Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalita' illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie, per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

La lezione dell’Anfiteatro di Sezze

Set 04, 2026 Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

 

 

Nel 2004 bastavano poco più di 300 mila euro per recuperare il vecchio Anfiteatro. Poi arrivarono un nuovo progetto, la demolizione, finanziamenti milionari, un’opera mai completata e infine la condanna del Comune a restituire oltre 1,3 milioni di euro.

Vent’anni dopo arrivano altri 2 milioni. Anche questa volta l’Anfiteatro non riapre: la Regione anticipa 200 mila euro, mentre i restanti 1,8 milioni non vengono erogati e sono poi disimpegnati.

Perdere un finanziamento pubblico non è mai una buona notizia. Ma forse proprio questo stop può diventare l’occasione per fermarsi e decidere finalmente che cosa fare.

DALLA CAVEA ALL’ECOMOSTRO

Il Teatro Sacro Italiano viene inaugurato nel 1957. Nel 2004 l’APT – Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Latina – concede al Comune il diritto di superficie per 25 anni. Il progetto prevede il recupero e la messa in sicurezza dell’Anfiteatro esistente per poco più di 300 mila euro.

Nel 2005 cambia tutto: la vecchia struttura viene demolita e prende avvio quella che vediamo ancora oggi.

L’amministrazione Andrea Campoli (2007-2017) eredita l’opera già trasformata e tenta di completarla, anche attraverso due finanziamenti DOCUP – Documento Unico di Programmazione, collegati a fondi europei e regionali – per complessivi 2,09 milioni.

Nel 2022 il Tribunale civile di Roma condanna il Comune a restituire alla Regione 1.323.651,72 euro, oltre interessi e spese.

«AVREMMO DOVUTO FERMARCI»

Nel dicembre 2023, in occasione della contestazione della Procura della Corte dei conti, Campoli ricorda di avere cercato di mettere «una pezza» a quello che definiva «uno scempio già ampiamente avvenuto». Poi aggiunge una considerazione che, riletta oggi, assume un significato particolare: «Col senno del poi avremmo dovuto fermarci di fronte a quest’opera non voluta da noi, anzi osteggiata». Fonte: La Notizia Condivisa, 7 dicembre 2023, “La Corte dei Conti chiede 500 mila euro all’ex sindaco Campoli per l’ecomostro dell’Anfiteatro”.

Non interessa qui riaprire il capitolo delle responsabilità. Interessa piuttosto fare tesoro di quelle parole: «avremmo dovuto fermarci». Campoli lo disse con il senno di poi. Oggi, proprio grazie anche a quel senno di poi, quelle parole possono diventare una lezione utile per decidere che cosa fare dell’Anfiteatro prima di impegnare altre risorse.

LO STOP PUÒ DIVENTARE UN’OCCASIONE?

Nel 2024 vengono stanziati altri 2 milioni per completare l’opera. La Regione anticipa 200 mila euro, ma i restanti 1,8 milioni vengono poi disimpegnati.

È una perdita. Ma siamo sicuri che spendere altri due milioni per proseguire sulla strada intrapresa vent’anni fa sarebbe stata la scelta migliore?

Paradossalmente, lo stop potrebbe aprire strade più realistiche per recuperare la Cavea originaria e liberare l’area, totalmente o parzialmente, dall’attuale ecomostro.

Una proposta alternativa esiste già dal 2017, quando Rita Palombi, candidata sindaco di Sezze Bene Comune (SBC), proponeva di «ripristinare lo stato dei luoghi a prima dello scempio». Nemo propheta in patria: anni dopo, come detto, anche il sindaco che aveva portato avanti il progetto riconobbe che sarebbe stato meglio fermarsi. Nell’agosto 2026 SBC ha ribadito la scelta: demolire l’attuale edificio, restituire lo spazio all’aperto e recuperare naturalisticamente l’area.

Pochi giorni dopo Setiam ha chiesto invece alla Regione di ripensare l’intervento.

Le due proposte non coincidono. SBC punta alla demolizione dell’ecomostro e al pieno recupero dell’area. Setiam parte invece dal recupero della Cavea, del rapporto con la collina, il paesaggio e la funzione culturale originaria, lasciando aperta la possibilità di conservare, reinterpretare o demolire parti di quanto costruito successivamente. Fonte: La Notizia Condivisa, 20 agosto 2026, “Anfiteatro di Sezze opera incompiuta. Setiam scrive al presidente Rocca”.

Due strade diverse, ma un punto comune: completare ciò che esiste non è più necessariamente l’unica soluzione.

PRIMA SCEGLIERE, POI CERCARE I MILIONI

Resta inoltre da chiarire il diritto di superficie concesso al Comune nel 2004 per 25 anni: se la decorrenza è quella, si arriva al 2029.

Prima di cercare altri finanziamenti sarebbe quindi utile confrontare costi e fattibilità delle alternative: completare l’attuale struttura, demolirla parzialmente recuperando la Cavea oppure procedere a una demolizione più radicale e al pieno recupero dell’area.

Prima scegliere il progetto, poi cercare i milioni.

Forse, allora, la perdita dell’ultimo finanziamento può trasformarsi in un’occasione.

Campoli disse: «Col senno del poi avremmo dovuto fermarci».

Questa volta possiamo provare a farlo prima.

Non per abbandonare l’Anfiteatro, ma per scegliere finalmente quale Anfiteatro restituire a Sezze.

Con un obiettivo che abbiamo già indicato parlando del Teatro Costa: Costa d’inverno e, se possibile, Anfiteatro d’estate.

Due luoghi, un unico progetto culturale, coinvolgendo chi sul territorio ha già dimostrato di saper fare.

Prima scegliere. Poi progettare. Infine cercare i milioni. Non il contrario.

Pubblicato in Attualità

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Calendario

« Settembre 2026 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30