare.
Sulla parete destra, la Genesi interroga le origini. I riquadri restaurati narrano la creazione del mondo e degli animali, fino ad Adamo ed Eva. Nei due inferiori, oggi coperti dall’intonaco, il racconto proseguiva con il comandamento divino, la tentazione e le conseguenze della disobbedienza. Le fotografie storiche ne conservano tracce: dal dono della vita emerge la responsabilità del nostro modo di abitare il mondo.
L’arco centrale collega la Creazione al destino attraverso l’Annunciazione e il mistero dell’Incarnazione. Il «sì» di Maria apre il cammino della Redenzione; il Bambino, raffigurato già con la croce, richiama il sacrificio di Cristo. Ai lati, Isaia e Luca collegano la promessa dell’Antico Testamento al suo compimento nel Nuovo.
Sulla parete sinistra, il grande Giudizio finale presenta circa cinquanta personaggi in quattro registri sovrapposti. Apostoli, santi, Padri e Dottori della Chiesa, fondatori di ordini e monasteri accompagnano lo sguardo verso la domanda sul destino. San Francesco, riconoscibile dalle stimmate, assume particolare rilievo nell’anno degli ottocento anni dalla sua morte. San Lidano e sant’Ignazio richiamano la storia religiosa di Sezze.
In basso, il racconto arriva all’altezza degli occhi: un angelo accoglie e solleva un’anima salvata, mentre un demonio afferra un dannato e lo trascina verso gli abissi. Due scene che rendono visibile il peso della scelta e conducono alla domanda conclusiva: «E tu, dove vuoi stare?».
Il titolo «La Cappella Sistina del popolo» evoca l’ampiezza del racconto, dalla Genesi al Giudizio finale, e la funzione educativa delle immagini, che trasmettevano la fede anche a chi non sapeva leggere. La guida vuole continuare quel dialogo. Conoscere questo patrimonio significa anche riconoscere ciò che una comunità ha ricevuto e assumersi la responsabilità di custodirlo e trasmetterlo.
Più trasparenza nella gestione dei servizi sociali, maggiore attenzione alle esigenze delle famiglie e un ruolo centrale per Sezze nella programmazione del Distretto sociosanitario LT3. Sono questi i punti principali del comunicato diffuso da SeTiam, per bocca di Rinaldo Ceccano, che interviene sul Piano Sociale di Zona 2024-2026 dopo la recente nota del Comune di Priverno.
Per l’associazione, il confronto non può limitarsi agli aspetti formali e amministrativi del Piano, ma deve concentrarsi soprattutto sulla capacità di tradurre le risorse programmate in interventi concreti e accessibili ai cittadini.
«Il tema centrale non è soltanto l’approvazione del Piano, ma la capacità di trasformare le risorse programmate in servizi concreti, accessibili e realmente rispondenti ai bisogni dei cittadini», sottolinea Ceccano di SeTiam.
Uno dei temi sollevati riguarda il ruolo della città di Sezze all’interno del Distretto LT3. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, Sezze rappresenta oltre il 42% della popolazione distrettuale e, proprio per questo, dovrebbe avere un ruolo centrale nella definizione delle priorità, nella programmazione degli interventi e nella verifica dei risultati raggiunti.
SeTiam richiama inoltre l’attenzione sulle segnalazioni provenienti dalle famiglie, che riguarderebbero le difficoltà nel reperire informazioni sui servizi e i ritardi nei pagamenti dei contributi destinati alle persone con disabilità gravissima e degli interventi collegati alla DGR 223.
Su questi aspetti, l’associazione chiede risposte precise e strumenti di comunicazione più efficaci. Tra le proposte figurano un portale informativo aggiornato, una maggiore trasparenza sulle procedure e una rendicontazione periodica dei servizi attivati e delle risorse effettivamente utilizzate.
Accanto alle criticità segnalate, SeTiam propone di avviare una riflessione sulle nuove forme di assistenza e inclusione sociale già sperimentate in altri contesti.
Tra le ipotesi indicate figurano alloggi assistiti per anziani, centri specializzati per le persone con Alzheimer, budget di salute, progetti di cohousing e percorsi legati al Dopo di Noi. L’elenco comprende anche le Case del Welfare di Comunità, la teleassistenza, la domotica sociale e programmi personalizzati per favorire l’inserimento lavorativo delle persone in condizioni di fragilità.
L’obiettivo, spiega l’associazione, è verificare quali servizi siano già presenti nel Distretto LT3, quali necessitino di un potenziamento e quali possano essere introdotti attraverso nuove progettualità e opportunità di finanziamento.
Centro storico di Sezze, la proposta del welfare diffuso
La visione di SeTiam si collega anche alla proposta di valorizzare il centro storico di Sezze attraverso un modello di welfare diffuso e di borgo protetto.
L’idea è recuperare immobili pubblici e destinarli allo sviluppo di servizi di prossimità, con particolare attenzione agli anziani, alle persone con disabilità e alle famiglie. Un progetto che, nelle intenzioni dell’associazione, potrebbe contribuire a integrare le politiche sociali con la riqualificazione del patrimonio esistente e con una maggiore presenza dei servizi sul territorio.
SeTiam precisa che la proposta non nasce con l’intento di contrapporre Sezze agli altri Comuni del Distretto, ma di favorire una programmazione condivisa e capace di rispondere alle esigenze della popolazione.
Per questo viene chiesto un confronto permanente con famiglie, associazioni, cooperative e operatori del settore, affinché le scelte in materia sociale siano accompagnate da un monitoraggio costante dei risultati e da un dialogo diretto con chi utilizza i servizi.
«Le politiche sociali non si misurano dal numero delle delibere approvate, ma dalla qualità dei servizi che arrivano concretamente alle persone», conclude l’associazione, ribadendo la necessità che Sezze sia protagonista della prossima fase di programmazione e innovazione sociale del Distretto LT3.
Sezze, la ricchezza degli ulivi e la memoria dei frantoi: una storia di lavoro, ingegno e tradizione
Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché parlano di un territorio molto più di tante fotografie. Sono le storie delle persone che hanno lavorato, investito e costruito attività diventate, nel tempo, parte della memoria collettiva di una comunità. A Sezze, dove l'agricoltura ha rappresentato per generazioni una risorsa economica e culturale, l'olivo occupa un posto importante nel paesaggio e nella tradizione. Le sue chiome accompagnano le colline, segnano i confini dei terreni e raccontano il legame profondo tra la comunità e la propria terra. Ma dietro le olive e l'olio non ci sono soltanto coltivazioni e tecniche di lavorazione. Ci sono famiglie, lavoratori, intuizioni e luoghi in cui il lavoro diventava anche occasione di incontro. È da qui che parte il nostro viaggio nella storia olivicola setina, tra le varietà che caratterizzano il territorio pontino e il ricordo di un frantoio che, a Sezze Scalo, ha lasciato una traccia nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Quanto è importante l'olivicoltura per Sezze? Un documento tecnico di ARSIAL, l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio, riporta per il Comune una superficie olivetata stimata in circa 606 ettari, con riferimento al 2018. È un dato che aiuta a comprendere la dimensione di questa presenza agricola, pur non rappresentando una rilevazione aggiornata al 2026. Non indica il numero degli alberi né la quantità di olive raccolte annualmente, ma restituisce un'immagine significativa del legame tra il territorio setino e la coltivazione dell'olivo.
Itrana e Leccino: le varietà da cui nasce l'olio
Quando si parla di olio pontino, una delle prime varietà da ricordare è l'Itrana, conosciuta anche come Oliva di Gaeta. È una cultivar profondamente legata alla storia olivicola del territorio e può essere utilizzata sia per produrre olio extravergine sia per ottenere olive da tavola. L'Itrana è protagonista dell'olio Colline Pontine DOP. Il suo profilo aromatico può presentare sentori di pomodoro verde, con un equilibrio tra amaro e piccante che contribuisce a renderlo riconoscibile. Accanto all'Itrana c’è il Leccino. Ogni varietà porta con sé caratteristiche diverse, ma il risultato finale dipende anche dal momento della raccolta, dalle condizioni delle olive, dai tempi di lavorazione e dalle scelte del frantoio.
Sezze Scalo e il ricordo del frantoio dei fratelli Perugini
Nella storia olivicola di Sezze Scalo c'è un ricordo che merita di essere recuperato e tramandato: quello del frantoio dei fratelli Lindo ed Enrico Perugini aperto nel 1958 e chiuso nel 2005. Era un luogo in cui la lavorazione delle olive non rappresentava soltanto un'attività produttiva. Il frantoio era anche uno spazio di socialità, dove i dipendenti condividevano momenti di convivialità dopo o durante le giornate di lavoro. Una bruschetta, un bicchiere di vino, qualche parola scambiata tra colleghi: gesti semplici che raccontano un modo di vivere il lavoro in cui la dimensione umana aveva un ruolo importante. Oggi, nella memoria di chi ha conosciuto quella realtà, questi dettagli restituiscono il ritratto di un ambiente in cui la fatica del lavoro agricolo si accompagnava alla condivisione e ai rapporti personali. Sono ricordi che non riguardano soltanto un'attività economica, ma anche il tessuto sociale di Sezze Scalo. Perché alcuni luoghi, oltre a produrre, contribuiscono a costruire relazioni e diventano parte della storia quotidiana di una comunità. Tra gli aspetti più curiosi della storia del frantoio c'è l'inventiva di Enrico Perugini, che aveva realizzato un dispositivo per sollevare i cesti contenenti la sansa, il residuo solido della lavorazione delle olive. Un'idea nata dalle esigenze concrete del lavoro, dall'osservazione dei problemi quotidiani e dalla capacità di trovare una soluzione pratica. Prima che l'innovazione diventasse una parola utilizzata ovunque, nei luoghi di lavoro c'erano già persone capaci di migliorare strumenti e procedure attraverso l'esperienza diretta. Chi trascorreva le giornate tra macchinari, olive e operazioni di molitura conosceva bene le difficoltà da affrontare e cercava modi per rendere il lavoro più agevole. L'invenzione di Enrico rappresenta proprio questo spirito: creatività, manualità e conoscenza del mestiere messe al servizio di un'attività concreta.È un particolare che merita di essere ricordato perché aggiunge alla storia del frantoio un elemento umano e imprenditoriale. Non soltanto produzione, dunque, ma anche capacità di osservare, inventare e migliorare.
I frantoi di oggi e la continuità di una tradizione
A Sezze Scalo, nella zona industriale di via Campania, opera Frantoi Pontini S.r.l., una realtà che unisce la commercializzazione dell'olio extravergine d'oliva ai servizi di lavorazione e confezionamento. Sulla pagina ufficiale l'azienda racconta una storia familiare olivicola che, secondo quanto riportato sul proprio sito, affonda le radici nei primi anni del Novecento a Priverno, nel cuore delle Colline Pontine. Oggi la proposta comprende oli extravergini, oli aromatizzati e diversi formati destinati sia ai consumatori sia alle attività commerciali. Tra i servizi offerti figurano la molitura conto terzi, l'imbottigliamento e il confezionamento personalizzato, attività che possono rappresentare un'opportunità per gli olivicoltori e per le imprese interessate a valorizzare le proprie produzioni.
Le attività cambiano, le tecnologie si evolvono e nuove generazioni affrontano le sfide del mercato. Ma il valore di un frantoio continua a essere legato alla sua capacità di trasformare il raccolto in un prodotto di qualità, offrendo un servizio agli olivicoltori e contribuendo alla vitalità dell'economia agricola locale. Oggi la qualità richiede attenzione alla tracciabilità, alla gestione delle olive dopo la raccolta e alle tecniche di estrazione. La tradizione, da sola, non basta: occorrono competenza, investimenti e capacità di adattarsi a un mercato sempre più competitivo. E allora, a tutti gli olivicoltori, ai frantoiani e a chi, con passione e fatica, porta avanti questa bella tradizione del nostro territorio, auguriamo una buona raccolta e una buona spremitura! Che sia una stagione generosa, capace di ripagare il lavoro e l'impegno di chi coltiva la terra e custodisce le nostre tradizioni. E poi, naturalmente, che arrivi il momento più atteso: una fetta di pane casereccio, una bella bruschetta, un filo d'olio extravergine appena franto, ancora profumato e dal sapore intenso, da condividere con familiari e amici, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino. Perché l'olio nuovo non è soltanto un prodotto della terra: è festa, convivialità e orgoglio per le nostre radici. Buona raccolta, buona spremitura e buona magnata di bruschette con l'olio appena fatto a tutti! Con l'augurio che il profumo dell'olio nuovo continui a raccontare la bellezza delle Colline Pontine e la passione di chi ogni giorno le rende vive.
Ricordare il 7 ottobre e costruire la pace
Scritto da Luigi De Angelis
UN PAESE CHE NON CRESCE E I DATI REALI DELLE FAMIGLIE
Scritto da Pierino Ricci
Il PIL può anche fare +0,2%, ma quando apri i conti dell'Istat sulle famiglie, i numeri del secondo trimestre 2026 sono tutti col segno meno per chi deve fare la spesa.
I dati reali per le famiglie, non la percezione:
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Potere d'acquisto -0,9% in un solo trimestre. Il reddito disponibile è salito dello 0,4%, i consumi del 1,7%. Vuol dire che hai speso di più guadagnando quasi uguale. Lo stesso Istat certifica il calo dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
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Risparmio crollato. La propensione al risparmio è scesa al 6,7% (-1,2 punti in tre mesi). Le famiglie stanno intaccando quello che avevano messo da parte per mantenere il livello dei consumi.
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Pressione fiscale al 43,5% del PIL (+0,5 punti rispetto all'anno scorso).
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Energia fuori scala. Tra febbraio e agosto 2026 elettricità, gas e altri combustibili hanno registrato un +11,4%, oltre quattro volte l'inflazione generale di quel periodo. Ad agosto l'energia da sola segna un +17,1% su base annua, e i prodotti acquistati più frequentemente un +4,3%.
Quanto costa in euro:
Il Codacons calcola, con l'inflazione al 3,3%, un aggravio di 1.091 euro l'anno per una famiglia tipo e di 1.507 euro per una con due figli. CNA e CGIA parlano di cifre fino a 1.300 euro in più tra bollette, benzina e spesa.
Se si guardano gli ultimi 5 anni, il conto è ancora più pesante: potere d'acquisto calato di oltre 5.500 euro per famiglia media e inflazione cumulata al +18% contro uno stipendio cresciuto solo del +9%.
Non è pessimismo: il PIL misura quanto produce il Paese, mentre il potere d'acquisto misura quanto ti rimane in tasca. Oggi vanno in direzioni opposte, con consumi che crescono molto più dei redditi e la Banca d'Italia che prevede per quest'anno consumi delle famiglie a soli +0,4% e PIL a +0,5%.
È per questo che a Sezze, come a Latina, la gente non si riconosce nei titoli sul "record di occupati". L'occupazione, anche quando c'è, è lavoro povero e precario che non copre più bollette, mutuo e carrello della spesa.
La definizione agevolata dei tributi locali approvata dal Consiglio comunale di Sezze permette a cittadini e imprese di regolarizzare le proprie posizioni, alleggerendo sanzioni e interessi. Su La Notizia Condivisa, il sindaco Lidano Lucidi ha distinto tra chi potrebbe pagare e sceglie di non farlo e chi attraversa una reale difficoltà economica.
È una distinzione giusta. Accogliamo con favore questa possibilità, purché sia davvero, come affermato dal sindaco, l’ultima occasione per mettersi in regola.
Occorre evitare che si consolidi l’idea che non pagare convenga, perché arriverà un’altra agevolazione o perché nessuno chiederà conto dei tributi non versati. Chi paga regolarmente, spesso facendo sacrifici, merita la certezza che tutti siano chiamati a contribuire. La solidarietà deve accompagnarsi a controlli efficaci e a una riscossione tempestiva.
Le norme comunali, se non lo prevedono già, dovrebbero favorire sempre chi segnala spontaneamente la propria impossibilità di pagare, documentando le difficoltà prima di essere individuato come moroso. Premiare questa collaborazione con agevolazioni e pagamenti sostenibili incoraggerebbe la fiducia tra cittadini e Comune, evitando che i debiti si accumulino.
Dagli accertamenti agli incassi
Il sindaco ha riferito di accertamenti emessi alla fine del 2025 nei confronti di evasori totali per un importo vicino al milione di euro. È un dato significativo: ora occorre conoscere quanto sia stato riscosso e come si stia recuperando il resto. Un accertamento individua una somma dovuta; l’incasso la rende disponibile per i servizi.
Serve un prospetto dei crediti comunali, distinto per entrata e annualità, con le somme al 1° gennaio 2026, gli incassi, gli importi da riscuotere, le procedure avviate, le rateizzazioni, le proroghe e le eventuali reimputazioni. A fine anno, il quadro andrà completato con i valori al 31 dicembre.
È auspicabile che siano evidenziati anche i crediti cancellati e le motivazioni: prescrizione, inesigibilità o altre cause. Un credito incassato e uno cancellato riducono entrambi i residui attivi, ma soltanto il primo porta risorse nelle casse comunali.
Documenti accessibili, risultati verificabili
Un primo passo sarebbe pubblicare sul sito istituzionale le relazioni semestrali sul Piano di riequilibrio previste dal monitoraggio della Corte dei conti, insieme ai verbali dei revisori e alla documentazione di trasmissione. Una sintesi comprensibile permetterebbe alla comunità di seguirne l’attuazione.
L’appello è rivolto all’intera amministrazione: al sindaco, alla Giunta e a tutto il Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, ciascuno secondo le proprie responsabilità.
Alla promessa dell’ultima occasione si affianchi un impegno concreto: rendere conto di quanto viene recuperato, quanto resta da recuperare e quanto viene cancellato, spiegandone le ragioni. Anche gli esiti della definizione agevolata dovrebbero essere pubblicati: adesioni, incassi e somme ancora attese.
«Paghiamo tutti per pagare meno e per aiutare chi ha più bisogno».
Il Consiglio comunale di Sezze ha approvato, con il voto favorevole di tutte le forze politiche ad eccezione del Partito Democratico, il regolamento per la definizione agevolata dei tributi locali. Un provvedimento attraverso il quale l’amministrazione comunale intende offrire a cittadini e imprese la possibilità di regolarizzare la propria posizione tributaria, evitando il peso di sanzioni e interessi, e allo stesso tempo consentire all’Ente di recuperare risorse da destinare ai servizi per la comunità. «In questi anni abbiamo portato avanti un’azione molto incisiva nel contrasto all’evasione fiscale e continueremo a farlo con ancora maggiore determinazione. Soltanto alla fine del 2025 abbiamo emesso avvisi di accertamento nei confronti di evasori totali, soggetti fino a quel momento completamente sconosciuti al fisco comunale, per un importo complessivo vicino al milione di euro. È una strada dalla quale non intendiamo arretrare, perché pagare i tributi significa contribuire ai servizi della propria città e perché non è accettabile che il peso ricada esclusivamente su chi ha sempre rispettato i propri obblighi».
Il sindaco Lidano Lucidi sottolinea, tuttavia, la necessità di distinguere tra chi sceglie deliberatamente di non pagare e chi, invece, si trova nell’impossibilità o in una grave difficoltà nell’adempiere ai propri obblighi tributari. «Sappiamo perfettamente che esistono persone che potrebbero pagare e scelgono di non farlo. Nei loro confronti l’azione di recupero deve essere rigorosa. Ma esistono anche famiglie che vivono di stipendio: pensionati, lavoratori e piccoli imprenditori che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con un aumento vertiginoso del costo della vita. C’è una morosità incolpevole che non possiamo e non vogliamo ignorare. La politica deve essere capace di vedere anche queste situazioni e di fornire una risposta concreta».
Da questa consapevolezza nasce il regolamento approvato dal Consiglio comunale, votato anche dagli esponenti di Sezze Futura e Fratelli d’Italia, che permette a chi ha pendenze relative ai tributi locali di mettersi in regola beneficiando della definizione agevolata prevista dal provvedimento. «Abbiamo voluto cogliere una possibilità importante in un momento nel quale molte famiglie e molte attività economiche attraversano ancora una fase di difficoltà. Chi vuole regolarizzare la propria posizione deve poterlo fare senza essere schiacciato da sanzioni e interessi che, con il passare degli anni, possono rendere il debito sempre più difficile da sostenere. Allo stesso tempo il Comune può recuperare somme che gli spettano e trasformarle in risorse per garantire servizi migliori e, dove possibile, crearne di nuovi».
Per l’amministrazione comunale il provvedimento rappresenta quindi un punto di equilibrio tra equità fiscale e attenzione alle condizioni economiche e sociali della comunità. «Il principio deve essere molto chiaro: chi può pagare, deve pagare, e chi ha cercato di sottrarsi completamente ai propri doveri deve sapere che i controlli proseguiranno e saranno sempre più incisivi. Ma a chi vuole mettersi in regola stiamo offrendo uno strumento concreto per farlo a condizioni più sostenibili. È un’opportunità che abbiamo fortemente voluto e che riteniamo giusto mettere a disposizione della città».
Nei prossimi giorni l’amministrazione comunale avvierà una campagna informativa dedicata, attraverso la quale saranno illustrate nel dettaglio le modalità, i requisiti e i termini per accedere alla definizione agevolata. «Vogliamo che tutti siano messi nelle condizioni di conoscere questa possibilità e di valutarla. Per questo daremo la massima diffusione alle informazioni e spiegheremo con chiarezza come aderire. Ma voglio essere altrettanto chiaro su un altro punto: questa deve essere considerata l’ultima occasione per mettersi in regola. Dopo aver offerto uno strumento per sanare la propria posizione, l’azione di contrasto all’evasione e di recupero delle somme dovute proseguirà con ancora maggiore determinazione. È una questione di equità nei confronti di tutti quei cittadini che, anche facendo sacrifici, hanno sempre pagato quanto dovuto».
Altro...
La Via Appia si può percorrere, ascoltare e, soprattutto, assaggiare. È questo il filo conduttore di “Il Gusto del Viaggio Lento sulla Via Appia”, l’iniziativa promossa da Slow Food Monti Lepini e Ausoni APS, con Slow Food Travel Monti Lepini, in programma a Sermoneta venerdì 9 e sabato 10 ottobre 2026.
Il progetto è stato approvato e finanziato dalla Provincia di Latina nell’ambito di “Via Appia. Regina Viarum” e propone un modo originale per conoscere il territorio: partire dal cammino e arrivare alla tavola, mettendo in relazione patrimonio storico, paesaggio, agricoltura e tradizioni gastronomiche.
Sermoneta, affacciata sulla pianura pontina e legata ai percorsi che dalla pianura conducono verso i Monti Lepini, sarà il punto di partenza di un racconto dedicato ai viaggiatori di ieri e di oggi. La Via Appia non attraversa direttamente il centro storico del borgo, ma la sua storia si intreccia con quella delle vie di collegamento, degli scambi commerciali, dell'ospitalità e dei luoghi di sosta.
Venerdì il viaggio comincia nel borgo
La prima giornata, venerdì 9 ottobre, avrà come tema “La strada che sale. Dall’Appia al Castello, una bisaccia per Sermoneta”.
L'appuntamento è alle 16.30, al Giardino della Polveriera – Bastione di San Sebastiano, dove sarà accolto il pubblico. Alle 17 prenderà il via una visita teatralizzata condotta attraverso il dialogo tra una guida e un attore, chiamato a dare voce a diversi personaggi e a raccontare il rapporto tra viaggio, ospitalità e alimentazione.
Il percorso toccherà alcuni dei luoghi più significativi del borgo, tra cui la Cattedrale di Santa Maria, la Loggia dei Mercanti, l’area sottostante il Castello Caetani e il Belvedere, prima del rientro al Bastione.
A scandire il cammino saranno anche gli assaggi. Lungo il percorso, in particolare, è prevista una sosta presso un forno per conoscere e degustare le serpette, i tradizionali biscotti di Sermoneta.
Alle 18.30 il racconto proseguirà con un aperitivo narrato con l’Archeochef e l’agricoltore. I prodotti, le tecniche di conservazione e le esigenze alimentari dei viaggiatori diventeranno così il punto di partenza per mettere in dialogo la storia del viaggio con la gastronomia contemporanea.
La conclusione dell'appuntamento è prevista intorno alle 19.30.
Sabato la Via Appia arriva a tavola
La seconda giornata, sabato 10 ottobre, sarà dedicata a “Saperi in Viaggio; la nostra Appia a tavola”, con una mattinata di incontri, racconti e degustazioni.
L'apertura è prevista alle 9.30, seguita alle 9.45 dai saluti istituzionali. Alle 10 prenderà il via il talk “La Via Appia, strada del cibo e del turismo lento”, durante il quale sarà presentata anche la Mappa “Luoghi del Gusto dell’Appia”.
A seguire, i prodotti del territorio saranno protagonisti del Mercato Narrativo: non un tradizionale mercato con espositori e vendita diretta, ma una vera e propria esperienza culturale e sensoriale. Gli alimenti saranno raccontati dagli esperti di storia e gastronomia attraverso la loro provenienza, il lavoro dei produttori e il rapporto con il paesaggio.
Il programma proseguirà con il workshop “La cucina del viaggio”, dedicato al rapporto tra alimentazione e mobilità. Si parlerà di come veniva preparata una bisaccia, quali alimenti potevano essere trasportati e conservati e in che modo gli spostamenti favorivano l'incontro tra culture, abitudini e sapori differenti. Anche in questo caso, il racconto sarà accompagnato da assaggi.
Intorno a mezzogiorno sarà invece la volta della degustazione narrata “L’Appia, via dell’incontro tra popoli”, un percorso gastronomico attraverso le relazioni tra la pianura, la fascia pedemontana e i Monti Lepini.
Ogni assaggio sarà accompagnato da una storia per leggere nei prodotti il paesaggio, i saperi e le comunità che li hanno generati. Le preparazioni contemporanee dialogheranno con i temi storici del viaggio, della conservazione degli alimenti e dell'ospitalità.
Le conclusioni sono previste a partire dalle 13.
Il cibo come chiave per conoscere il territorio
L'iniziativa di Slow Food Monti Lepini e Ausoni nasce dall'idea che il cibo possa essere una chiave per leggere un territorio e le sue trasformazioni. Camminare, fermarsi, ascoltare e assaggiare diventano così momenti di un unico percorso, capace di mettere in relazione la storia della Via Appia con l'agricoltura, le produzioni locali e le comunità.
Un viaggio lento, dunque, nel quale la tavola non rappresenta soltanto il punto di arrivo, ma diventa parte integrante del racconto del territorio.
Informazioni
Sermoneta, 9 e 10 ottobre 2026
Giardino della Polveriera – Bastione di San Sebastiano
Via della Carbonara snc
L'evento è gratuito, con posti limitati e prenotazione obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni: WhatsApp +39 351 672 9094
Iniziativa promossa da Slow Food Monti Lepini e Ausoni APS, con Slow Food Travel Monti Lepini, nell’ambito del progetto “Via Appia. Regina Viarum”, approvato e finanziato dalla Provincia di Latina.
Priverno, 6 ottobre 2026 – Roberto Perticaroli, presidente Slow Food Monti Lepini Aps.
Una passione nata in famiglia, un forte legame con i cani e un percorso costruito nel tempo hanno portato Julia Tasciotti, giovane concittadina di Sezze, a diventare l’unica donna della propria squadra di caccia, composta da 36 iscritti. La sua storia è stata raccontata dalla rivista nazionale specializzata Caccia & Tiro, nel numero 09/2026.
Insegnante di matematica e scienze, Julia si è avvicinata fin da bambina al mondo dei cani e della natura, anche grazie al padre Antonio. La passione familiare si è trasformata negli anni in un impegno nella cinofilia e successivamente nel mondo venatorio, dove ha saputo ritagliarsi il proprio spazio con competenza e determinazione.
Un percorso che assume particolare significato anche per la presenza femminile in un ambiente tradizionalmente a prevalenza maschile. Julia, inoltre, mette la propria esperienza a disposizione dei più giovani attraverso le attività di Federcaccia.
Importante anche il riconoscimento ottenuto nell’ambito del concorso fotografico “A Caccia di Scatti 2025”: la sua fotografia Cuore a cuore è stata selezionata a livello nazionale e inserita nel calendario Federcaccia 2026.
A complimentarsi pubblicamente con Julia è stata la consigliera comunale Federica Lama, che ha sottolineato il valore della sua esperienza: «La storia di Julia racconta una donna che ha seguito la propria passione senza lasciarsi condizionare dagli stereotipi. È entrata in un ambiente prevalentemente maschile e ha saputo costruire il proprio spazio con naturalezza, competenza e determinazione».
Lama ha evidenziato anche il particolare rapporto di Julia con i suoi cani, fatto di «fiducia, cura e responsabilità», diventato nel tempo parte integrante della sua vita.
La consigliera ha infine annunciato che il prossimo 18 ottobre, in occasione della Fiera storica di San Luca, il parco del Monumento ai Caduti di Sezze ospiterà una mattinata dedicata al mondo della cinofilia, un’occasione per valorizzare il rapporto tra persone e animali e le tante realtà che, con passione, operano in questo settore.
Unire i territori dei Lepini per affrontare la crisi idrica e chiedere un confronto stabile con il gestore e le istituzioni. È questo l’obiettivo del Comitato Acqua, Beni e Servizi Pubblici, che raccoglie l’iniziativa di un gruppo di cittadini deciso a trasformare i disagi vissuti quotidianamente dalle comunità in un’azione territoriale comune.
Al centro della proposta c’è la richiesta di istituire un tavolo permanente di confronto su scala distrettuale, con il coinvolgimento dei Comuni e delle comunità interessate, per arrivare alla predisposizione di un documento capace di mettere nero su bianco criticità, ritardi e problemi nella gestione del servizio idrico.
Nel suo documento, il Comitato contesta quella che definisce una gestione «catastrofica» delle crisi idriche sui Lepini e punta il dito contro le modalità con cui, a suo giudizio, Acqualatina continua a gestire la distribuzione dell’acqua. Secondo il Comitato, le continue interruzioni e le difficoltà nell’approvvigionamento stanno riportando le comunità a condizioni di forte disagio, paragonate dai promotori a quelle conosciute prima degli interventi infrastrutturali realizzati nel territorio nel secondo dopoguerra.
Il Comitato chiede quindi di passare dalle singole segnalazioni a un percorso di verifica e documentazione condiviso, coinvolgendo direttamente i territori.
L'allargamento del Comitato ai Comuni dei Lepini
Uno dei primi obiettivi indicati è l’allargamento del Comitato Acqua, Beni e Servizi Pubblici alle rappresentanze dei Comuni di Bassiano, Cori, Norma, Sezze, Roccagorga e Maenza.
L’intento è costruire una rappresentanza interterritoriale capace di affrontare la questione idrica non più come una somma di emergenze locali, ma come una problematica che riguarda l’intero sistema dei Lepini e il rapporto tra i territori montani, la pianura pontina e le aree costiere.
Tra le proposte figura un censimento operativo delle perdite idriche nelle aree interessate dal costituendo Comitato interdistrettuale delle Fonti, insieme a un censimento delle fonti di approvvigionamento e a verifiche sul posto delle condizioni in cui versano.
La tutela delle fonti storiche
Particolare attenzione viene riservata alle fonti più antiche e alle prime testimonianze industriali legate alla diffusione del servizio idrico.
Il Comitato chiede l’adozione di provvedimenti emergenziali per la loro tutela, accompagnati da specifici progetti di intervento, nella convinzione che il patrimonio delle fonti rappresenti una parte importante della storia e dell’identità dei territori lepini.
La proposta comprende anche la verifica delle condizioni di approvvigionamento dei circuiti idrici preesistenti, oggi eliminati o modificati, secondo il Comitato, con conseguenze sulle performance complessive del servizio.
Più capacità di accumulo contro le interruzioni
Un altro punto centrale riguarda le infrastrutture.
Il Comitato propone l’ampliamento e la realizzazione di nuove vasche di accumulo nelle aree dei Lepini, ritenendo necessario aumentare la capacità di riserva del sistema in considerazione delle interruzioni del servizio che vengono segnalate con sempre maggiore frequenza.
L’obiettivo è disporre di una maggiore capacità di risposta nei momenti di emergenza, riducendo l’impatto delle interruzioni sulle utenze e sulle comunità.
«Riaprire le fontanelle nei Comuni delle Fonti»
Tra le richieste avanzate dal Comitato c’è anche la riapertura delle fontanelle nei Comuni dei Lepini dai quali sgorgano le acque che vengono diramate verso una parte significativa delle utenze della pianura pontina e dei territori costieri.
Per il Comitato, il tema delle fontanelle assume un valore che va oltre la semplice disponibilità di un punto di approvvigionamento: significa anche ristabilire un rapporto diretto tra le comunità e le risorse idriche presenti nei propri territori.
Tutela delle vasche rurali e percorsi didattici
L’iniziativa guarda anche alla tutela ambientale.
Il Comitato chiede interventi immediati per la tutela delle vasche rurali utilizzate dalla fauna selvatica, considerate importanti punti di approvvigionamento per gli animali presenti nelle aree montane.
A questa proposta si affianca l’idea di realizzare percorsi didattici dedicati alle fonti antiche, coinvolgendo le scuole primarie dei Comuni del distretto dei Lepini.
Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe consentire alle nuove generazioni di conoscere la storia delle fonti, il valore dell’acqua e il patrimonio ambientale e infrastrutturale del proprio territorio.
«Trasformare le criticità in un'azione comune»
Il punto centrale dell’iniziativa del Comitato Acqua, Beni e Servizi Pubblici è quindi la necessità di superare una gestione frammentata delle emergenze.
L’obiettivo è conoscere lo stato delle reti idriche e delle fonti, censire le criticità, tutelare il patrimonio idrico dei Lepini e costruire una posizione comune da portare al tavolo con Acqualatina e con le istituzioni competenti.
Il Comitato punta così a trasformare i problemi segnalati dai singoli cittadini e dai singoli Comuni in una piattaforma territoriale condivisa, sostenuta da dati, verifiche e proposte operative.
La richiesta è quella di aprire un confronto permanente che coinvolga i territori e consenta di affrontare la crisi idrica non soltanto quando si verifica l’emergenza, ma attraverso una programmazione degli interventi e una maggiore attenzione alla tutela delle fonti e delle infrastrutture.
Per i promotori, la questione dell’acqua sui Lepini non riguarda soltanto la continuità del servizio: riguarda la tutela di una risorsa fondamentale, il patrimonio storico delle fonti e il diritto delle comunità a conoscere e partecipare alle scelte che riguardano il proprio sistema idrico.
