Il dottor Andrea Campoli è il candidato sindaco della coalizione Insieme per Sezze, già primo cittadino dal 2007 al 2017, ripercorre i dieci anni alla guida del Comune, rivendica le opere realizzate in un periodo segnato dalla crisi economica e lancia la sfida per il futuro.
Torni alla guida di una coalizione che punta a governare Sezze. Prima di parlare di futuro, però, c'è chi ti chiede conto del passato e, in particolare, dei dieci anni in cui sei stato sindaco, dal 2007 al 2017. Qual è il bilancio di quell'esperienza?
«Credo sia giusto ricostruire il contesto nel quale abbiamo amministrato. Tra il 2007 e il 2017 l'Italia e il mondo furono attraversati dalla più grave crisi finanziaria del dopoguerra, con conseguenze pesantissime sui conti dello Stato e degli enti locali. Quando ci insediammo, dovemmo farci carico di 9 milioni di euro di debiti fuori bilancio da pagare in tre anni e di 12 milioni di euro di mutui contratti dalle amministrazioni precedenti. A questo proposito, basterebbe chiedere all'attuale assessore Pietro Bernabei, ancora in carica, per comprendere meglio il tema della continuità amministrativa e delle responsabilità di chi c'era prima. In quegli anni non potevamo accendere mutui né procedere ad assunzioni. Il Patto di stabilità interno ci impediva persino di spendere liberamente le risorse che avevamo in cassa. Eppure abbiamo realizzato molto. Non lo dico per nostalgia, ma perché ritengo necessario restituire ai cittadini un quadro completo di ciò che è stato fatto».
Quali sono gli interventi che ritieni più significativi della tua amministrazione?
«Vado a memoria, perché sono passati diversi anni e sicuramente dimenticherò qualcosa. Ma voglio ricordare che si trattò di opere realizzate con fondi propri o attraverso finanziamenti che riuscimmo a ottenere con un lavoro costante presso le istituzioni nazionali. Non c'era il PNRR.
Sul fronte dei lavori pubblici ricordo il recupero del Guglietto, dalla ricerca dei fondi alla progettazione e all'esecuzione; il rifacimento delle facciate dei palazzi comunali del centro storico, insieme ai percorsi pedonali e alla nuova illuminazione; gli interventi in via Orfanotrofio e piazza Donatori di Sangue; il finanziamento e la progettazione di via della Libertà, la cui esecuzione fu poi portata avanti dalla giunta successiva.
E ancora, il muro ornamentale di Porta Pascibella, le rotatorie di via Marconi, Camposanto Vecchio e Ponte della Valle, con il relativo muro di contenimento. Abbiamo ristrutturato i campi da tennis, che allora versavano in condizioni di completo abbandono, avviando anche una procedura di gara per il loro completamento e la gestione. Siamo intervenuti sullo stadio comunale e sulla pista di atletica, realizzando anche il percorso benessere adiacente e la creazione della Sala Sport in locali che erano abbandonati.
Non dimentico, infine, gli ulteriori lavori di consolidamento e ristrutturazione del Monastero delle Clarisse, che il Comune acquisì dalla Provincia a costo zero proprio durante quegli anni. E poi la bonifica del Brivolco, l'approvazione di numerosissimi piani di utilizzo aziendale per ampliamenti di aziende agricole. Cito, tra tutte, la Coop San Lidano, il cui ampliamento è stato approvato in Consiglio Comunale grazie alla legge Bersani».
Non soltanto opere pubbliche. Quali altri risultati rivendichi?
«Abbiamo lavorato anche sulla qualità dei servizi e sull'organizzazione della macchina comunale. Penso alla manutenzione del PAT garantita H24, ma soprattutto all'avvio e alla strutturazione della raccolta differenziata porta a porta, realizzata senza contributi esterni e utilizzando le sole risorse del bilancio comunale, anche per compensare evasione ed elusione. In quegli anni si passò inoltre dalla TARSU alla TARI.
Abbiamo innovato e digitalizzato completamente la macchina amministrativa, eliminando la carta nei passaggi tra gli uffici, e digitalizzato l'archivio storico comunale.
Sul piano culturale abbiamo creato e consolidato per dieci anni rassegne stabili di presentazioni di libri, musica, teatro e iniziative delle associazioni culturali. Un lavoro che ha permesso di valorizzare le realtà locali anche al di fuori dei confini cittadini.
Un capitolo importante riguarda il Teatro Costa. Lo abbiamo utilizzato e valorizzato attraverso rassegne teatrali con compagnie di rilievo, fino a farlo diventare un riferimento per circuiti nazionali. E voglio anticipare che sarà nostra cura riaprirlo immediatamente.
Ricordo anche la Processione del Venerdì Santo, che in quegli anni ha conosciuto una stagione di straordinario splendore, partecipazione e visibilità internazionale, arrivando nei luoghi più simbolici del mondo. E poi l'istituzione dell'Istituto Alberghiero, una scelta che ha salvaguardato l'autonomia dell'istituto e creato nuove opportunità di lavoro per giovani e adulti. Inoltre sui servizi sociali si è allargata la storica offerta ai servizi alla persona con l'istituzione del centro Tamantini e del primo Asilo Nido comunale. E ancora: potenziamenti servizi diretti e col piano di zona per i ragazzi disagiati nelle scuole, Servizio civile al servizio del cittadino e apertura della prima Casa della Salute del Lazio».
Parli spesso di una città che oggi avrebbe perso entusiasmo e prospettive. Qual è il tuo giudizio sull'attuale situazione di Sezze?
«La sensazione è quella di una città appassita, sfiduciata, che ha smesso di credere nelle proprie possibilità. Una città dalla storia, dalla cultura e dalle tradizioni straordinarie, che dovrebbe essere orgogliosa delle proprie origini e che invece oggi appare moribonda.
Durante i nostri dieci anni avevamo costruito una visione complessiva di sviluppo e rilancio, valorizzando anche le tradizioni popolari. Basti pensare che erano state abolite iniziative come la Befana e il Carnevale, che noi avevamo restituito alla comunità.
Oggi vediamo giovani che vanno via perché non trovano prospettive, occasioni e ragioni per restare. È una situazione che considero gravissima. Sezze deve tornare a essere un luogo in cui si possa immaginare e costruire il proprio futuro».
Nel tuo intervento non mancano critiche molto dure all'attuale amministrazione. C'è spazio per un confronto politico sui risultati oppure ritieni che sia mancata una vera visione di governo?
«Il confronto deve esserci, ma deve basarsi sui fatti e sulle idee. Ho detto e ripeto che questa sarà l'ultima volta in cui parlerò del passato, se non sarò direttamente chiamato in causa. Non voglio impostare la campagna elettorale sulla nostalgia o sulla polemica permanente.
Quello che mi interessa è il futuro. Sezze non ha bisogno di un amministratore di condominio che ha bisogno di un portavoce lautamente pagato anche con i miei soldi e con il 18% di aumento della TARI. A proposito… le idiozie sul Medioevo non c’entrano nulla, come non c’entrano nulla le farneticazioni scritte in un italiano incerto, di qualche mio collega, che in questi anni ha fatto solo chiacchiere.
Abbiamo bisogno di una classe dirigente capace di accompagnare i processi, immaginare soluzioni, assumersi responsabilità e avere una visione culturale e politica. Servono competenza, forza intellettuale, capacità di comunicare e soprattutto coraggio.
Non possiamo accontentarci delle chiacchiere o di una comunicazione istituzionale costruita soltanto per apparire. I cittadini meritano di più, anche rispetto all'impiego delle risorse pubbliche. Penso, per esempio, al tema dell'aumento della TARI del 18%, che merita spiegazioni e un confronto serio».
Che cosa significa, concretamente, costruire una nuova visione per Sezze?
«Significa innanzitutto smettere di amministrare guardando soltanto al giorno dopo. Dobbiamo avere il coraggio di immaginare come sarà Sezze tra cinquant'anni. È questo l'orizzonte che vogliamo proporre.
Occorre creare una narrazione nuova, generare sogni e avere la determinazione di trasformarli in realtà. Servono lavoro, intelligenza, perseveranza e anche quella sana spregiudicatezza dei visionari che non hanno paura del futuro.
Dobbiamo ripartire dalla nostra identità, dalla storia, dalla cultura, dalle tradizioni, ma senza rimanere prigionieri del passato. La città deve tornare a produrre occasioni, attrattività, cultura, lavoro e partecipazione. E soprattutto deve recuperare l'orgoglio di essere Sezze».
Quale sarà, dunque, il metodo della coalizione Insieme per Sezze?
«La parola "insieme" non è casuale. Vogliamo costruire un percorso che coinvolga i cittadini di buona volontà, le associazioni, le realtà produttive, il mondo della cultura, i giovani e tutte le persone che hanno voglia di contribuire.
Non vogliamo presentare un programma calato dall'alto, ma costruire un'idea condivisa di città. Una comunità deve poter partecipare alle scelte, riconoscersi nei progetti e sentirsi parte di un percorso.
La campagna elettorale sarà per noi una bella occasione di confronto, perché vogliamo parlare di ciò che Sezze può diventare, non soltanto di ciò che è stata o di ciò che oggi non funziona».
Quale messaggio vuoi lasciare ai cittadini che stanno valutando la tua candidatura?
«Vorrei dire loro che Sezze non è condannata al declino. Ha tutte le potenzialità per tornare a essere una città viva, dinamica, capace di attrarre e di offrire opportunità. Ma per riuscirci bisogna avere una visione, una squadra e la volontà di lavorare con determinazione.
Non possiamo limitarci a gestire l'esistente. Dobbiamo avere il coraggio di immaginare qualcosa che oggi magari sembra difficile, ma che domani può diventare realtà.
La nostra ambizione è costruire, insieme ai cittadini, un progetto che guardi lontano. Vogliamo iniziare oggi a immaginare e realizzare la Sezze dei prossimi cinquant'anni. Questo è il nostro augurio, ma soprattutto il nostro impegno, senza lacci e lacciuoli di altre epoche».
