“A Wall Street è tutta una questione di soldi, il resto è conversazione”, afferma sorridendo nel film “Wall Street” Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas.
Gaza brucia, decine di persone muoiono ogni giorno, vite a perdere, sacrificabili in nome di un disegno politico folle e di interessi economici di un ristretto gruppo di immobiliaristi e speculatori senza scrupoli che stanno inquinando ed erodendo le strutture fondamentali degli stati ed in particolare delle nostre democrazie.
Il ministro delle Finanze israeliano, il razzista Bezalel Smotrich ha gettato la maschera, non si è nascosto dietro fumisterie e scuse improbabili, non ha invocato la legittima difesa per giustificare il massacro del popolo palestinese, ma ha dichiarato entusiasta alla conferenza immobiliare Urban Renewal Summit a Tel Aviv: “Gaza è una miniera d’oro immobiliare, già avviati i negoziati con gli Usa per la spartizione”.
E così mentre l’Unione Europea balbetta di possibili sanzioni e la Commissione Indipendente delle Nazioni Unite punta il dito contro Israele per il genocidio in atto, l’ineffabile il ministro di estrema destra ha rivelato l’esistenza di “negoziati avviati con gli americani” per stabilire come spartirsi la Striscia di Gaza alla fine del conflitto e lucrarne vantaggi economici e finanziari.
Con un cinismo tanto impareggiabile quanto spregevole, come se facesse riferimento ad una normale operazione di speculazione immobiliare, Bezalel Smotrich ha evidenziato come “la demolizione, la prima fase del rinnovamento della città, l’abbiamo già fatta. Ora dobbiamo solo costruire”. La circostanza che questa “prima fase del rinnovamento della città”, l’avere cioè raso al suolo totalmente quella striscia di terra, abbia provocato fino a oggi oltre 65mila morti, molti dei quali bambini, è un dettaglio insignificante rispetto al prevalere degli interessi economici, del progetto da realizzare nell’enclave palestinese. Giustamente (sic!) avendo investito molti soldi, l’unico punto su cui i plutocrati finanziatori del conflitto stanno discutendo è come chiudere un accordo soddisfacente per tutti, è come distribuire in percentuale il terreno sottratto ai palestinesi. Il “business plan” per Gaza è sulla scrivania del presidente USA Donald Trump, il quale “sta verificando come questa situazione diventerà una manna dal cielo immobiliare”.
Il progetto del ministro delle finanze israeliano e del governo di cui fa parte non si limita ovviamente alla sola Gaza. Sappiamo bene, infatti, come sia trascorsa appena qualche settimana dal via libera alla costruzione di 3.400 nuovi insediamenti in Cisgiordania, per realizzare la contestatissima Colonia E1, la quale “cancella l’illusione dei due Stati e consolida la presa del popolo ebraico sul cuore della Terra d’Israele”. Ove non fosse sufficientemente chiaro, Bezalel Smotrich ha tenuto a precisare che in questo modo: “Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti” ed ha ribadito, presentando i nuovi insediamenti, che costituiscono “un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea”.
Dalla Cisgiordania a Gaza, il diritto di milioni di uomini, donne e bambini a vivere nella loro terra, lì dove sono le loro radici e si è snodata la loro storia, viene cancellato e non sono contemplate motivazioni ammissibili per lamentarsene in quanto, con impareggiabile generosità, viene loro offerto un salvacondotto, la possibilità di sopravvivere seppur raminghi per terre straniere, reietti e scarti dell'umanità.
Le parole di Bezalel Smotrich suscitano sconcerto solo in quanti lo conoscono poco o niente, poiché il campionario delle sue dichiarazioni è alquanto vasto ed inquietante.
Riguardo la Striscia di Gaza e la Cisgiordania ha affermato: “Serve l'annientamento totale. E mi offro come boia”.
Orgogliosamente omofobo, si è detto contrario alla legittimazione dei cristiani perché “Il Signore è uno, non trenta. Ha creato il mondo e a noi ebrei ha dato la Torah. Non si può distorcere la verità dello Stato ebraico”.
Si è più volte espresso a favore di radere al suolo i campi profughi e di far morire di fame e sete chi non evacua dalle zone di guerra, convinto che: “Non ci sono mezze misure”.
È così religioso, lui che è un avvocato, da far prevalere la Bibbia sulle leggi dello stato.
Ha in odio gli arabi al punto che vorrebbe far segregare le donne che li partoriscono e fucilare i bambini.
All’Autorità Palestinese di Abu Mazen, preferisce Hamas.
Secondo Bezalel Smotrich, l’unico arabo buono è un arabo morto e “chi brucia le case ai palestinesi commetterà anche un reato, ma di sicuro non è un terrorista: il terrorismo ebraico è una contraddizione in termini”.
Vive asserragliato nella sua colonia di Kedumim e, ogni sera che torna a casa, dice di sentirsi «in pace con la coscienza e coi vicini». Ad onor del vero la sua coscienza sembra essere quantomeno addormentata se non inesistente e anche di vicini risulta averne ben pochi, visto che la sua casa è al di fuori del perimetro dell’insediamento, già di per sé illegale, e occupa un terreno (se possibile) ancora più vietato dagli accordi internazionali.
Il problema è che “il colono barbuto dagli occhi azzurri che è diventato il volto dell’intolleranza e dell’estremismo politico e religioso impenitente del Paese”, come lo ha definito con una pennellata rapida ed efficace il quotidiano israeliano Haaretz, non è semplicemente il leader con la kippah del Partito Sionista Religioso, che conta appena sette seggi alla Knesset ma è essenziale per la tenuta della fragile coalizione di governo e rappresenta la cifra più autentica del progetto politico dell’attuale governo israeliano, all’insegna della violenza, del razzismo, dello svilimento e della violazione dei diritti umani e del perseguimento degli interessi economici più biechi.
