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DUE TEATRI, UN CONFRONTO DA COSTRUIRE

Set 14, 2026 Scritto da 
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Dopo aver ricostruito la storia del Teatro Costa e dell’Anfiteatro, concludiamo questo primo percorso in tre punti: lo stato delle cose, i possibili sviluppi e il metodo con cui costruire un confronto realmente partecipato.

  1. Lo stato delle cose

Il Teatro Costa, inaugurato nel 2004 dopo venticinque anni e rilevanti investimenti, è oggi chiuso e necessita di interventi per tornare pienamente agibile.

Più complessa la situazione dell’Anfiteatro: demolita la vecchia struttura, investite risorse milionarie e lasciata incompiuta quella nuova, il Comune è stato condannato a restituire oltre 1,3 milioni di euro. Dei successivi 2 milioni stanziati, 200 mila sono stati anticipati e 1,8 milioni disimpegnati. Resta inoltre da chiarire il diritto di superficie, che potrebbe scadere nel 2029.

Due storie diverse e una stessa domanda: che cosa vogliamo farne?

  1. I possibili sviluppi

Per il Costa la strada appare più definita: recuperare l’agibilità e costruire un modello stabile di gestione, coinvolgendo Comune, SPL, compagnie teatrali, associazioni culturali e giovani.

Per l’Anfiteatro occorre invece scegliere prima di cercare altri finanziamenti: completare la struttura, demolirla parzialmente recuperando la cavea oppure restituire più radicalmente l’area alla sua funzione culturale e paesaggistica.

L’obiettivo potrebbe essere unitario: Costa d’inverno e Anfiteatro d’estate, affidando un ruolo concreto a chi ha già dimostrato di saper fare.

I giovani, però, non possono essere soltanto spettatori. I due teatri potrebbero diventare luoghi di formazione, laboratori e produzioni nei quali esprimere talenti, incontrare competenze e sperimentare nuove professionalità. Le speranze giovanili non si alimentano con gli slogan, ma con spazi aperti, occasioni reali e responsabilità condivise.

  1. Forse bisogna cambiare il metodo

Nei tre articoli ho rivolto un invito alla città, alle istituzioni, alle forze politiche e civiche, alle associazioni e agli operatori culturali. Le poche risposte potrebbero dipendere anche da un mio errore d’impostazione: forse ho chiesto a tutti di partecipare senza indicare con sufficiente chiarezza da dove cominciare.

Con una punta d’ironia, osservo però che, in vista delle elezioni della primavera 2027, sono già numerose le liste che si candidano a cambiare le sorti della città e a promuovere lo sviluppo del territorio. Eppure, neppure le liste e i candidati richiamati negli articoli si sono finora proposti per avviare un confronto concreto sui due teatri.

Perché non cominciare proprio da qui, coinvolgendo magari per prime la lista dei giovani appena formatasi e quella promossa dalle donne? Sarebbe un modo per trasformare le dichiarazioni d’intenti in una prima proposta per la comunità.

La partecipazione democratica credo di poter dire che non nasce da una chiamata generale né si misura contando chi risponde per primo. Si costruisce mettendo a disposizione i fatti, distinguendo ciò che è accertato da ciò che deve essere chiarito e consentendo a ciascuno di contribuire anche soltanto su un aspetto. Non occorre essere già d’accordo sulla soluzione: basta accettare il confronto senza trasformare il passato in un processo permanente.

È questo il significato di una partecipazione costruttiva e anti-Blob. Il Blob cresce quando errori, responsabilità e polemiche vengono confusi in una massa indistinta, fino a convincerci che nulla possa cambiare. Contrastarlo significa separare i fatti dai giudizi, le responsabilità dalle proposte e le differenze dalle contrapposizioni personali.

Ripartiamo allora da una domanda semplice: quale primo passo possiamo compiere insieme per restituire il Teatro Costa e l’Anfiteatro alla città?

Il confronto, forse, deve ancora iniziare davvero. Può partire da una proposta, anche piccola, capace di restituire a Sezze i suoi due teatri e la fiducia nella possibilità di cambiare, con la speranza e l’augurio che donne e giovani ne diventino protagonisti.

Pubblicato in Attualità

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