Il ventennio della destra a Latina
Negli ultimi vent’anni, la città di Latina ha avuto diverse giunte comunali. Dal 2005 ad oggi si sono succeduti diversi sindaci e relative giunte. In particolare ricordiamo le giunte guidate da :
2006-2011 Vincenzo Zaccheo (centrodestra)
2011-2016 Giovanni Di Giorgi (centro destra)
2016-2021 Damiano Coletta (lista civica, centro sinistra)
2021-2022 un anno di commissario
2022-oggi. Matilde Celentano (centrodestra)
Ecco, credo che Latina e i suoi politici di maggioranza, prima di inveire sulla passata giunta Coletta, dovrebbero fare un po’ di mea culpa. Questa stessa maggioranza è la stessa che prima della giunta Coletta, con l’allora sindaco Di Giorgi non hanno neanche terminato la Consiliatura così come il sindaco Zaccheo. Latina 60 anni di governi DC (che purtroppo non siamo nemmeno riusciti a sfruttare in positivo la cassa del mezzogiorno per costruire una città moderna e all’avanguardia); 20 anni di sindaci di destra che hanno il coraggio di scaricare le loro inefficienze sulla giunta Coletta , che in 5 anni si e no ha governato tre anni …due di pandemia, poi elezioni e un anno di commissario che tra l’altro ha lasciato all’attuale giunta in carica la ex sub commissaria ( NASTI ) e attualmente assessora al bilancio per la giunta Celentano.
Una città, che comunque ( con Coletta ) stava cercando di risollevare la testa, sulla criminalità e la legalità, sul sociale sui servizi e sulla qualità della vita sulla cultura ecc... Ora purtroppo è tutto allo sbando, dove a furia di cercare di cancellare ciò che era stato fatto da Coletta (ma i tagli di nastri sui finanziamenti della giunta Coletta vengono fatti in pompa magna) per cercare di recuperare cose vecchie, dove è intervenuto il tribunale decretando il fallimento (vedi la Latina Ambiente per salvare qualche amico dalla banca rotta fraudolenta e dalla incompatibilità della nomina a presidente ABC di PALMERINI ci costa milioni e milioni di euro a discapito di ABC ). Per affossare ABC con il non decidere si sta contribuendo sempre più al degrado della città, sia in termini di decoro che sanitario (vedi i rifiuti e lo sfalcio dell’erba) sia per quanto riguarda lo stato delle strade, così come il sistema Latina oramai siamo alla desertificazione.
La sicurezza per questa maggioranza è di spostare qualche povero disgraziato senza tetto da una parte all’altra della città, per non parlare della qualità della vita che ogni anno la nostra città va sempre più giù nella classifica nazionale. Si cerca sempre più, di correre dietro il proprio consenso a prescindere, che più delle volte va contro qualsiasi logica, l’isola pedonale ne è la dimostrazione plastica; si privilegia la politica dell’auto e non si tiene conto del cittadino e dell’ambiente, nessun segnale che orienti l’opinione pubblica ad una economia circolare, così come il mare, si continua a perseverare per una non politica turistica della marina , che non è solo asfaltare una strada, ma bisogna costruire una cultura turistica e togliere gli abusi . Non si riesce a fare una politica di integrazione o di solidarietà che si voglia , però tutti cattolici per il diverso quando bisogna votare in consiglio, si sta sempre dalla parte del più forte (vedi la mozione pro Palestina bocciata con furbizia) con meccanismi io c’ero ma sono dovuto andare via…ma avrei voluto esserci.
Si vuole andare sempre più verso gli appalti o gare per de responsabilizzarsi anziché sporcarsi le mani in prima persona e non tenendo conto dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori e dei più deboli . Ora è vero che il popolo dimentica facilmente però è meglio ricordare la storia politica di questa città, perché non è vero che Latina è fascista , il primo sindaco di Latina è stato Fernando Bassoli, certamente non di destra. Ma la sinistra arranca nella città di Latina e provincia e in campo nazionale, troppi errori, troppe logiche di correnti e troppe logiche clientelari e se vogliamo anche qualcosa dí illegalità e moralità, che hanno allontanato sempre più il cittadino dal voto.
Ecco io credo che bisogna riportare la politica nei territori, per ricostruire un gruppo dirigente serio e qualificato e credo che a livello regionale vada fatta chiarezza , su che basi deve riposizionarsi il ruolo delle Regioni , le quali vanno riportate al ruolo di programmazione ( in quanto per questo sono nate) , è stato ampiamente dimostrato che i 21 centri di spesa regionali sono stati un fallimento, centri di clientele e sprechi e l’autonomia differenziata aumenterà ulteriormente i problemi tra Regioni e costi, servono essenzialmente per mantenere gli apparati politici dei partiti , allontanando ulteriormente il nord dal sud e aumenterà il conflitto tra regioni. Così come il livello nazionale la politica dei partiti deve ritornare protagonista partendo dai territori attraverso la costruzione dei suoi parlamentari proposti e eletti dai cittadini con la preferenza e non direttamente dai partiti se veramente si vuole riportare il cittadino alla partecipazione politica.
Trasformiamo il disincanto politico in uno strumento di cambiamento
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione socio-politica da parte di Andrea Santucci, insegnante, attore e formatore teatrale.
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C'è qualcosa di profondamente turbato nell'aria che respiriamo quando parliamo di politica. Non è solo un fastidio passeggero, ma un disincanto palpabile, una stanchezza diffusa che si è infiltrata nel tessuto delle nostre comunità, da Sezze a ogni angolo d'Italia. Le urne spesso registrano astensionismi record, i dibattiti pubblici degenerano in sterili contrapposizioni, e la fiducia nelle istituzioni sembra erodersi giorno dopo giorno. La politica, quella che dovrebbe essere l'arte nobile di governare per il bene comune, si ritrova oggi intrappolata in un labirinto di tecnicismi, personalismi esasperati e populismi urlati.
Questo non è un mero problema italiano, ma un fenomeno globale. In ogni dove, assistiamo a un divario crescente tra i cittadini e coloro che li rappresentano. L'immagine del politico è sempre più associata a inefficienza, promesse mancate e, talvolta, scandali. Sembra che la bussola morale si sia smarrita, lasciando spazio a una gestione del potere che privilegia l'interesse di pochi, la visibilità effimera o la mera sopravvivenza nel consenso.
Ma è proprio in questo scenario di crisi che emerge, quasi come un sussurro insistente, una nostalgia profonda. Non è la nostalgia di un passato idealizzato, ma quella di un modo di fare politica che sembra perduto: un approccio radicato nei valori, nell'etica, nella virtù. Si avverte un bisogno impellente di riscoprire il senso autentico del servizio pubblico, quella vocazione al bene comune che dovrebbe animare ogni azione amministrativa.
Questo disincanto non deve essere una condanna, ma un potente catalizzatore per il cambiamento. È un segnale chiaro che il paradigma attuale non funziona più, che i meccanismi che hanno retto la politica finora non sono sufficienti per affrontare le complessità del nostro tempo. Abbiamo bisogno di un nuovo approccio, un "nuovo paradigma" che riporti al centro non il potere fine a sé stesso, ma la felicità collettiva come obiettivo primario.
È tempo di chiederci: può la politica tornare a essere la "scienza" che cura il benessere delle persone, che promuove la fioritura di una comunità come la nostra Sezze?
L'attuale disincanto non è la fine, ma forse l'inizio di una riscoperta, un'opportunità per ridare dignità e scopo a una delle più importanti attività umane: la gestione della polis, la cura della nostra casa comune
