FACCIAMO QUALCOSA PER IL GORETTI, SENZA GRANDI PROCLAMI
La sanità pubblica non è una voce di bilancio, è infrastruttura di coesione sociale. Il Servizio sanitario non è una macchina per produrre prestazioni. È una grande “opera pubblica” costruita per garantire un diritto fondamentale: il diritto alla salute. Come la scuola, come i trasporti. Quando salta il pronto soccorso, quando una lista d’attesa diventa di 18 mesi, non salta solo un servizio, salta il patto tra cittadino e Stato. E in provincia di Latina questo si sente doppio, perché il territorio è lungo, disperso, e togliere un presidio significa isolare e far saltare la coesione sociale.
I presidi che esistono ma non si possono usare sono la contraddizione più grande che vediamo tutti.
2. La logica dei tagli per “razionalizzazione”.
Negli ultimi 15 anni si è ragionato per bacini da 150-300 mila abitanti per giustificare un DEA di I livello. Così si sono declassati presidi come Priverno, Sezze, Terracina. Risparmi sulla carta, ma intasamento dei due hub centrali e ambulanze che fanno 40 km in più. Alla fine spendi di più.
3. Le liste d’attesa sono figlie dello stesso problema.
Se chiudi la chirurgia di prossimità, chiudi l’ambulatorio dove facevi le visite e gli interventi a bassa complessità. Tutto si riversa sull’ospedale centrale, che deve fare sia l’urgenza sia l’elettivo. Risultato: 8 mesi per una colonscopia, 14 mesi per un’ortopedica.
Ripristinare non vuol dire riaprire tutto come negli anni ’80, vuol dire ragionare in modo diverso:
• Pronto soccorso differenziato: non tutti i PS devono fare tutto. Ma un presidio che già funziona può essere riattivato come PS di prossimità per codici minori + punto di stabilizzazione per i codici maggiori, con telemedicina e rianimatore in collegamento. È il modello che in Veneto e in Emilia chiamano “Ospedali di comunità con punto di primo intervento avanzato”. Funziona.
Almeno Sezze e Cori, appunto. E guarda caso sono i due casi che vi dimostro: i muri ci sono, funzionano, ma la politica li tiene a mezzo servizio.
Cori – In questo momento è in piena ristrutturazione PNRR, per circa 3 milioni di euro. Partita a marzo 2026, dovrebbe diventare Ospedale di Comunità da 12 a 20 posti letto, con servizio H24, 7 giorni su 7, 7 infermieri nuovi, OSS, medico 4 ore e mezza al giorno, telemedicina e radiologia collegata al Goretti.
Obiettivo dichiarato: pazienti cronici, fragili, post-acuti, massimo 30 giorni, per togliere pressione ai pronto soccorso. Cosa positiva, ma non è un pronto soccorso. E per fare i lavori hanno dovuto fare “un ponte”, spostando i degenti proprio a Sezze.
Sezze – È l’altra faccia. Il PAT chiude alle 20:00. La petizione che gira da mesi lo dice chiaro: i Monti Lepini, Sezze, Priverno, Bassiano, Roccagorga, Sonnino, Maenza, circa 50.000 persone, sono rimasti l’unica zona della provincia senza un presidio H24.
La cosa assurda è che la soluzione esiste già, l’ha fatta la ASL a Cisterna: PAT + guardia medica notturna con infermiere H24. Non serve inventarsi nulla, basta replicare il modello. Invece, a Sezze e Priverno, di notte devi prendere la macchina e andare a Latina.
E qui torniamo al discorso iniziale sulla coesione sociale. La chiusura degli ospedali di Cori, Sezze e Priverno è indicata da anni come una delle cause principali dell’imbuto al Goretti di Latina. Chiudi tre PS sui Lepini e poi ti stupisci se il Goretti scoppia.
Sezze, nelle mense scolastiche arriva l’acqua microfiltrata: meno plastica e più sostenibilità
Prosegue il percorso avviato dal Comune di Sezze per rendere il servizio di refezione scolastica sempre più sostenibile, riducendo progressivamente l’utilizzo della plastica e dei materiali monouso. A partire da lunedì 5 ottobre 2026, in concomitanza con l’avvio del servizio mensa, in cinque plessi scolastici del territorio sarà introdotta la somministrazione di acqua di rete microfiltrata.
L’acqua sarà servita agli alunni attraverso apposite caraffe, riempite direttamente all’interno delle strutture scolastiche grazie ai dispositivi di microfiltrazione installati nell’ambito del servizio affidato a BioRistoro Italia.
L’iniziativa interesserà, in questa prima fase, cinque plessi:
-
la scuola dell’infanzia e primaria di Ceriana;
-
la scuola dell’infanzia di Crocemoschitto;
-
la scuola dell’infanzia di Foresta;
-
la scuola primaria Piagge Marine 1;
-
la scuola dell’infanzia dei Colli.
L’intervento si inserisce in un progetto più ampio già avviato dall’Amministrazione comunale, che nei mesi scorsi aveva dotato tutte le scuole interessate dal servizio di sistemi per il lavaggio delle stoviglie direttamente nelle strutture scolastiche.
Capuccilli: «Vogliamo estendere il modello a tutte le scuole»
A illustrare il nuovo passaggio è la vicesindaca e assessora alle Politiche scolastiche Michela Capuccilli, che sottolinea l’obiettivo di estendere progressivamente il modello all’intero territorio.
«Insieme a BioRistoro e agli istituti scolastici ci eravamo posti l’obiettivo di estendere questo modello, nel più breve tempo possibile, a tutte le strutture scolastiche del territorio – spiega Capuccilli –. Dopo il progetto pilota avviato lo scorso anno continuiamo quindi a promuovere e portare avanti una cultura della sostenibilità ambientale attraverso interventi concreti, resi possibili anche grazie alla collaborazione e alla disponibilità delle dirigenze dei diversi istituti».
L’introduzione dell’acqua microfiltrata si aggiunge dunque all’utilizzo delle stoviglie riutilizzabili, con l’obiettivo di ridurre il ricorso a bottiglie di plastica, imballaggi e materiali usa e getta.
«Stiamo costruendo un modello di mensa scolastica sempre più attento all’ambiente, nel quale l’utilizzo di stoviglie riutilizzabili e dell’acqua microfiltrata consente di ridurre sensibilmente bottiglie, imballaggi e rifiuti prodotti ogni giorno – aggiunge l’assessora -. Ma c’è anche un altro aspetto che riteniamo fondamentale: attraverso questi interventi vogliamo trasmettere ai bambini un messaggio educativo concreto, facendo entrare la sostenibilità nelle loro abitudini quotidiane. La scuola è uno dei luoghi migliori dai quali partire per sviluppare questa consapevolezza».
L’Amministrazione comunale punta quindi a proseguire sulla strada intrapresa, estendendo gradualmente il modello alle altre scuole di Sezze. L’obiettivo è coniugare qualità e organizzazione del servizio di refezione con una progressiva riduzione dei rifiuti e con un’azione di educazione ambientale rivolta direttamente agli alunni.
