“Oltre la paura, per una Sezze aperta, sicura e da vivere insieme”. È questo il titolo e il senso delle dichiarazioni diffuse dai Giovani Democratici di Sezze in merito ai recenti episodi di cronaca che hanno visto alcuni giovani vittime di aggressioni in diverse zone della città, dal centro storico fino allo scalo.
Un tema che, secondo l’organizzazione giovanile, non può essere ridotto a emergenza o strumentalizzato nel confronto politico, ma richiede una riflessione collettiva più ampia. “Essere giovani a Sezze oggi non può e non deve significare dover scegliere tra la propria libertà e la propria tranquillità”, affermano i GD, sottolineando come la sicurezza rappresenti una condizione essenziale per l’esercizio dei diritti e per la costruzione del futuro delle nuove generazioni.
Nel documento si respinge con decisione l’idea che possano esistere “zone franche” o momenti della giornata in cui la percezione del rischio condizioni gli spostamenti delle persone. “Ogni volta che qualcuno rinuncia a vivere un luogo per timore – si legge – è l’intera comunità a subire una sconfitta”.
Da qui l’invito a superare la logica dell’emergenza e ad adottare quella della presenza sul territorio. Secondo i Giovani Democratici, la sicurezza non si garantisce esclusivamente attraverso misure repressive o l’inasprimento delle pene, ma si costruisce soprattutto grazie a una città viva, inclusiva e capace di non escludere nessuno. Il disagio e l’insicurezza, infatti, affonderebbero spesso le loro radici nelle disuguaglianze e nella marginalità sociale.
La proposta è quella di un modello di inclusione che trasformi le differenze in coesione, senza cercare capri espiatori, ma rafforzando reti di solidarietà e multiculturalismo. “La pluralità deve essere vissuta come una protezione e mai come una minaccia”, sottolineano.
Accanto alla visione, i GD chiedono anche interventi concreti: un’illuminazione pubblica omogenea, l’utilizzo di tecnologie smart per il monitoraggio del territorio e una maggiore cura urbana, con particolare attenzione alle esigenze delle donne, che troppo spesso vivono lo spazio pubblico con apprensione.
“Una Sezze vissuta e partecipata è intrinsecamente più sicura di una città che si barrica in casa”, affermano ancora, indicando nella rigenerazione degli spazi abbandonati e nella creazione di luoghi di aggregazione uno degli strumenti principali per rimettere le persone al centro della politica cittadina.
La sicurezza, concludono i Giovani Democratici di Sezze, è un bene comune che si costruisce con l’impegno di tutti. “Non intendiamo girarci dall’altra parte – dichiarano – siamo pronti a fare la nostra parte per restituire a Sezze il volto che merita: una città dove camminare a testa alta, incontrarsi sia un piacere e il futuro non faccia più paura”.
