È vero, almeno nella concezione che abbiamo in Europa dal dopoguerra in poi.
La frase “si tengono per mano” descrive bene l’idea di democrazia costituzionale.
Funziona così:
1. La democrazia senza diritti rischia di svuotarsi.
Se per democrazia intendiamo solo “decide la maggioranza”, la maggioranza potrebbe votare per togliere il voto a una minoranza, per chiudere i giornali, per incarcerare gli oppositori. Resta la forma del voto, ma non la sostanza. Per questo le democrazie liberali hanno messo dei paletti che nemmeno la maggioranza può superare facilmente.
2. I diritti senza democrazia rischiano di non durare.
Se i diritti sono concessi dall’alto — da un re, da un giudice, da un leader — senza un meccanismo in cui i cittadini possono partecipare, controllare e cambiare le decisioni, dipendono dalla buona volontà di chi comanda. La democrazia è lo strumento che rende i diritti difendibili e revocabili dal basso.
Per questo le costituzioni moderne fanno due cose insieme:
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dicono come si decide (elezioni, Parlamento, maggioranza);
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dicono cosa non si può decidere nemmeno a maggioranza (libertà di parola, di associazione, uguaglianza davanti alla legge, giusto processo, libertà personale).
Ci sono però due visioni diverse di questo abbraccio, ed è lì che nasce il dibattito.
La visione liberale dice che sono inseparabili. Non c’è vera democrazia senza diritti individuali, e non ci sono diritti stabili senza democrazia. Uno garantisce l’altro.
La visione più maggioritaria o populista dice che a volte entrano in tensione. Se troppi diritti sono intoccabili e decisi dai giudici, la volontà popolare viene limitata. Se la volontà popolare è assoluta, i diritti delle minoranze vengono limitati.
In pratica, quando una delle due mani molla l’altra, lo si vede subito. Senza diritti, la democrazia diventa plebiscito. Senza democrazia, i diritti diventano concessione.
