A Maurizio Vicaro
Maurizio non c’è più.
Medico per professione, e medico, storico, archeologo, storico dell’arte, esperto di cinema e letteratura, conoscitore di storia locale e molto altro per passione. Chi lo ha conosciuto può testimoniare la sua infinita cultura, la sua “fame” inquieta ed irrequieta di sapere e conoscere, la sua arguzia, la sua intelligenza vivace.
Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Maurizio rispecchiava pienamente l’ideale di questa humanitas: autenticamente empatico verso il prossimo, chiunque fosse, mai giudicante, sempre proteso alla cura a all’attenzione per l’umanità con cui veniva a contatto. Maurizio “cercava l’uomo”: le sue amicizie e conversazioni non conoscevano confini o vincoli imposti da differenze culturali o socio-economiche, il suo linguaggio coniugava l’alto e il basso, il forbito e il colloquiale; mai banale o scontato, divertente come pochi.
Inconsapevolmente - o forse scientemente, non so – si relazionava con i bambini e i ragazzi con l’ideale della paideia, per suscitare in loro, tramite la consapevolezza dell’importanza della conoscenza, una tensione allo sviluppo etico, culturale e spirituale; un maestro informale, insomma, ma di quelli che lasciano il segno più di altri.
Aveva il culto dell’amicizia; con l’amicizia teneva insieme le fila di una vita, fin dagli anni dell’infanzia e dei giochi per strada ed amava coltivarla in mille modi. Sono orgogliosa di aver ricevuto il dono della sua amicizia, che custodirò come un dono prezioso.
Grazie Maurizio, per essere stato nelle vite di tanti con tutto il tuo carico di generosità e dedizione.
Paola Di Veroli
