La storia del Teatro Costa non comincia nel 2004, ma il 25 agosto 1979, quando il Consiglio comunale approva all'unanimità il progetto dell'architetto setino Riccardo Cerocchi. Non soltanto un teatro: auditorium, biblioteca, piscina, palestra coperta, palco e servizi della cavea.
Dalle idee alle opere passeranno 25 anni. Il 13 maggio 2004 l'Auditorium viene finalmente inaugurato, con il sindaco Lidano Zarra, e comincia davvero a vivere. Arrivano stagioni teatrali, musica e protagonisti importanti: da Uto Ughi all'Accademia di Santa Cecilia, fino alle esperienze successive costruite anche dalle realtà culturali locali.
Ma quanto è costata questa storia?
Le fonti parlano di quattro gare d'appalto per 3,5 miliardi di lire, circa 1,81 milioni di euro dell'epoca e circa 12,6 milioni a valori 2025. Nel 1995 un incendio doloso provoca 500 milioni di lire di danni, oggi circa 1,8 milioni. Nel 2024 vengono affidati altri lavori per 152.456 euro.
I valori oggi ricostruibili arrivano così a circa 14,55 milioni di euro. Non è il costo definitivo, ma rende bene l'ordine di grandezza.
E allora la domanda non è soltanto quanto abbiamo speso, ma che cosa vogliamo farne adesso.
Dopo il primo articolo qualcuno ha scritto che forse è più facile andare sulla Luna che riavere l'agibilità del Costa. Qualcun altro ha ricordato la famosa marca da bollo. Infine: «In questo paese cosa c'è da condividere?».
Il sarcasmo ci sta. Il problema nasce quando diventa il Blob del film del 1958: una massa che inghiotte fatti, epoche, amministrazioni e responsabilità diverse fino a una sola conclusione: «qui non funziona niente e non cambierà mai nulla».
È il meccanismo della notizia populista: è successo, risuccederà e la prossima volta potrebbe capitare a te. Un cittadino cade per una buca? Strade allo sfascio, Comune incapace, governo ladro. Il Costa è chiuso? A Sezze non esiste cultura.
Blob. Tutto dentro e la responsabilità finisce sempre su chi governa oggi, anche quando i problemi vengono da lontano.
Ma a Sezze abbiamo gli atti. Nel 2021 si arrivò al commissariamento. L'attuale amministrazione si è poi trovata davanti anche a gravi difficoltà di bilancio maturate negli anni e certificate dalla Corte dei conti, scegliendo il Piano di riequilibrio invece del dissesto e cercando, dentro vincoli pesantissimi, di far ripartire il paese.
Una cosa è l'eredità ricevuta, altra cosa è tentare di risanarla.
E la stessa lezione vale per il Costa: il futuro va costruito investendo su chi ha dimostrato di saper fare. Le Colonne, Matutateatro e altre importanti realtà locali hanno già dimostrato capacità di produrre spettacoli, organizzare rassegne e coinvolgere pubblico.
Perché allora non costruire un “Progetto Costa” con Comune, SPL, associazioni, compagnie e territorio? Costa d'inverno e, se possibile, Anfiteatro d'estate.
Dopo 45 anni possiamo continuare a raccontare il declino oppure provare a interrompere il film.
Il passato ci insegna dagli errori. Il presente ci dice chi prova a risolverli. Il futuro chiede di investire su chi ha dimostrato di saper fare.
- parte prima di una storia ancora da raccontare...
