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redazione

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A Sezze riprende l’iter per la messa in sicurezza e la regolamentazione del parcheggio di via Archi, a servizio della stazione ferroviaria. Le Commissioni consiliari Lavori Pubblici e Viabilità e Gestione delle Risorse e Programmazione hanno rilanciato il progetto, già esaminato nel febbraio 2024, con l’obiettivo di realizzare un’area di sosta custodita e videosorvegliata, pensata soprattutto per le esigenze dei pendolari.

La proposta prevede la presenza di personale addetto alla sorveglianza dalle 6 alle 22 e un sistema di videosorveglianza notturna dalle 22 alle 6. Tra le ipotesi al vaglio c’è l’affidamento della gestione alla società comunale SPL, previa verifica della fattibilità tecnica, amministrativa ed economica.

Da definire anche il piano tariffario, che potrebbe comprendere pagamenti orari e abbonamenti mensili e annuali, con agevolazioni per residenti e studenti. Saranno inoltre mantenuti posti gratuiti e stalli riservati alle categorie aventi diritto.

I presidenti delle Commissioni, Pasquale Casalini e Federica Pecorilli, sottolineano la necessità di coniugare sicurezza, sostenibilità economica ed equità, evitando costi eccessivi per chi utilizza quotidianamente il treno. Il percorso proseguirà con le verifiche degli uffici comunali, chiamati a valutare i costi, le modalità di gestione e le tariffe prima di procedere con gli eventuali provvedimenti.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del movimento Sezze Bene Comune.

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C’è qualcosa di profondamente significativo nel modo in cui, a Sezze, si sta delineando il confronto politico. In una fase in cui il paese avrebbe bisogno di una proposta chiara, riconoscibile e capace di definire un perimetro politico coerente, si continua a cercare riparo dietro il civismo, come se una lista civica potesse, da sola, risolvere le contraddizioni di una coalizione o nascondere l’assenza di una visione condivisa. Il civismo, quando nasce dalla partecipazione autentica, è una risorsa preziosa per una comunità. Diventa però un limite quando viene utilizzato come un involucro neutro, un contenitore buono per tutti e per nessuno, nel quale si tenta di ricomporre ciò che politicamente non riesce a trovare una sintesi. Perché una proposta amministrativa non può essere soltanto la somma di convenienze, né può prescindere dalle identità, dalle responsabilità e dai valori di chi intende governare.
Il problema di Sezze, prima ancora che elettorale, appare culturale e politico: la difficoltà di anteporre un progetto collettivo alle ambizioni individuali, ai conti rimasti aperti e ai tentativi di riscatto personale.
Da una parte c’è Lucidi, con una maggioranza nella quale, secondo questa lettura, convivono sensibilità e riferimenti riconducibili alla destra, talvolta senza una loro esplicita rappresentazione politica. Una condizione che pone una domanda legittima: quale identità si vuole dare alla proposta di governo e quale rapporto si intende costruire tra le forze che la sostengono e i cittadini che dovrebbero riconoscervisi?
Dall’altra parte si profila un déjà-vu politico che coinvolge Campoli: l’impressione è che si possa risolvere il problema della proposta politica autentica tornando a riavvolgere il nastro della storia, riproponendo equilibri, protagonisti e schemi che appartengono a una stagione di vent’anni fa. Ma la politica non può vivere di sola memoria. Il passato può offrire esperienze e insegnamenti, non diventare l’unico orizzonte possibile. Una comunità che guarda soltanto indietro rischia di non trovare le parole, le idee e le energie necessarie per affrontare il presente. Nel frattempo, Fratelli d’Italia sembra ancora dover chiarire quale strada intenderebbe percorrere: partecipare con il proprio simbolo oppure concorrere attraverso una formazione civica? Non è una questione puramente formale. I simboli rappresentano identità, appartenenze e responsabilità politiche. La trasparenza su questi aspetti è parte integrante del rapporto di fiducia con gli elettori, che hanno diritto di sapere quali forze sostengono una candidatura e quale progetto intendono portare avanti. In questo quadro, il dibattito rischia di restringersi attorno a figure e candidature, anziché svilupparsi sui contenuti. Da una parte, la figura del medico della mutua, evocata come metafora di un paese che sembra cercare continuamente una cura senza riuscire a individuare le cause profonde del proprio malessere politico. Dall’altra, quella del commercialista, associata a una prospettiva che appare concentrata soprattutto sulle dinamiche locali, senza che emerga ancora con sufficiente chiarezza una visione più ampia del futuro della comunità. Le persone, naturalmente, non esauriscono il valore di una proposta politica nelle loro professioni o nelle loro biografie. Il punto è un altro: nessun candidato, da solo, può sostituire un progetto; nessuna storia personale può prendere il posto di una visione collettiva. È proprio qui che si manifesta il rischio più grande: quello di un paese incapace di liberarsi dalla logica personalistica, nel quale ogni passaggio politico viene interpretato attraverso le traiettorie dei singoli, i rapporti di forza, le rivincite e le vecchie appartenenze. Una politica che finisce per parlare soprattutto di sé stessa, mentre i problemi della comunità rimangono sullo sfondo. Eppure, una parte dell’elettorato sembra attendere qualcosa di diverso. Non necessariamente un nome nuovo soltanto per ragioni anagrafiche o anagrafiche-politiche, ma una guida capace di rappresentare una discontinuità reale. Una proposta di sintesi, costruita attorno a obiettivi riconoscibili, accompagnata da una squadra di persone competenti e da un metodo di governo fondato sulla responsabilità, sulla trasparenza e sulla capacità di dare risposte. Il rinnovamento, infatti, non consiste semplicemente nel cambiare candidato o nel ricomporre diversamente le stesse alleanze. Significa cambiare il modo in cui si costruisce una proposta, il rapporto tra politica e cittadini, la selezione delle priorità e la capacità di rendere verificabili gli impegni assunti. Significa, soprattutto, avere il coraggio di dire con chiarezza da dove si parte, dove si vuole arrivare e con quali strumenti. Sezze non ha bisogno di un altro giro dentro il labirinto dei personalismi. Ha bisogno di uscire dal pantano attraverso una prospettiva che sappia tenere insieme identità politica, apertura civica e competenze amministrative. Ha bisogno di una classe dirigente che consideri le differenze un elemento da comporre attraverso il confronto, non qualcosa da nascondere dietro simboli rassicuranti o formule di convenienza. Anteporre l’interesse comune ai riscatti personali dovrebbe essere il faro di ogni percorso politico. Non uno slogan da pronunciare nelle occasioni pubbliche, ma il criterio con cui valutare le scelte, le alleanze e le candidature. Perché il bene di una comunità viene prima delle ambizioni di chi aspira a rappresentarla. La vera domanda, allora, non è soltanto chi guiderà Sezze nella prossima stagione amministrativa. La domanda è quale idea di paese si intenda costruire, quale cultura politica si voglia affermare e se esista finalmente la volontà di superare gli schemi che hanno alimentato divisioni e ripetizioni. Un paese non è malato perché attraversa una fase difficile. Rischia di diventarlo politicamente quando smette di interrogarsi sulle ragioni delle proprie difficoltà e continua a cercare risposte dentro gli stessi meccanismi che le hanno generate. Per uscire da questa condizione serve una scelta di maturità: meno contabilità delle ambizioni personali, meno operazioni costruite sul passato, meno ambiguità sulle identità politiche. E più idee, più responsabilità, più competenze, più futuro.
Perché Sezze merita una proposta politica che non si limiti a occupare uno spazio elettorale, ma sappia finalmente indicare una direzione.

 

Più trasparenza nella gestione dei servizi sociali, maggiore attenzione alle esigenze delle famiglie e un ruolo centrale per Sezze nella programmazione del Distretto sociosanitario LT3. Sono questi i punti principali del comunicato diffuso da SeTiam, per bocca di Rinaldo Ceccano, che interviene sul Piano Sociale di Zona 2024-2026 dopo la recente nota del Comune di Priverno.

Per l’associazione, il confronto non può limitarsi agli aspetti formali e amministrativi del Piano, ma deve concentrarsi soprattutto sulla capacità di tradurre le risorse programmate in interventi concreti e accessibili ai cittadini.

«Il tema centrale non è soltanto l’approvazione del Piano, ma la capacità di trasformare le risorse programmate in servizi concreti, accessibili e realmente rispondenti ai bisogni dei cittadini», sottolinea Ceccano di SeTiam.

Uno dei temi sollevati riguarda il ruolo della città di Sezze all’interno del Distretto LT3. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, Sezze rappresenta oltre il 42% della popolazione distrettuale e, proprio per questo, dovrebbe avere un ruolo centrale nella definizione delle priorità, nella programmazione degli interventi e nella verifica dei risultati raggiunti.

SeTiam richiama inoltre l’attenzione sulle segnalazioni provenienti dalle famiglie, che riguarderebbero le difficoltà nel reperire informazioni sui servizi e i ritardi nei pagamenti dei contributi destinati alle persone con disabilità gravissima e degli interventi collegati alla DGR 223.

Su questi aspetti, l’associazione chiede risposte precise e strumenti di comunicazione più efficaci. Tra le proposte figurano un portale informativo aggiornato, una maggiore trasparenza sulle procedure e una rendicontazione periodica dei servizi attivati e delle risorse effettivamente utilizzate.

Accanto alle criticità segnalate, SeTiam propone di avviare una riflessione sulle nuove forme di assistenza e inclusione sociale già sperimentate in altri contesti.

Tra le ipotesi indicate figurano alloggi assistiti per anziani, centri specializzati per le persone con Alzheimer, budget di salute, progetti di cohousing e percorsi legati al Dopo di Noi. L’elenco comprende anche le Case del Welfare di Comunità, la teleassistenza, la domotica sociale e programmi personalizzati per favorire l’inserimento lavorativo delle persone in condizioni di fragilità.

L’obiettivo, spiega l’associazione, è verificare quali servizi siano già presenti nel Distretto LT3, quali necessitino di un potenziamento e quali possano essere introdotti attraverso nuove progettualità e opportunità di finanziamento.

Centro storico di Sezze, la proposta del welfare diffuso

La visione di SeTiam si collega anche alla proposta di valorizzare il centro storico di Sezze attraverso un modello di welfare diffuso e di borgo protetto.

L’idea è recuperare immobili pubblici e destinarli allo sviluppo di servizi di prossimità, con particolare attenzione agli anziani, alle persone con disabilità e alle famiglie. Un progetto che, nelle intenzioni dell’associazione, potrebbe contribuire a integrare le politiche sociali con la riqualificazione del patrimonio esistente e con una maggiore presenza dei servizi sul territorio.

SeTiam precisa che la proposta non nasce con l’intento di contrapporre Sezze agli altri Comuni del Distretto, ma di favorire una programmazione condivisa e capace di rispondere alle esigenze della popolazione.

Per questo viene chiesto un confronto permanente con famiglie, associazioni, cooperative e operatori del settore, affinché le scelte in materia sociale siano accompagnate da un monitoraggio costante dei risultati e da un dialogo diretto con chi utilizza i servizi.

«Le politiche sociali non si misurano dal numero delle delibere approvate, ma dalla qualità dei servizi che arrivano concretamente alle persone», conclude l’associazione, ribadendo la necessità che Sezze sia protagonista della prossima fase di programmazione e innovazione sociale del Distretto LT3.

 

 

Il Consiglio comunale di Sezze ha approvato, con il voto favorevole di tutte le forze politiche ad eccezione del Partito Democratico, il regolamento per la definizione agevolata dei tributi locali. Un provvedimento attraverso il quale l’amministrazione comunale intende offrire a cittadini e imprese la possibilità di regolarizzare la propria posizione tributaria, evitando il peso di sanzioni e interessi, e allo stesso tempo consentire all’Ente di recuperare risorse da destinare ai servizi per la comunità. «In questi anni abbiamo portato avanti un’azione molto incisiva nel contrasto all’evasione fiscale e continueremo a farlo con ancora maggiore determinazione. Soltanto alla fine del 2025 abbiamo emesso avvisi di accertamento nei confronti di evasori totali, soggetti fino a quel momento completamente sconosciuti al fisco comunale, per un importo complessivo vicino al milione di euro. È una strada dalla quale non intendiamo arretrare, perché pagare i tributi significa contribuire ai servizi della propria città e perché non è accettabile che il peso ricada esclusivamente su chi ha sempre rispettato i propri obblighi».

Il sindaco Lidano Lucidi sottolinea, tuttavia, la necessità di distinguere tra chi sceglie deliberatamente di non pagare e chi, invece, si trova nell’impossibilità o in una grave difficoltà nell’adempiere ai propri obblighi tributari. «Sappiamo perfettamente che esistono persone che potrebbero pagare e scelgono di non farlo. Nei loro confronti l’azione di recupero deve essere rigorosa. Ma esistono anche famiglie che vivono di stipendio: pensionati, lavoratori e piccoli imprenditori che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con un aumento vertiginoso del costo della vita. C’è una morosità incolpevole che non possiamo e non vogliamo ignorare. La politica deve essere capace di vedere anche queste situazioni e di fornire una risposta concreta».

Da questa consapevolezza nasce il regolamento approvato dal Consiglio comunale, votato anche dagli esponenti di Sezze Futura e Fratelli d’Italia, che permette a chi ha pendenze relative ai tributi locali di mettersi in regola beneficiando della definizione agevolata prevista dal provvedimento. «Abbiamo voluto cogliere una possibilità importante in un momento nel quale molte famiglie e molte attività economiche attraversano ancora una fase di difficoltà. Chi vuole regolarizzare la propria posizione deve poterlo fare senza essere schiacciato da sanzioni e interessi che, con il passare degli anni, possono rendere il debito sempre più difficile da sostenere. Allo stesso tempo il Comune può recuperare somme che gli spettano e trasformarle in risorse per garantire servizi migliori e, dove possibile, crearne di nuovi».

Per l’amministrazione comunale il provvedimento rappresenta quindi un punto di equilibrio tra equità fiscale e attenzione alle condizioni economiche e sociali della comunità. «Il principio deve essere molto chiaro: chi può pagare, deve pagare, e chi ha cercato di sottrarsi completamente ai propri doveri deve sapere che i controlli proseguiranno e saranno sempre più incisivi. Ma a chi vuole mettersi in regola stiamo offrendo uno strumento concreto per farlo a condizioni più sostenibili. È un’opportunità che abbiamo fortemente voluto e che riteniamo giusto mettere a disposizione della città».

Nei prossimi giorni l’amministrazione comunale avvierà una campagna informativa dedicata, attraverso la quale saranno illustrate nel dettaglio le modalità, i requisiti e i termini per accedere alla definizione agevolata. «Vogliamo che tutti siano messi nelle condizioni di conoscere questa possibilità e di valutarla. Per questo daremo la massima diffusione alle informazioni e spiegheremo con chiarezza come aderire. Ma voglio essere altrettanto chiaro su un altro punto: questa deve essere considerata l’ultima occasione per mettersi in regola. Dopo aver offerto uno strumento per sanare la propria posizione, l’azione di contrasto all’evasione e di recupero delle somme dovute proseguirà con ancora maggiore determinazione. È una questione di equità nei confronti di tutti quei cittadini che, anche facendo sacrifici, hanno sempre pagato quanto dovuto».

 

 

La Via Appia si può percorrere, ascoltare e, soprattutto, assaggiare. È questo il filo conduttore di “Il Gusto del Viaggio Lento sulla Via Appia”, l’iniziativa promossa da Slow Food Monti Lepini e Ausoni APS, con Slow Food Travel Monti Lepini, in programma a Sermoneta venerdì 9 e sabato 10 ottobre 2026.

Il progetto è stato approvato e finanziato dalla Provincia di Latina nell’ambito di “Via Appia. Regina Viarum” e propone un modo originale per conoscere il territorio: partire dal cammino e arrivare alla tavola, mettendo in relazione patrimonio storico, paesaggio, agricoltura e tradizioni gastronomiche.

Sermoneta, affacciata sulla pianura pontina e legata ai percorsi che dalla pianura conducono verso i Monti Lepini, sarà il punto di partenza di un racconto dedicato ai viaggiatori di ieri e di oggi. La Via Appia non attraversa direttamente il centro storico del borgo, ma la sua storia si intreccia con quella delle vie di collegamento, degli scambi commerciali, dell'ospitalità e dei luoghi di sosta.

Venerdì il viaggio comincia nel borgo

La prima giornata, venerdì 9 ottobre, avrà come tema “La strada che sale. Dall’Appia al Castello, una bisaccia per Sermoneta”.

L'appuntamento è alle 16.30, al Giardino della Polveriera – Bastione di San Sebastiano, dove sarà accolto il pubblico. Alle 17 prenderà il via una visita teatralizzata condotta attraverso il dialogo tra una guida e un attore, chiamato a dare voce a diversi personaggi e a raccontare il rapporto tra viaggio, ospitalità e alimentazione.

Il percorso toccherà alcuni dei luoghi più significativi del borgo, tra cui la Cattedrale di Santa Maria, la Loggia dei Mercanti, l’area sottostante il Castello Caetani e il Belvedere, prima del rientro al Bastione.

A scandire il cammino saranno anche gli assaggi. Lungo il percorso, in particolare, è prevista una sosta presso un forno per conoscere e degustare le serpette, i tradizionali biscotti di Sermoneta.

Alle 18.30 il racconto proseguirà con un aperitivo narrato con l’Archeochef e l’agricoltore. I prodotti, le tecniche di conservazione e le esigenze alimentari dei viaggiatori diventeranno così il punto di partenza per mettere in dialogo la storia del viaggio con la gastronomia contemporanea.

La conclusione dell'appuntamento è prevista intorno alle 19.30.

Sabato la Via Appia arriva a tavola

La seconda giornata, sabato 10 ottobre, sarà dedicata a “Saperi in Viaggio; la nostra Appia a tavola”, con una mattinata di incontri, racconti e degustazioni.

L'apertura è prevista alle 9.30, seguita alle 9.45 dai saluti istituzionali. Alle 10 prenderà il via il talk “La Via Appia, strada del cibo e del turismo lento”, durante il quale sarà presentata anche la Mappa “Luoghi del Gusto dell’Appia”.

A seguire, i prodotti del territorio saranno protagonisti del Mercato Narrativo: non un tradizionale mercato con espositori e vendita diretta, ma una vera e propria esperienza culturale e sensoriale. Gli alimenti saranno raccontati dagli esperti di storia e gastronomia attraverso la loro provenienza, il lavoro dei produttori e il rapporto con il paesaggio.

Il programma proseguirà con il workshop “La cucina del viaggio”, dedicato al rapporto tra alimentazione e mobilità. Si parlerà di come veniva preparata una bisaccia, quali alimenti potevano essere trasportati e conservati e in che modo gli spostamenti favorivano l'incontro tra culture, abitudini e sapori differenti. Anche in questo caso, il racconto sarà accompagnato da assaggi.

Intorno a mezzogiorno sarà invece la volta della degustazione narrata “L’Appia, via dell’incontro tra popoli”, un percorso gastronomico attraverso le relazioni tra la pianura, la fascia pedemontana e i Monti Lepini.

Ogni assaggio sarà accompagnato da una storia per leggere nei prodotti il paesaggio, i saperi e le comunità che li hanno generati. Le preparazioni contemporanee dialogheranno con i temi storici del viaggio, della conservazione degli alimenti e dell'ospitalità.

Le conclusioni sono previste a partire dalle 13.

Il cibo come chiave per conoscere il territorio

L'iniziativa di Slow Food Monti Lepini e Ausoni nasce dall'idea che il cibo possa essere una chiave per leggere un territorio e le sue trasformazioni. Camminare, fermarsi, ascoltare e assaggiare diventano così momenti di un unico percorso, capace di mettere in relazione la storia della Via Appia con l'agricoltura, le produzioni locali e le comunità.

Un viaggio lento, dunque, nel quale la tavola non rappresenta soltanto il punto di arrivo, ma diventa parte integrante del racconto del territorio.

Informazioni

Sermoneta, 9 e 10 ottobre 2026
Giardino della Polveriera – Bastione di San Sebastiano
Via della Carbonara snc

L'evento è gratuito, con posti limitati e prenotazione obbligatoria.

Per informazioni e prenotazioni: WhatsApp +39 351 672 9094

Iniziativa promossa da Slow Food Monti Lepini e Ausoni APS, con Slow Food Travel Monti Lepini, nell’ambito del progetto “Via Appia. Regina Viarum”, approvato e finanziato dalla Provincia di Latina.

Priverno, 6 ottobre 2026 – Roberto Perticaroli, presidente Slow Food Monti Lepini Aps.

 

Una passione nata in famiglia, un forte legame con i cani e un percorso costruito nel tempo hanno portato Julia Tasciotti, giovane concittadina di Sezze, a diventare l’unica donna della propria squadra di caccia, composta da 36 iscritti. La sua storia è stata raccontata dalla rivista nazionale specializzata Caccia & Tiro, nel numero 09/2026.

Insegnante di matematica e scienze, Julia si è avvicinata fin da bambina al mondo dei cani e della natura, anche grazie al padre Antonio. La passione familiare si è trasformata negli anni in un impegno nella cinofilia e successivamente nel mondo venatorio, dove ha saputo ritagliarsi il proprio spazio con competenza e determinazione.

Un percorso che assume particolare significato anche per la presenza femminile in un ambiente tradizionalmente a prevalenza maschile. Julia, inoltre, mette la propria esperienza a disposizione dei più giovani attraverso le attività di Federcaccia.

Importante anche il riconoscimento ottenuto nell’ambito del concorso fotografico “A Caccia di Scatti 2025”: la sua fotografia Cuore a cuore è stata selezionata a livello nazionale e inserita nel calendario Federcaccia 2026.

A complimentarsi pubblicamente con Julia è stata la consigliera comunale Federica Lama, che ha sottolineato il valore della sua esperienza: «La storia di Julia racconta una donna che ha seguito la propria passione senza lasciarsi condizionare dagli stereotipi. È entrata in un ambiente prevalentemente maschile e ha saputo costruire il proprio spazio con naturalezza, competenza e determinazione».

Lama ha evidenziato anche il particolare rapporto di Julia con i suoi cani, fatto di «fiducia, cura e responsabilità», diventato nel tempo parte integrante della sua vita.

La consigliera ha infine annunciato che il prossimo 18 ottobre, in occasione della Fiera storica di San Luca, il parco del Monumento ai Caduti di Sezze ospiterà una mattinata dedicata al mondo della cinofilia, un’occasione per valorizzare il rapporto tra persone e animali e le tante realtà che, con passione, operano in questo settore.

 

Unire i territori dei Lepini per affrontare la crisi idrica e chiedere un confronto stabile con il gestore e le istituzioni. È questo l’obiettivo del Comitato Acqua, Beni e Servizi Pubblici, che raccoglie l’iniziativa di un gruppo di cittadini deciso a trasformare i disagi vissuti quotidianamente dalle comunità in un’azione territoriale comune.

Al centro della proposta c’è la richiesta di istituire un tavolo permanente di confronto su scala distrettuale, con il coinvolgimento dei Comuni e delle comunità interessate, per arrivare alla predisposizione di un documento capace di mettere nero su bianco criticità, ritardi e problemi nella gestione del servizio idrico.

Nel suo documento, il Comitato contesta quella che definisce una gestione «catastrofica» delle crisi idriche sui Lepini e punta il dito contro le modalità con cui, a suo giudizio, Acqualatina continua a gestire la distribuzione dell’acqua. Secondo il Comitato, le continue interruzioni e le difficoltà nell’approvvigionamento stanno riportando le comunità a condizioni di forte disagio, paragonate dai promotori a quelle conosciute prima degli interventi infrastrutturali realizzati nel territorio nel secondo dopoguerra.

Il Comitato chiede quindi di passare dalle singole segnalazioni a un percorso di verifica e documentazione condiviso, coinvolgendo direttamente i territori.

L'allargamento del Comitato ai Comuni dei Lepini

Uno dei primi obiettivi indicati è l’allargamento del Comitato Acqua, Beni e Servizi Pubblici alle rappresentanze dei Comuni di Bassiano, Cori, Norma, Sezze, Roccagorga e Maenza.

L’intento è costruire una rappresentanza interterritoriale capace di affrontare la questione idrica non più come una somma di emergenze locali, ma come una problematica che riguarda l’intero sistema dei Lepini e il rapporto tra i territori montani, la pianura pontina e le aree costiere.

Tra le proposte figura un censimento operativo delle perdite idriche nelle aree interessate dal costituendo Comitato interdistrettuale delle Fonti, insieme a un censimento delle fonti di approvvigionamento e a verifiche sul posto delle condizioni in cui versano.

La tutela delle fonti storiche

Particolare attenzione viene riservata alle fonti più antiche e alle prime testimonianze industriali legate alla diffusione del servizio idrico.

Il Comitato chiede l’adozione di provvedimenti emergenziali per la loro tutela, accompagnati da specifici progetti di intervento, nella convinzione che il patrimonio delle fonti rappresenti una parte importante della storia e dell’identità dei territori lepini.

La proposta comprende anche la verifica delle condizioni di approvvigionamento dei circuiti idrici preesistenti, oggi eliminati o modificati, secondo il Comitato, con conseguenze sulle performance complessive del servizio.

Più capacità di accumulo contro le interruzioni

Un altro punto centrale riguarda le infrastrutture.

Il Comitato propone l’ampliamento e la realizzazione di nuove vasche di accumulo nelle aree dei Lepini, ritenendo necessario aumentare la capacità di riserva del sistema in considerazione delle interruzioni del servizio che vengono segnalate con sempre maggiore frequenza.

L’obiettivo è disporre di una maggiore capacità di risposta nei momenti di emergenza, riducendo l’impatto delle interruzioni sulle utenze e sulle comunità.

«Riaprire le fontanelle nei Comuni delle Fonti»

Tra le richieste avanzate dal Comitato c’è anche la riapertura delle fontanelle nei Comuni dei Lepini dai quali sgorgano le acque che vengono diramate verso una parte significativa delle utenze della pianura pontina e dei territori costieri.

Per il Comitato, il tema delle fontanelle assume un valore che va oltre la semplice disponibilità di un punto di approvvigionamento: significa anche ristabilire un rapporto diretto tra le comunità e le risorse idriche presenti nei propri territori.

Tutela delle vasche rurali e percorsi didattici

L’iniziativa guarda anche alla tutela ambientale.

Il Comitato chiede interventi immediati per la tutela delle vasche rurali utilizzate dalla fauna selvatica, considerate importanti punti di approvvigionamento per gli animali presenti nelle aree montane.

A questa proposta si affianca l’idea di realizzare percorsi didattici dedicati alle fonti antiche, coinvolgendo le scuole primarie dei Comuni del distretto dei Lepini.

Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe consentire alle nuove generazioni di conoscere la storia delle fonti, il valore dell’acqua e il patrimonio ambientale e infrastrutturale del proprio territorio.

«Trasformare le criticità in un'azione comune»

Il punto centrale dell’iniziativa del Comitato Acqua, Beni e Servizi Pubblici è quindi la necessità di superare una gestione frammentata delle emergenze.

L’obiettivo è conoscere lo stato delle reti idriche e delle fonti, censire le criticità, tutelare il patrimonio idrico dei Lepini e costruire una posizione comune da portare al tavolo con Acqualatina e con le istituzioni competenti.

Il Comitato punta così a trasformare i problemi segnalati dai singoli cittadini e dai singoli Comuni in una piattaforma territoriale condivisa, sostenuta da dati, verifiche e proposte operative.

La richiesta è quella di aprire un confronto permanente che coinvolga i territori e consenta di affrontare la crisi idrica non soltanto quando si verifica l’emergenza, ma attraverso una programmazione degli interventi e una maggiore attenzione alla tutela delle fonti e delle infrastrutture.

Per i promotori, la questione dell’acqua sui Lepini non riguarda soltanto la continuità del servizio: riguarda la tutela di una risorsa fondamentale, il patrimonio storico delle fonti e il diritto delle comunità a conoscere e partecipare alle scelte che riguardano il proprio sistema idrico.

 

 

Una fontanella pubblica può andare in “convalescenza”? A quanto pare, sì. O almeno così racconta, con la consueta vena ironica, Paolo Di Capua nella sua nota dedicata alla storica fontanella di S. Andrea.

Dopo una lunga pausa durata, secondo la ricostruzione proposta nella nota, ben 19 mesi, la fontanella è tornata finalmente a svolgere il suo antico e semplice compito: erogare acqua ai cittadini.

Una ripresa del servizio che Di Capua saluta con un ironico ma sincero “GRAZIE all’Amministrazione”, sottolineando il valore di una struttura che, nel corso degli anni, è diventata parte della storia e della memoria del quartiere.

Ottant’anni e non sentirli

La protagonista della vicenda non è una fontanella qualsiasi. Quella di S. Andrea celebra infatti 80 anni di storia.

Ottant’anni durante i quali ha dissetato generazioni di cittadini e ha rappresentato una presenza quotidiana, quasi familiare, nel paesaggio della comunità.

Ed è proprio questo il punto sul quale insiste Di Capua: una fontanella pubblica non è soltanto un rubinetto dal quale sgorga acqua, ma può diventare un piccolo simbolo della vita di un luogo.

Davanti alla fontanella, scrive ironicamente, siamo “TUTTI UGUALI”: tutti accomunati dalla semplice necessità di bere.

La nuova “convalescenza”

L’ironia della nota prende però di mira soprattutto le nuove vicissitudini della fontanella.

Nel mese di agosto 2026, infatti, sarebbe arrivata una nuova fase di “convalescenza”.

Dopo i 19 mesi precedenti, la speranza espressa da Di Capua è che questa volta si tratti di una pausa decisamente più breve.

La battuta è inevitabile: una fontanella può avere ottant’anni, ma non per questo deve trascorrere gran parte della propria vita in convalescenza.

Da qui l’auspicio che il servizio possa essere mantenuto con continuità, evitando nuove e prolungate interruzioni.

Il sogno del vino al posto dell’acqua

Il momento più apertamente satirico della nota arriva con il racconto di un sogno.

Di Capua immagina uno scenario paradossale: tutte le fontanelle pubbliche chiuse e, al posto dell’acqua, il vino.

Una provocazione evidentemente scherzosa, utilizzata per estremizzare la situazione e trasformare una questione apparentemente ordinaria in una scena da commedia.

Nella fantasia dell’autore, i cittadini non sarebbero più semplicemente assetati, ma potrebbero iniziare a “camminare oscillando” e a parlare senza freni.

Il finale del sogno, però, riporta tutto alla realtà:

“Speriamo che il sogno non si avveri”.

Perché la fontanella, secondo Di Capua, deve continuare a fare una cosa molto più importante e molto più semplice:

DARE ACQUA. DARE VITA.

Una fontanella da difendere

Dietro la satira resta dunque un messaggio preciso: preservare la fontanella di S. Andrea e garantirne il funzionamento significa anche tutelare un elemento della storia locale.

Di Capua invita quindi cittadini e Amministrazione a continuare a prestare attenzione a quella che definisce una fontanella “storica e monumentale”.

Una richiesta accompagnata, come nello stile della sua nota, da una buona dose di ironia.

Perché dopo 80 anni di servizio, qualche pausa può anche essere concessa.

Ma 19 mesi di convalescenza sono davvero tanti.

E soprattutto, conclude idealmente la provocazione di Di Capua, se proprio dobbiamo scegliere cosa far uscire da una fontanella pubblica, la risposta è una sola:

L’ACQUA.

Il vino può aspettare.

Paolo Di Capua
Nota satirica sulla fontanella pubblica di S. Andrea – Sezze

 

Prosegue il percorso avviato dal Comune di Sezze per rendere il servizio di refezione scolastica sempre più sostenibile, riducendo progressivamente l’utilizzo della plastica e dei materiali monouso. A partire da lunedì 5 ottobre 2026, in concomitanza con l’avvio del servizio mensa, in cinque plessi scolastici del territorio sarà introdotta la somministrazione di acqua di rete microfiltrata.

L’acqua sarà servita agli alunni attraverso apposite caraffe, riempite direttamente all’interno delle strutture scolastiche grazie ai dispositivi di microfiltrazione installati nell’ambito del servizio affidato a BioRistoro Italia.

L’iniziativa interesserà, in questa prima fase, cinque plessi:

  • la scuola dell’infanzia e primaria di Ceriana;

  • la scuola dell’infanzia di Crocemoschitto;

  • la scuola dell’infanzia di Foresta;

  • la scuola primaria Piagge Marine 1;

  • la scuola dell’infanzia dei Colli.

L’intervento si inserisce in un progetto più ampio già avviato dall’Amministrazione comunale, che nei mesi scorsi aveva dotato tutte le scuole interessate dal servizio di sistemi per il lavaggio delle stoviglie direttamente nelle strutture scolastiche.

Capuccilli: «Vogliamo estendere il modello a tutte le scuole»

A illustrare il nuovo passaggio è la vicesindaca e assessora alle Politiche scolastiche Michela Capuccilli, che sottolinea l’obiettivo di estendere progressivamente il modello all’intero territorio.

«Insieme a BioRistoro e agli istituti scolastici ci eravamo posti l’obiettivo di estendere questo modello, nel più breve tempo possibile, a tutte le strutture scolastiche del territorio – spiega Capuccilli –. Dopo il progetto pilota avviato lo scorso anno continuiamo quindi a promuovere e portare avanti una cultura della sostenibilità ambientale attraverso interventi concreti, resi possibili anche grazie alla collaborazione e alla disponibilità delle dirigenze dei diversi istituti».

L’introduzione dell’acqua microfiltrata si aggiunge dunque all’utilizzo delle stoviglie riutilizzabili, con l’obiettivo di ridurre il ricorso a bottiglie di plastica, imballaggi e materiali usa e getta.

«Stiamo costruendo un modello di mensa scolastica sempre più attento all’ambiente, nel quale l’utilizzo di stoviglie riutilizzabili e dell’acqua microfiltrata consente di ridurre sensibilmente bottiglie, imballaggi e rifiuti prodotti ogni giorno – aggiunge l’assessora -. Ma c’è anche un altro aspetto che riteniamo fondamentale: attraverso questi interventi vogliamo trasmettere ai bambini un messaggio educativo concreto, facendo entrare la sostenibilità nelle loro abitudini quotidiane. La scuola è uno dei luoghi migliori dai quali partire per sviluppare questa consapevolezza».

L’Amministrazione comunale punta quindi a proseguire sulla strada intrapresa, estendendo gradualmente il modello alle altre scuole di Sezze. L’obiettivo è coniugare qualità e organizzazione del servizio di refezione con una progressiva riduzione dei rifiuti e con un’azione di educazione ambientale rivolta direttamente agli alunni.

 

 

 

Un’interrogazione consiliare non decide, non approva regolamenti e non amministra. Può però contribuire a mettere una questione al centro del dibattito istituzionale e, quando viene raccolta dall’Amministrazione, può incidere sulle decisioni finali.

È questo il significato che il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Serafino Di Palma attribuisce alla vicenda della definizione agevolata delle entrate comunali a Sezze.

Lo scorso febbraio, infatti, Di Palma aveva presentato un’interrogazione chiedendo all’Amministrazione comunale di valutare l’introduzione della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2026. L'obiettivo indicato non era quello di chiedere un'approvazione automatica della misura, ma di avviare una verifica sulla sua concreta applicabilità al bilancio comunale.

In particolare, l’interrogazione sollecitava una valutazione della sostenibilità tecnica e finanziaria, una ricognizione dei residui potenzialmente interessati, l’analisi degli effetti sul bilancio e sul Fondo crediti di dubbia esigibilità e, qualora ne fossero emerse le condizioni, la predisposizione di uno specifico regolamento da sottoporre al Consiglio comunale.

A distanza di alcuni mesi, la questione è approdata in Consiglio comunale, che ha approvato il regolamento per la definizione agevolata.

Un passaggio che Di Palma legge come una conferma del ruolo che anche gli strumenti di controllo e di iniziativa dell’opposizione possono avere nel percorso amministrativo.

«Questo è anche il senso del mandato di un consigliere: non limitarsi a registrare ciò che accade, ma utilizzare gli strumenti a disposizione per provare a incidere su ciò che può accadere», sottolinea il consigliere di Fratelli d’Italia.

Il ragionamento di Di Palma si inserisce nel più ampio tema del rapporto tra maggioranza e opposizione. Due ruoli distinti, sostiene il consigliere, ma entrambi parte del funzionamento delle istituzioni: alla maggioranza spetta il compito di governare, mentre l’opposizione esercita funzioni di controllo, confronto e proposta.

Da qui anche una considerazione sul merito delle iniziative, al di là della loro provenienza politica.

«Ciò che non dovrebbe cambiare, a seconda del banco dal quale arriva una proposta, è il metro con cui la si valuta perché le idee possono avere una firma mentre l’utilità pubblica non dovrebbe avere appartenenza», afferma Di Palma.

Il principio, secondo il consigliere, è semplice: se una questione sollevata dall’opposizione viene ritenuta utile, sostenibile e potenzialmente positiva per la comunità, accoglierla non dovrebbe essere interpretato come un riconoscimento politico all’opposizione, ma come una scelta nell’interesse della città.

La vicenda della definizione agevolata diventa così, nelle parole di Di Palma, anche un esempio concreto del modo in cui Fratelli d’Italia Sezze intende svolgere il proprio ruolo in Consiglio comunale: utilizzare gli strumenti consiliari per sottoporre all’attenzione dell’Amministrazione questioni ritenute meritevoli di approfondimento, mantenendo al tempo stesso il ruolo di controllo proprio dell’opposizione.

«Un’interrogazione, da sola, non amministra e non approva nulla, ma quando pone una questione utile, può contribuire a cambiare ciò che viene deciso», conclude Di Palma.

La definizione agevolata rappresenta quindi, per il consigliere di Fratelli d’Italia, non soltanto l’esito di una decisione assunta dal Consiglio comunale, ma anche l’esempio di come una questione sollevata attraverso gli strumenti dell’opposizione possa entrare nel percorso decisionale dell’Ente.

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