Sabato, 07 Novembre 2026 20:05
Mina non smette di stupire perché non smette di cercare
È questo il grande segreto di un’artista straordinaria, dalla carriera che non ha paragoni nella musica italiana. Assente dalle scene, niente televisione da cinquant’anni, niente concerti da quarant’otto, eppure la sua è una presenza costante, domina nell’immaginario e la sua voce riesce ad essere ogni volta più sorprendente.
La tigre di Cremona non è solo un’interprete, ma un’autentica indagatrice musicale, ostinata nel suo perfezionismo e al contempo artigianale, capace di dare vita a canzoni a volte sconosciute, in alcuni casi dimenticate, ma tutte scelte con un gusto selettivo unico nel saperne cogliere l’essenza qualitativa più profonda.
“Dilettevoli inedite eccedenze”, l’ultima fatica musicale di Mina, non è semplicemente un disco di cover, soprattutto non è una sfilata di titoli scontati, un assemblaggio di canzoni per tenere acceso il fuoco della sua presenza sulla scena, ma nasce dalla sua grande libertà di incarnare la musica, di introiettarla nel suo profondo e di restituircela in maniera imprevedibile ed originale.
A guidare le sue scelte non è l’idea di riprendere un brano classico, magari un grande successo, per rimetterlo in vetrina e sfruttarne la scia, ma piuttosto quella di salvare una canzone, di riportarla all’attenzione del grande pubblico, perché ingiustamente non considerata e apprezzata, di darle una nuova vita il più delle volte spostandone il senso.
A ben vedere questa è una costante che accompagna tutta la discografia di Mina, sia che si tratti di canzoni inedite che della rilettura di repertori nazionali e internazionali, sempre affrontati con tagli tematici assolutamente originali. L’ascoltatore attento e non superficiale riesce a cogliere nei brani interpretati il suo lavoro di scavo minuzioso e paziente, che siano celebri e ancor di più meno esposti, consumati e ovvi oppure nuovi.
L’approccio per niente addomesticato e accondiscendente alle mode del momento, danno prova della grande libertà musicale di Mina, rimasta intatta nel tempo. Sceglie i brani non perché “funzionano”, ma perché meritano e poco importa se l’algoritmo non li premierà, perché conta unicamente la scintilla che possiedono, in grado di accendere il fuoco della bellezza.
Il segreto della Tigre di Cremona per restare contemporanea è non aver mai inseguito la contemporaneità, non essersi mai adattata ai linguaggi del momento ma di averli attraversati con naturalezza. E così mentre tutto intorno a lei cambia, lei non rimane ferma, spazia da un territorio musicale all’altro, non lasciandosi imprigionare e scegliendo di non appartenere mai interamente al proprio tempo.
“Dilettevoli inedite eccedenze” riesce nell’impresa, per nulla facile, di mettere insieme epoche, linguaggi e atmosfere differenti e trova unità e sintesi non sotto l’aspetto cronologico ma solo grazie alla capacità interpretativa di Mina. La disomogeneità temporale e di generi non solo non viene dissimulata ma è l’aspetto più affascinante del disco, che in questo modo mescola timbri, intenzioni e prospettive differenti, senza mai perdere il proprio baricentro e la propria essenza più profonda. Questo disco è una nuova tappa di un excursus musicale, frutto di decenni di ascolti, intuizioni e ripensamenti e nel quale è condensata la complessa geografia sentimentale e musicale di Mina, il suo gusto per la melodia e per la deviazione improvvisa, la sua incessante ricerca non di conferme ma di possibilità inedite, mai abbandonando l’eleganza e mai rifugiandosi nella prudenza.
La tradizione melodica italiana de “La mia serenata” di Jimmy Fontana, con la sua scrittura limpida e immediata propria della grande canzone popolare, “Carrettieri”, di Alfonso Gibilaro, cantata in dialetto siciliano, in cui l’accento, l’inflessione e il ritmo della lingua diventano essi stessi musica, “Yes I Know My Way” di Pino Daniele, un brano in cui le sonorità di Napoli trovano un equilibrio straordinario con il blues, il soul e in generale la cultura musicale internazionale non solo convivono in un equilibrio irripetibile, ma si uniscono a mondi diversi, da “Dans mon île” di Henri Salvador attraverso il quale Mina ci offre un cambio di atmosfera, ci fa entrare in una dimensione più lieve, elegante, sospesa, in cui la sua voce lavora sulle sfumature più che sulla potenza, a “Settembre” di Ivano Fossati, un brano classificabile né come una cover in senso stretto né come un inedito assoluto ma che, essendo una canzone d’autore, porta nel disco il valore aggiunto di una scrittura in cui testo e melodia si uniscono in maniera originale, passando per “Eleanor Rigby” dei Beatles che, proposto in chiave flamenco e sottratto così alla sua forma più familiare, cambia totalmente prospettiva e per l’emozionante e coraggiosa rilettura sempre in chiave flamenco del classico napoletano Vierno.
“Dilettevoli inedite eccedenze” conferma, a decenni dall’esordio, l’irresistibile vitalità artistica di Mina che non viene minimamente scalfita dalle sue 86 primavere.
Pubblicato in
Riflessioni
