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Sono oltre 150 i sacchi di rifiuti raccolti e circa 40 i volontari che hanno preso parte alla pulizia del territorio. È questo il bilancio della giornata ecologica che si è svolta domenica 25 ottobre in via Ninfina, nella zona delle Coste a Sezze. All’iniziativa hanno partecipato la cooperativa Medihospes, l’associazione Voce degli Africani e diversi cittadini che si sono uniti spontaneamente alle attività. Presente anche il sindaco Lidano Lucidi.

Le operazioni di pulizia si sono svolte dalle 9 alle 13 e hanno permesso di recuperare soprattutto bottiglie di vetro e plastica, oltre a sfalci e residui di alberi tagliati. I volontari si sono divisi in due squadre per coprire i quasi 4 chilometri dell’area interessata: una è partita dalla parte alta, mentre l’altra ha iniziato dallo Scalo. I due gruppi hanno poi proseguito in direzioni opposte fino a incontrarsi a metà percorso.

Pubblicato in Cronaca
Martedì, 27 Ottobre 2026 08:02

PERCHÉ LA CULTURA SCAPPA DA SEZZE?

 

A Sezze non manca la storia, manca il terreno per farla restare. 

È il classico paradosso dei Lepini.

Da una parte, nelle ultime settimane hai solo a Sezze: il Simulacrum – I Lepini tra Sacro e Profano al Museo Archeologico, il concerto a San Pietro, il tour con Slow Food, la conferenza sul Palazzo medievale del Comune. Prima c'era il Maggio dei Libri e l'Estate Setina, con oltre 40 eventi.

Dall'altra, la sensazione che si ha è condivisa: appena qualcosa cresce, prende il treno per Roma, Latina o direttamente fuori.

Perché scappa? Ti dico come la leggo io, da dentro la provincia.

1. La cultura è ancora vista come volontariato, non come lavoro

In Italia la fuga è economica prima che culturale: basse retribuzioni, cultura del lavoro arretrata, scarsa valorizzazione delle competenze. A Sezze questo è amplificato.

La Passione di Cristo, la Sagra del Carciofo, Simulacrum: tutto regge sull'impegno delle associazioni. Quando 36 associazioni devono mettersi insieme per «dare le basi a un movimento», vuol dire che manca una filiera professionale.

Il giovane che vuole fare il musicista, il curatore o il tecnico luci non trova una partita IVA sostenibile: trova una festa patronale da animare gratis.

2. Tanti eventi spot, poco sistema

Sezze fa eventi, ma non fa ancora industria culturale. L'Estate Setina è «una grande occasione per vivere Sezze», ma finita l'estate?

Il Museo Archeologico apre e chiude a orari istituzionali, manca una programmazione annuale stabile, mancano residenze artistiche e spazi di produzione. La cultura arriva, fa la foto, riparte.

3. I giovani se ne vanno e con loro se ne va il pubblico

«Giovani in fuga: una questione culturale e sociale» e «Un territorio vuoto di giovani è un territorio senza futuro, morente».

Non è retorica. Se ogni anno oltre 100.000 giovani con titoli di studio elevati emigrano, Sezze li perde due volte: perde chi potrebbe creare cultura e chi potrebbe consumarla.

Resta un pubblico più anziano, legato a tradizioni bellissime come la Passione, ma meno interessato alla sperimentazione, al contemporaneo e al dialetto rivisitato.

4. Burocrazia, spazi e trasporti

La lentezza burocratica e il clientelismo sono indicati da quasi metà di chi parte come concause.

Tradotto a Sezze: bandi regionali a pioggia, locali storici come il Calabresi usati a intermittenza, nessun polo culturale autonomo aperto tutti i giorni, collegamenti complicati per chi viene da Latina o Roma la sera.

Se fare cultura è una corsa a ostacoli, l'artista sceglie un posto più semplice.

5. La narrazione

Anche sui social locali, la cultura a Sezze è raccontata molto come istituzione e tradizione — locandine perfette, loghi della Regione Lazio e del Comune — e poco come scena viva degli under 35.

Il PD stesso, alla Festa dell'Unità del 17 ottobre al Calabresi, ha dovuto mettere «cultura e patrimonio» tra i temi da ricostruire. Segno che il problema è percepito anche politicamente.

Allora, chi la trattiene, la cultura?

Quello che vedo funzionare nei paesi che ce l'hanno fatta è:

  • Uno spazio fisso gestito, non concesso: un ex frantoio, un piano del museo, aperto tutto l'anno con un bando triennale.

  • Pagare le competenze: anche poco, ma con un cachet e non con un rimborso spese.

  • Fare rete lepina: Sezze + Roccagorga + Priverno + Bassiano, con un cartellone unico, non quattro sagre in concorrenza.

  • Legare cultura e lavoro: enogastronomia Slow Food, archeologia, artigianato. Lì Sezze ha un vantaggio enorme.

Pubblicato in Attualità