DUE TEATRI, UN CONFRONTO DA COSTRUIRE
Dopo aver ricostruito la storia del Teatro Costa e dell’Anfiteatro, concludiamo questo primo percorso in tre punti: lo stato delle cose, i possibili sviluppi e il metodo con cui costruire un confronto realmente partecipato.
- Lo stato delle cose
Il Teatro Costa, inaugurato nel 2004 dopo venticinque anni e rilevanti investimenti, è oggi chiuso e necessita di interventi per tornare pienamente agibile.
Più complessa la situazione dell’Anfiteatro: demolita la vecchia struttura, investite risorse milionarie e lasciata incompiuta quella nuova, il Comune è stato condannato a restituire oltre 1,3 milioni di euro. Dei successivi 2 milioni stanziati, 200 mila sono stati anticipati e 1,8 milioni disimpegnati. Resta inoltre da chiarire il diritto di superficie, che potrebbe scadere nel 2029.
Due storie diverse e una stessa domanda: che cosa vogliamo farne?
- I possibili sviluppi
Per il Costa la strada appare più definita: recuperare l’agibilità e costruire un modello stabile di gestione, coinvolgendo Comune, SPL, compagnie teatrali, associazioni culturali e giovani.
Per l’Anfiteatro occorre invece scegliere prima di cercare altri finanziamenti: completare la struttura, demolirla parzialmente recuperando la cavea oppure restituire più radicalmente l’area alla sua funzione culturale e paesaggistica.
L’obiettivo potrebbe essere unitario: Costa d’inverno e Anfiteatro d’estate, affidando un ruolo concreto a chi ha già dimostrato di saper fare.
I giovani, però, non possono essere soltanto spettatori. I due teatri potrebbero diventare luoghi di formazione, laboratori e produzioni nei quali esprimere talenti, incontrare competenze e sperimentare nuove professionalità. Le speranze giovanili non si alimentano con gli slogan, ma con spazi aperti, occasioni reali e responsabilità condivise.
- Forse bisogna cambiare il metodo
Nei tre articoli ho rivolto un invito alla città, alle istituzioni, alle forze politiche e civiche, alle associazioni e agli operatori culturali. Le poche risposte potrebbero dipendere anche da un mio errore d’impostazione: forse ho chiesto a tutti di partecipare senza indicare con sufficiente chiarezza da dove cominciare.
Con una punta d’ironia, osservo però che, in vista delle elezioni della primavera 2027, sono già numerose le liste che si candidano a cambiare le sorti della città e a promuovere lo sviluppo del territorio. Eppure, neppure le liste e i candidati richiamati negli articoli si sono finora proposti per avviare un confronto concreto sui due teatri.
Perché non cominciare proprio da qui, coinvolgendo magari per prime la lista dei giovani appena formatasi e quella promossa dalle donne? Sarebbe un modo per trasformare le dichiarazioni d’intenti in una prima proposta per la comunità.
La partecipazione democratica credo di poter dire che non nasce da una chiamata generale né si misura contando chi risponde per primo. Si costruisce mettendo a disposizione i fatti, distinguendo ciò che è accertato da ciò che deve essere chiarito e consentendo a ciascuno di contribuire anche soltanto su un aspetto. Non occorre essere già d’accordo sulla soluzione: basta accettare il confronto senza trasformare il passato in un processo permanente.
È questo il significato di una partecipazione costruttiva e anti-Blob. Il Blob cresce quando errori, responsabilità e polemiche vengono confusi in una massa indistinta, fino a convincerci che nulla possa cambiare. Contrastarlo significa separare i fatti dai giudizi, le responsabilità dalle proposte e le differenze dalle contrapposizioni personali.
Ripartiamo allora da una domanda semplice: quale primo passo possiamo compiere insieme per restituire il Teatro Costa e l’Anfiteatro alla città?
Il confronto, forse, deve ancora iniziare davvero. Può partire da una proposta, anche piccola, capace di restituire a Sezze i suoi due teatri e la fiducia nella possibilità di cambiare, con la speranza e l’augurio che donne e giovani ne diventino protagonisti.
Centro Diurno Tamantini di Sezze, SETIAM chiede il ripristino immediato della frequenza
È alta l’attenzione dell’associazione SETIAM sulla situazione di alcuni utenti del Centro Diurno Tamantini di Sezze. L’associazione ha infatti ricevuto segnalazioni da parte delle famiglie di persone che frequentano la struttura e alle quali sarebbe stata comunicata l’impossibilità di proseguire la frequenza del Centro.
Secondo quanto riferito a SETIAM, la decisione sarebbe stata comunicata alle famiglie a pochi giorni dalla riapertura del servizio, in alcuni casi anche attraverso semplici messaggi WhatsApp. Una modalità che, secondo l’associazione, non sarebbe accompagnata da un provvedimento formale e motivato né, soprattutto, dall’individuazione preventiva di un percorso alternativo in grado di garantire la continuità della presa in carico.
È proprio sulle modalità di gestione della vicenda che SETIAM concentra le proprie critiche, definendo la situazione “inaccettabile”.
Per l’associazione, infatti, non si può interrompere improvvisamente il percorso di persone con disabilità che frequentano il Centro da anni e che nella struttura hanno costruito relazioni, abitudini e percorsi di socializzazione e assistenza.
“Non può essere la persona con disabilità a sopportare le conseguenze di una diversa interpretazione o organizzazione interna del servizio”, è, in sintesi, la posizione espressa da SETIAM nella comunicazione inviata al Comune di Sezze, al sindaco, all’assessore competente e ai Servizi Sociali, oltre che, per quanto di competenza, alla SPL Sezze S.p.A.
L’associazione richiama quindi la necessità che eventuali modifiche ai percorsi assistenziali siano affrontate attraverso una valutazione individualizzata e una programmazione adeguata, salvaguardando la continuità degli interventi e coinvolgendo preventivamente le persone interessate e le loro famiglie.
Particolare attenzione viene posta anche sulla forma delle comunicazioni. Per SETIAM, una decisione destinata a incidere in maniera significativa sulla vita delle persone con disabilità e sull'organizzazione quotidiana delle loro famiglie non può essere affidata esclusivamente a una comunicazione telefonica o a un messaggio WhatsApp. Sarebbe invece necessario un atto formale nel quale siano esplicitati presupposti, motivazioni e modalità con cui affrontare l'eventuale transizione verso un diverso percorso assistenziale.
La richiesta al Comune e alla SPL
SETIAM chiede quindi al Comune di Sezze e alla SPL Sezze S.p.A. di intervenire immediatamente per sanare la situazione, consentendo agli utenti interessati di riprendere regolarmente la frequenza del Centro Diurno e garantendo la continuità del servizio.
L'associazione chiede inoltre che, per il futuro, qualsiasi modifica dei percorsi assistenziali venga affrontata nelle sedi istituzionali competenti, attraverso atti formali, valutazioni individualizzate e il preventivo coinvolgimento delle famiglie.
L'obiettivo indicato da SETIAM è chiaro: nessuna persona con disabilità deve trovarsi improvvisamente senza un servizio adeguato e senza un percorso alternativo già definito.
Considerata l'imminenza della riapertura del Centro e la particolare fragilità delle persone coinvolte, l'associazione sollecita un intervento immediato dell'Amministrazione e chiede un urgente riscontro scritto.
SETIAM, infine, si dichiara disponibile al confronto con l'Amministrazione comunale, ribadendo però che la priorità, nell'immediato, è il ripristino della frequenza degli utenti interessati e la tutela della continuità dei loro percorsi assistenziali.
Se vuoi, posso anche trasformarlo in una versione più incisiva da giornale locale, con titolo più forte e taglio da cronaca politica/amministrativa.
