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L’inclusione del Lazio meridionale nella ZES Unica del Mezzogiorno rappresenta una battaglia di equità territoriale e di visione strategica per il futuro delle nostre comunità. Per questo motivo, nella seduta di venerdì pomeriggio il Consiglio comunale di Sezze ha approvato all’unanimità la mozione che ribadisce il pieno sostegno politico a questa richiesta.

La consigliera Federica Lama sottolinea un nodo fondamentale: «Il reddito medio regionale del Lazio è fortemente condizionato dalla presenza di Roma Capitale, un contesto economico che non rispecchia minimamente le realtà delle province di Latina e Frosinone. Questa media falsata impedisce al Lazio meridionale di accedere automaticamente alla ZES, nonostante presenti condizioni socioeconomiche del tutto analoghe alle aree già incluse. Non possiamo accettare che una media regionale costruita su territori così eterogenei determini il destino delle nostre comunità.»

Lama evidenzia poi un rischio imminente: «Con l’ingresso di Marche e Umbria e con le regioni limitrofe già incluse nelle agevolazioni della Zona Economica Speciale, il nostro territorio rischia di trovarsi circondato da aree che potranno beneficiare di importanti incentivi fiscali e semplificazioni amministrative. Ciò finirebbe per favorire lo sviluppo intorno a noi, e non dentro di noi, spingendo imprese e investimenti verso altri territori. È uno scenario che dobbiamo evitare con determinazione.»

Pur nella consapevolezza che la competenza finale appartiene agli organi superiori, il Consiglio comunale ribadisce il ruolo essenziale della politica locale nel sostenere una richiesta giusta, fondata e necessaria. La mozione approvata dà voce all’amministrazione setina e si affianca a quelle approvate recentemente in altri comuni del territorio.

L’impegno proseguirà affinché il nostro territorio non venga penalizzato. «È una battaglia per lo sviluppo, per la parità di opportunità e per il futuro delle nostre imprese e dei nostri cittadini.»

Pubblicato in Politica

 

 

In questa finanziaria ci sono troppi esclusi e c’è la necessità di trovare nuove strategie per l’assistenza.
La povertà elevata sta diventando strutturale.
Dopo la crisi del 2008-2009, che causò un crollo dell’occupazione, la povertà assoluta in Italia non aumentò subito. A contenerla furono due fattori: la cassa integrazione, che ha aiutato molti capifamiglia, e il ruolo delle famiglie, che usarono risparmi o si indebitarono per sostenere i giovani disoccupati ancora conviventi.
Nel 2012 la povertà raddoppiò e da allora non è mai tornata ai livelli pre-crisi.
Nel 2019 fu introdotto il reddito di cittadinanza, che durante la pandemia evitò che un milione di persone scivolasse verso la povertà assoluta.
Dal 2024, però, è stato sostituito dall’assegno di inclusione.

Il dato più preoccupante oggi è la persistenza di livelli molto alti di povertà da oltre un decennio. Il rischio che diventi una condizione strutturale è elevato.
L’occupazione reale che non cresce e il lavoro povero non aiutano a ridurre il fenomeno.

In questo contesto, l’analisi della Caritas sull’assegno di inclusione è preziosa e solleva interrogativi sull’efficacia delle attuali politiche.
L’assegno è destinato solo a nuclei con almeno un componente minorenne, disabile, over 60 o inserito in programmi di assistenza. Sono quindi esclusi i nuclei composti da soli adulti tra i 18 e i 59 anni, anche se in povertà assoluta. I più penalizzati sono i poveri del Nord.

La Caritas evidenzia come la scelta di restringere i destinatari sia stata penalizzante.
L’assegno di inclusione è meno efficace nel ridurre sia l’incidenza della povertà, sia il numero di poveri raggiunti.

Non che il reddito di cittadinanza fosse perfetto: la Commissione Saraceno, istituita dal governo Draghi, aveva proposto diversi miglioramenti, ignorati sia dallo stesso Draghi che dal governo Meloni, e la stessa finanziaria ancora oggi non contempla nulla.

Il problema è serio e non più rinviabile.
Serve un vero ripensamento strategico, con strumenti universali, flessibili e capaci di intercettare la varietà delle povertà contemporanee.
Escludere intere fasce in difficoltà mina la coesione sociale e frena lo sviluppo del Paese. È per questo che, secondo la CGIL e non solo, la manovra finanziaria è “ingiusta e inadeguata”, perché impoverisce ulteriormente le famiglie, i lavoratori e i pensionati; non dà risposte all’occupazione reale e alla crisi reale del nostro Paese; e non si vuole riconoscere l’istituzione del salario minimo.

La manovra non ferma il “drenaggio fiscale”, cioè l’aumento del carico fiscale reale sui lavoratori e pensionati a causa dell’inflazione, che per la CGIL ammonta a 25 miliardi.
Mancano investimenti, in particolare sulla sanità pubblica, sulla scuola e sulla ricerca pubblica, mentre aumentano i finanziamenti alla sanità e alle scuole private.

Una finanziaria inefficace nelle misure: le detassazioni previste non sono sufficienti a compensare l’impoverimento generato da un’inflazione non contrastata.

Pubblicato in L'Approfondimento

 

 

 

 

Anche quest’anno la provincia di Latina si prepara a registrare un’ulteriore riduzione della produzione olivicola. A segnalarlo è il Capol – Centro Assaggiatori Produzioni Olivicole di Latina.
Il presidente Luigi Centauri spiega che le cause principali del calo sono riconducibili ai cambiamenti climatici e, in particolare, alla scarsa allegagione del mese di maggio, alla bassa fertilità del polline e alle piogge pomeridiane di fine agosto, che hanno favorito l’attacco della mosca olearia.

Produzione in calo ma qualità in crescita

La situazione è disomogenea sul territorio, ma si stima un -20% rispetto alla scorsa annata, che a sua volta aveva già subito un calo del 15% sul 2023 e del 30% rispetto al 2022.
La produzione totale si fermerà a circa 80.000 quintali, lontana dalla media storica di 250.000 quintali.

Nonostante la diminuzione della quantità, la resa risulterà migliore: sono attesi 14.500 quintali di olio, ben 1.200 quintali in più rispetto allo scorso anno. La qualità rimarrà eccellente grazie anche all’ammodernamento tecnologico di diversi frantoi. Gli oli saranno ricchi di polifenoli, con un perfetto equilibrio tra amaro e piccante.

Oliveti abbandonati e rischio idrogeologico

Centauri segnala però un fenomeno preoccupante: negli ultimi anni molte aree collinari presentano oliveti abbandonati, complici le scarse produzioni.
In dieci anni, la superficie olivetata della provincia di Latina è diminuita del 36,84% (censimento 2020).
L’abbandono delle coltivazioni aumenta anche il rischio di incendi boschivi, soprattutto nelle zone collinari prossime ad aree incolte o boscate.

Il recupero degli oliveti deve diventare una priorità, sia per la tutela idrogeologica e paesaggistica del territorio, sia per rispondere alla crescente domanda di olio extravergine di qualità.

Eccellenze del territorio e ruolo della varietà Itrana

Nel territorio permangono due importanti produzioni riconosciute:

  • Olio DOP Colline Pontine

  • Oliva da mensa Gaeta DOP

La predominanza della varietà Itrana ha negli ultimi anni portato a un forte miglioramento qualitativo, testimoniato dai numerosi premi ottenuti nei principali concorsi nazionali.
Secondo Centauri, questo successo è legato sia alle caratteristiche della cultivar, sia alle più attente tecniche di raccolta anticipata e di estrazione, fondamentali per valorizzare le qualità organolettiche e salutistiche dell’olio.
La regola d’oro, ricorda il presidente del Capol, è utilizzare solo olive sane e raccoglierle all’inizio dell’invaiatura, anche se ciò comporta rese inferiori.

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Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia di Sezze, Serafino Di Palma, torna a richiamare l’attenzione sul delicato e sempre più preoccupante tema della ludopatia, anche alla luce del recente articolo pubblicato da La Notizia Condivisa che ha riportato al centro del dibattito la situazione nel comune di Sezze.

Di Palma porta avanti questa battaglia da oltre dieci anni. Già nel 2014, insieme ai consiglieri comunali dell’epoca — Roberto Reginaldi, Lidano Zarra e Antonia Brandolini — aveva sollecitato l’adozione di un regolamento specifico. Nel 2015, durante una riunione della Commissione Servizi Sociali che prevedeva l’audizione degli operatori della Caritas, erano emersi “dati allarmanti riguardo una recrudescenza di soggetti affetti da ludopatia nel nostro territorio”.

A dieci anni di distanza, la situazione non solo non è migliorata, ma appare ulteriormente peggiorata, mentre – denuncia Di Palma – sembra che sul tema regni un generale disinteresse istituzionale.

Il consigliere non intende però rinunciare alla sua battaglia: nel prossimo question time, infatti, tornerà a sollevare la questione. Ha presentato l’ennesima interrogazione per chiedere la predisposizione di un regolamento comunale volto a contrastare in modo concreto e strutturato il fenomeno della ludopatia.

 

Elezioni Sezze, Fratelli d'Italia a sostegno di Serafino Di Palma -  news-24.it

 

Leggi articolo su Ludopatia:

 

https://www.lanotiziacondivisa.it/index.php/attualita/item/2388-ludopatia-una-emergenza-sociale-presente-anche-a-sezze 

 

Pubblicato in Politica