La vittoria di James Talarico in Texas, nelle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, apre una speranza che supera i confini degli Stati Uniti. Il democratico ha sconfitto il repubblicano Ken Paxton, sostenuto da Trump: un democratico non conquistava un seggio al Senato in Texas dal 1988.
Ex insegnante e deputato statale, Talarico ha portato nella campagna il costo della vita, la scuola pubblica, l’accesso alle cure e la lotta alla corruzione. La sua fede cristiana può parlare anche a chi non crede, se diventa responsabilità verso chi lavora senza vivere dignitosamente, chi non può curarsi, chi si sente abbandonato dalle istituzioni.
L’auspicio è che questa vittoria alimenti una rivoluzione pacifica e coraggiosa, capace di sfidare Golia e gli interessi consolidati senza seminare odio. Il pensiero va al coraggio di cambiamento di Kennedy e alla forza nonviolenta di Martin Luther King: esperienze diverse, capaci di mobilitare le coscienze e aprire possibilità ritenute irraggiungibili.
Ma la speranza esige scelte. A mio giudizio, decenni di neoliberismo, anche da Clinton in poi, hanno subordinato troppe decisioni pubbliche al mercato e alla finanza. Obama, eletto nel 2008 e insediatosi nel 2009, avrebbe potuto imprimere una svolta rispetto alle scelte che avevano preparato il disastro finanziario. Preferì proseguire il salvataggio delle banche avviato da Bush e, pur introducendo correttivi, non spezzò quella logica economica. Intanto, la ricerca del massimo profitto attraverso le delocalizzazioni contribuiva all’ascesa industriale della Cina, indebolendo lavoro e capacità produttiva in Occidente. Salute, istruzione, lavoro e casa sono stati troppo spesso misurati sul profitto, anziché sulla dignità delle persone.
Qui sta una radice della crisi occidentale, dagli Stati Uniti a un’Unione europea smarrita, incapace di dare piena sostanza alla promessa di solidarietà e pace.
Rimettere la persona al centro significa riconoscerla come soggetto della politica e destinataria delle sue scelte. La misura del cambiamento sarà la vita degli ultimi: potersi curare, studiare, lavorare con dignità e guardare al futuro senza paura. È su questo che andrà giudicata anche la speranza texana.
