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I carabinieri delle stazioni territorialmente competenti, coadiuvati dalla squadra operativa di supporto (s.o.s.) dell’8^ rgt Lazio, eseguivano dal 06 giugno 2019 al 10 giugno 2019 servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato a rafforzare la vigilanza nel centro cittadino, nei luoghi di aggregazione e localita’ di villeggiatura, deferivano in stato di libertà alla competente a.g. per “detenzione di sostanze stupefacenti” un 46enne di Pontinia, lo stesso è stato sorpreso in possesso di grammi 1,3 di sostanza stupefacente tipo cocaina.  Nel medesimo contesto venivano segnalate all’autorità amministrativa un 19enne di Sabaudia ed un 46enne di Latina trovati in possesso rispettivamente di grammi 1 di marijuana il primo e di 5 semi di canapa indiana e grammi 1 di hashish il secondo.

Inoltre, durante il controllo alla circolazione stradale, venivano:

  • fermate ed identificate n. 120 persone;
  • controllati n. 85 mezzi;
  • elevate n. 16 contravvenzioni al c.d.s.;
  • ritirata n. 5 patentI;
  • eseguite 12 perquisizioni personali;
  • eseguite 6 perquisizionI domiciliarI.

Contestualmente, i Carabinieri della  sezione radiomobile di Latina, nel corso di un servizio di controllo del territorio, deferivano stato libertà alla competente a.g. :

  • un 52enne di latina per il reato di “violazione obblighi inerenti veicoli sottoposti a sequestro”;
  • un 49enne di nettuno per il reato di “guida in stato di ebbrezza alcolica e stupefacenti”;
  • un 56enne di san felice circeo per il reato di “guida in stato di ebbrezza alcolica”
  • un 23enne di latina per il reato di “porto abusivo di arma bianca”;
  • un 28enne di latina per il reato di “uso di sigillo contraffatto, uso di atto falso, ricettazione, guida senza patente”;
  • un 40enne di latina per il reato di “false attestazioni a p.u”;

Inoltre, durante il controllo alla circolazione stradale, venivano:

  • fermate ed identificate n. 96 persone;
  • controllati n.75 mezzi;
  • elevate n. 9 contravvenzioni al c.d.s.;
  • ritirate n. 6 patenti;
  • ritirate n. 4 carte di circolazione;
  • decurtati dalle patenti di guida 75 punti.
Pubblicato in Cronaca

Entra in consiglio provinciale di Latina anche il consigliere comunale di Sezze Rita Palombi, esponente del movimento civico Sezze Bene Comune. L'archietto Palombi è stata eletta nelle fila della lista del sindaco di Latina Damiano Coletta "Civiche Pontine". EElezioni per il Consiglio provinciale: liste e candidati
„EE
ssendo stata una consultazione di secondo livello, gli elettori sono stati i sindaci e i consiglieri comunali dei comuni della Provincia di Latina. Sul suo profilo scrive: " Oggi è un giorno speciale. Il primo da neo eletta consigliere provinciale e il compleanno del mio papà. Grazie per avermi insegnato i grandi valori della vita".

 

Forza Italia che conquista 4 dei 12 seggi a disposizione, aumentando di un consigliere il suo gruppo rispetto all'assemblea uscente. Confermano i tre eletti, invece, le Civiche pontine tra le quali arriva in Provincia il sindaco di Aprilia, Antonio Terra. Perde un consigliere il Pd che passa da 3 a 2. Elegge due rappresentanti, invece,“

 

Pubblicato in Politica

Chi l'ha vista? C'era una volta la Provincia. Domenica 31 Marzo i sindaci e i consiglieri provinciali di Latina si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Consiglio Provinciale. Elezioni di secondo grado, in quanto la legge in vigore non prevede l'elezione diretta da parte dei cittadini. Fino a qualche anno fa, la Provincia rivestiva un ruolo centrale nella amministrazione e nella gestione del territorio pontino. Strade, scuole superiori, formazione professionale, distretti socio-sanitari, ambiti territoriali, localizzazione delle discariche e gestione dei rifiuti, coordinamento dei Comuni, interlocuzione primaria con Prefettura, Questura, Vigili del fuoco, etc. Un insieme di competenze e funzioni di primo livello che incidevano fortemente sulla vita e sullo sviluppo del territorio qualificando il Presidente della Provincia quale interlocutore privilegiato di tutta la società pontina. Oggi, dopo il decreto legge del ministro Graziano Delrio del 7/4/2014, le cose sono cambiate. Nonostante una certa semplificazione e un'importante riduzione delle spese, a causa  del ridimensionamento del numero dei consiglieri e del taglio degli emolumenti e indennità in vigore fino ad allora, la riforma si è fermata a metà, in stand by,  e non ha prodotto i frutti sperati. Le Province non sono state soppresse e non sono mai decollate come enti intermedi tra i Comuni e le Regioni, come era negli auspici della  Riforma. Esse, certamente, andavano snellite e rese meno onerose ma non declassificate e impoverite. I tagli ai bilanci provinciali sono stati via via sempre più pesanti  e la gestione delle competenze (strade e scuole, soprattutto!) sono in progressivo deterioramento per carenza di fondi. Occorre, pertanto, completare la Riforma restituendo alle Province il potere  di continuare a svolgere il ruolo essenziale previsto dalla Costituzione,  di coordinamento e di gestione dei servizi e dello sviluppo del territorio. Altrimenti restano due soluzioni: cancellarle assegnando ai Comuni tutte le competenze e le relative risorse umane, finanziarie ed economiche, o ritornare allo status quo ante. La Provincia non può restare a mezz'aria, come il vaso di coccio di manzoniana memoria in mezzo a vasi di ferro, ne va di mezzo il benessere dei cittadini, lo sviluppo del territorio e lo stesso ordinamento istituzionale. La storia della Provincia  e di tutti coloro che hanno lavorato per farla crescere e sviluppare non lo merita. Sarebbe un peccato azzerare un patrimonio d’idee e di conquiste, realizzate sempre sotto il segno del rispetto delle istituzioni ... Un augurio di buon lavoro, dunque,  al nuovo Consiglio provinciale e al Presidente ing. Carlo Medici.

Pubblicato in La Terza Pagina

In occasione della 50° edizione della Sagra del Carciofo di Sezze verrà presentata l’ultima fatica di Vittorio Del Duca dal titolo “Il Carciofo di Sezze, usi costumi e tradizioni”. L’incontro si terrà il 6 Aprile a partire dalle ore 10 presso i locali dell’Istituto Alberghiero di Sezze. Nelle premesse Vittorio spiega le ragioni che lo hanno spinto a scrivere sul carciofo, sul mondo contadino e sulle nostre radici e su altri aspetti della civiltà contadina che sono quasi completamente spariti dalla memoria collettiva. “Non esiste più la comunità contadina di una volta, con proprie tradizioni, regole ed un’anima realmente unitaria. Tutti i primigenei e secolari connotati nell’ultimo mezzo secolo sono andati invero progressivamente e rapidamente smarrendosi, anche a seguito e per effetto dell’avvento della società multietnica. Da ciò è nata la mia idea di raccontare la passata civiltà contadina, che in parte ho vissuto e della quale ho visto il graduale tramonto. Ho pensato di farlo partendo da un simbolo della nostra storia, della nostra cultura e della nostra tradizione: i carciofi di Sezze, di cui quest’anno ricorre la cinquantesima Sagra. Un prodotto che io stesso coltivo nell’azienda agricola di famiglia, forse l’unica ad avere una storia di oltre due secoli nel territorio del Comune di Sezze e sicuramente la prima a coltivare carciofi in maniera intensiva per le esportazioni verso i mercati annonari della Capitale”.

Pubblicato in Eventi Culturali

Il fenomeno conosciuto come “inquinamento luminoso” è ormai sempre più in costante e in continua crescita in quasi tutte le zone del mondo. Luci artificiali sempre più intense, che minacciano di rendere le notti meno buie e che, oltre a privarci del piacere di rimirare le stelle, avranno pesanti implicazioni sulla salute e sull’ambiente. La superficie del nostro pianeta illuminata (artificialmente) è aumentata del 2,2% ogni anno; inoltre, le zone già illuminate sono diventate ancora di più, facendo registrare un aumento dell'intensità luminosa del 2,2% ogni anno. A "soffrire" di più, continuano gli scienziati, sono le nazioni in via di sviluppo (in particolare stati asiatici, africani e sudamericani). Gli unici paesi in cui l'illuminazione notturna è diminuita sono quelli colpiti dalla guerra, come Yemen e Siria. Un altro dato che preoccupa i ricercatori e che gli “occhi” del Virs, non possono vedere le lunghezze d’onda della luce blu emessa dalle lampade a LED, le quali stanno diventando sempre più diffuse nel mondo occidentale. Pertanto le misure effettuate sono, probabilmente, una stima al ribasso dell’effettivo inquinamento. L'illuminazione percepita dagli esseri umani potrebbe essere molto superiore a quella che riportata nello studio. Il discorso relativo all'illuminazione a LED, d'altronde, è parecchio complesso: certamente si tratta di una tecnologia più efficiente, in termini di consumo energetico, rispetto all'illuminazione tradizionale, ma proprio questo aspetto fa sì che spesso se ne abusi. Il fatto che la luce prodotta da lampade a LED costi meno, rende le persone e le amministrazioni più propense ad accendere a cuor leggero, senza tener conto del loro effetto inquinante. Un'eccessiva esposizione all'illuminazione artificiale è fonte di grande stress per l'uomo: diversi studi hanno mostrato gli effetti dannosi su ritmi circadiani, sonno,umore, soglia dell'attenzione, funzioni cognitive. Unp studio del 2016 ha mostrato, addirittura, l'esistenza di una possibile correlazione tra esposizione all'illuminazione notturna e insorgenza di diverse forme di tumore. Per quanto concerne la normativa, la nostra Regione è alla avanguardia nella legislazione contro l’inquinamento luminoso. La legge regionale approvata nel 2000 riguarda tutto il territorio nazionale, e non solo alcune aree protette, ed inoltre usa come parametro tecnico l’intensità luminosa e non più il vecchio metodo del flusso disperso nell’emisfero superiore. La legge introduce un limite superiore alla luminanza delle superfici stradali. Prima dell'introduzione di questo limite ne esisteva solo uno inferiore, imposto dalle norme di sicurezza. Con il successivo regolamento n. 8 approvato il 18 aprile 2005 pone in testa alle amministrazioni comunali la vigilanza del rispetto dei limiti e il compito di integrare il regolamento edilizio in conformità alle disposizioni del regolamento regionale.

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Il sistema idrologico della Regione Lazio si sviluppa su 40 bacini idrografici. In particolare il sistema idrologico della Provincia di latina si sviluppa sui 6 bacini idrografici quali: Astura, Badino, Fondi-Itri, Garigliano, Mascarello e Rio Martino Il reticolo idrografico delle acque superficiali interne della provincia di Latina presenta una notevole variabilità di ambienti idrici, con fiumi di rilievo come il Fosso Leschione, Fiume Astura Canale Acque, Alte/Moscarello, Canale Acque Medie/Rio Martino, Fosso Spaccasassi, Canale Botte, canale Linea Pio, Fiume Ninfa/Sisto, Fiume Cavata; Canale Botte, Fiumi Amaseno Portatore e Ufente. Al fine di assicurare un adeguato livello di protezione ambientale dei corpi idrici fluviali, nel territorio provinciale sono stati individuati 13 corsi d'acqua di riferimento, scelti in base all'estensione del bacino imbrifero che sottendono e all'importanza ambientale e/o socio-economica che rivestono. Tali corsi d'acqua vengono costantemente monitorati per poter esprimere un giudizio di qualità sul loro stato ambientale e verificare il rispetto della normativa. Attualmente la rete regionale di monitoraggio dei corsi d'acqua comprende 23 stazioni sulle quali l'ARPA effettua, con cadenza mensile, campionamenti ed analisi di tipo biologico e chimico fisico. Lo stato di qualità ambientale delle acque è determinato dalla valutazione di indicatori rappresentativi delle diverse componenti la cui combinazione determina lo Stato Ecologico e lo Stato Chimico dei diversi corpi idrici di riferimento. Gli indicatori ambientali di riferimento per la valutazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua, secondo quanto previsto dal 152/2006 e s.m.i. sono (per i seguenti elementi di qualità biologica: Macroinvertebrati, Diatomee, Macrofite e Pesci) elementi di qualità fisico - chimica a sostegno: Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori per lo stato ecologico, (LIMeco), elementi chimici a sostanze non appartenenti all’elenco di priorità. Tali indici vengono classificati secondo cinque classi di qualità: “Elevato”, “Buono”, “Sufficiente”, “Scarso” e “Cattivo” ad eccezione degli elementi chimici a sostegno il cui stato è espresso da “Elevato”, “Buono” e “Sufficiente”. Gli indicatori ambientali di riferimento per la valutazione dello stato chimico dei corsi d’acqua, secondo quanto previsto dal 152/2006 e s.m.i.  sono: l’indice chimico basato sulla presenza di sostanze inquinanti di natura pericolosa e persistenti nella matrice acqua con livelli di concentrazione superiore agli Standard di Qualità Ambientale (SQA-MA, SQA-CA) di cui alla tab.1A del DM 260/2010 e Dlgs 172/2015; l’indice chimico basato sulla presenza di sostanze inquinanti di natura pericolosa e persistenti nella matrice pesci con livelli di concentrazione superiore agli Standard di Qualità Ambientale (SQA-MA, SQA-CA) di cui alla tab.1A del Dlgs 172/2015.Tali indici sono classificati secondo le seguenti due classi: “buono” e “non buono” in cui “buono” rappresenta l’assenza di sostanze inquinanti oltre il valore limite. Il monitoraggio nel triennio di riferimento la Stazione di riferimento del Bacino imbrifero “Badino” del corpo idrico del Fiume Ufente Via Migliara 47 ricadente nel comune di Sezze, restituisce uno stato chimico buono, come pure la stazione  di riferimento del Bacino imbrifero “Badino” del corpo idrico del Fiume Cavata Via del Fiume ricadente nel comune di Sermoneta.

 

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Lavoro e disabilità.
 
La nostra Costituzione afferma che “L’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”! Tutti abbiamo diritto ad avere un lavoro, componente fondamentale attraverso cui è possibile realizzarsi e avere un ruolo nella società! Nell’articolo 8 della Legge 104/1992 si legge “ "L'inserimento e l'integrazione sociale della persona handicappata si realizzano mediante misure atte a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro, in forma individuale o associata…“. Il Legislatore si è occupato in diversi momenti del tema dell’inserimento lavorativo della persona con diverse abilità.
Con la Legge n. 482/1968 “Disciplina generale delle assunzioni obbligatorie presso le pubbliche Amministrazioni e le aziende private”, si è introdotto l’obbligo per gli Enti pubblici e le aziende private di assumere le persone con invalidità. La legge non teneva conto però delle competenze, delle abilità e della qualità dell’inserimento lavorativo della persona disabile, aspetti presi in considerazione dai successivi interventi legislativi. La già citata Lgge 104/1992 "Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.", rappresenta una svolta perché viene introdotto il principio della valutazione del soggetto, delle sue capacità lavorative e socio relazionali. Nel 1999 viene approvata quella che attualmente rappresenta la normativa di riferimento per l’inserimento lavorativo della persona disabile, la legge n. 68/1999, “Norme per il diritto al lavoro dei disabili". La Legge 68/1999 garantisce il collocamento obbligatorio e soprattutto “mirato” del disabile attraverso una rete di servizi di sostegno. La legge supera la visione assistenzialista e mira a collocare il lavoratore disabile in base alle sue capacità, alla sua formazione e alle sue inclinazioni favorendo la piena integrazione all’interno dell’azienda che lo assume.
La valutazione delle capacità lavorative della persona diversamente abile viene effettuata da uno specifico servizio che si avvale di professionisti in ambito sociale, sanitario e medico legale. Chi ha diritto ai benefici della Legge 68/1999 e chi è obbligato ad assumere?


Gli aventi diritto sono:
-       le persone in età lavorativa con un riconoscimento dell’invalidità civile superiore al 45 per cento;
-       le persone invalide del lavoro con invalidità superiore al 33%, invalide sensoriali e di guerra.
I soggetti obbligati ad assumere persone con disabilità sono:
-       gli enti pubblici
-       le organizzazioni sindacali e senza scopo di lucro
-       le aziende e gli enti privati


I soggetti obbligati ad assumere che hanno più di 50 dipendenti sono tenuti ad avere una quota di lavoratori disabili pari al 7%, quelli con un numero compreso tra 35 e 50 sono obbligati ad avere 2 lavoratori disabili e quelli con 15 -35 dipendenti sono obbligati ad assumerne uno.
L’articolo 8 della Legge 68/1999 stabilisce quale è l’iter per l’inserimento lavorativo della persona disabile. Il disabile alla ricerca di lavoro deve iscriversi alle liste delle Categorie protette al Centro per l’impiego territorialmente competente.  Dopo l’iscrizione, prima dell’avviamento al lavoro, viene effettuato un bilancio delle competenze della persona disabile considerando le sue capacità, abilità e formazione professionale. Successivamente, il lavoratore è inserito nell’apposito elenco, con unica graduatoria, dei disabili che risultano disoccupati; l’elenco e la graduatoria sono pubblici e vengono elaborati secondo i criteri della legge 68/99. Il collocamento mirato prevede l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, individuando il posto di lavoro più adeguato alle capacità, alla formazione, alle inclinazioni della persona. I dati Istat raccontano che solo il 16% dei disabili ha un’occupazione. Per favorire l’integrazione lavorativa delle persone con diverse abilità bisogna incentivare i datori di lavoro che assumono, istituire fondi per finanziare progetti specifici e corsi di formazione professionale e promuovere la cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti. Occorre superare la visione assistenzialista che risulta essere ancora largamente diffusa e promuovere la cultura in cui la persona disabile ha un ruolo attivo e rappresenta una risorsa per l’intera società.

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