“Facciamola finita, venite tutti avanti, nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un’arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel Paese” (Francesco Guccini – Cirano).
I politici con la levatura di statista sono piuttosto rari, ma è sconfortante la mediocrità dell’attuale classe dirigente del nostro Paese, il livello così scadente di quanti purtroppo ricoprono incarichi e responsabilità importanti e sono chiamati a dare voce e rappresentanza ai cittadini.
La prova più eclatante della mediocrità dilagante è l’attuale governo, i cui ministri tra uscite improvvide e comportamenti arroganti dimostrano di essere un concentrato improvvisato e indigeribile di inadeguatezza istituzionale.
L’ultima in ordine di tempo a dare il peggio di se stessa è stata la ministra per la famiglia e le pari opportunità, Eugenia Roccella, la quale nel corso del convegno “La storia stravolta e il futuro da costruire”, organizzato al Cnel a Roma dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) ha pronunciato parole vergognose. Riferendosi ai viaggi di istruzione che gli studenti italiani fanno ad Auschwitz e in generale nei campi di sterminio nazisti ha dichiarato: “A cosa sono serviti? Secondo me a dirci che l'antisemitismo era qualcosa che riguardava il fascismo. Le gite ad Auschwitz sono state un modo per ripetere che l'antisemitismo era una questione fascista e basta. E quindi il problema era essere antifascista non essere antisemita. Il problema oggi è fare i conti con il nostro antisemitismo, fare i conti con il nostro passato senza illuderci che tutto si è affinato in un'epoca storica e in un'area politica, cosa che trovo difficile sostenere”.
La ministra Eugenia Roccella ha dunque “bocciato” i viaggi nei luoghi della memoria degli studenti, definendoli spregiativamente “gite”, ne ha disconosciuto radicalmente ogni funzione pedagogica e culturale ed ha sostenuto che avrebbero una funzione meramente politica. Infatti servirebbero a radicare l’idea che l’antisemitismo è un problema esclusivamente legato al fascismo e ad una specifica epoca storica ormai conclusa. Di conseguenza il dibattito si concentrerebbe più sull’essere antifascisti che sull’essere antisemiti, depotenziando la vigilanza sull’antisemitismo contemporaneo. Argomenti palesemente farlocchi e strumentali. In realtà a disturbare le destre al comando è il fatto che l’insegnamento del ruolo del fascismo nella Shoah mette in discussione la saga destrorsa e la contronarrazione revisionista, dalle leggi razziali alla complicità nelle deportazioni nei campi di sterminio, che l’attuale governo vorrebbe imporre al nostro Paese, cancellando o quantomeno falsificando un tratto essenziale della nostra storia e di quella dell’Europa.
Le parole di Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, rappresentano la migliore risposta ad affermazioni storicamente, culturalmente ed umanamente riprovevoli ed inaccettabili, proferite in una furia cieca di demolizione di qualsivoglia principio condiviso, di rifiuto dell’efficacia della memoria storica trasmessa attraverso le visite ai luoghi dello sterminio nazifascisti. “Stento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito `gite´ i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l'antifascismo. Quale sarebbe la colpa? Durante la seconda guerra mondiale, in tutta l'Europa occupata dalle potenze dell'Asse, i nazisti, con la collaborazione zelante dei fascisti locali - compresi quelli italiani della RSI - realizzarono una colossale industria della morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze. La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della storia. La memoria della verità fa male solo a chi ha scheletri negli armadi”.
La mancata presa di distanza della Presidente del Consiglio, del governo e della maggioranza che lo sostiene dinanzi a simili parole di gravità inaudita, figlie di una sorta di allucinazione tossica e di una lettura strumentale e provinciale del ricordo dell’Olocausto, dimostra che non si è trattato di affermazioni infelici o di una colossale gaffe, dettate da ignoranza e superficialità, ma di posizioni evidentemente condivise da quanti oggi hanno la responsabilità politica di guidare l’Italia.
Per il rispetto che si deve alla tragedia della Shoa e per la dignità del nostro Paese, non è possibile tacere, voltarci dall’altra parte, fare finta di nulla. La memoria ha un valore catartico e morale e non deve essere né manipolata né interpretata per finalità politiche, ma deve essere accolta nella sua integralità per prevenire l’oblio e la ripetizione degli orrori.
