Da diversi anni Sezze porta con orgoglio il titolo di “Città per la Vita”, aderendo alla campagna internazionale promossa dalla Comunità di Sant’Egidio per l’abolizione della pena di morte nel mondo. Un impegno che non si è limitato a mere dichiarazioni di principio, ma che si è tradotto in azioni concrete, soprattutto nel sostegno a chi si trova a vivere la realtà più estrema del sistema giudiziario: il braccio della morte.
Tra le storie che hanno segnato il cammino della comunità setina c’è quella di Ruben Gutierrez, detenuto nel braccio della morte negli Stati Uniti, al cui fianco i volontari hanno scelto di schierarsi per affermare la sua innocenza. Negli ultimi mesi non è stato possibile mantenere un contatto diretto con lui, ma si sa che la sua esecuzione è stata sospesa, seppur senza che sia riuscito a ottenere la piena dimostrazione della propria estraneità ai fatti. Il suo caso, come molti altri, ha alimentato la riflessione sulla fragilità di un sistema che può mettere in gioco la vita di una persona senza certezze assolute.
In questi anni, non solo condannati ma anche parenti delle vittime hanno portato testimonianze preziose contro una pratica definita da molti disumana, troppo spesso percepita come sinonimo di giustizia. Racconti che aiutano a comprendere quanto la pena capitale non sia soltanto un provvedimento estremo, ma una ferita sociale che non offre reali risposte né alle comunità né ai familiari delle vittime.
Oggi, in un periodo storico segnato dal riemergere di nuove forme di violenza, la tentazione di invocare pene esemplari e radicali è forte. Proprio per questo la comunità di Sezze ribadisce con fermezza il proprio sostegno alla giustizia riparativa, convinta che la pena di morte non rappresenti un deterrente efficace. “Non crediamo in un governo che punisce con lo stesso crimine che condanna” affermano i volontari, ricordando come il confronto con la realtà carceraria abbia dischiuso nuove prospettive e avvicinato tante altre associazioni impegnate nel rendere l’esperienza detentiva più umana, nel garantire giustizia anche per i reati più gravi e nel promuovere il volontariato nel rispetto della dignità di ogni persona.
Oggi la comunità presenta una realtà attiva sul territorio, che porta avanti un percorso di giustizia ispirato alle parole del Vangelo di Matteo: “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”. Un richiamo profondo che non riguarda solo la fede, ma una visione dell’uomo e della società che rimette al centro la capacità di ascolto, di incontro e di trasformazione.
Il dibattito sulla pena di morte e sulla giustizia rimane di stringente attualità, non solo nella nostra società ma in tutto il mondo. Di questo e altro si parlerà venerdì 28 novembre alle ore 17.30 presso il Centro sociale Calabresi, in un incontro dal titolo "Testimonianze sull'organizzazione del volontariato nella giustizia". L’invito a partecipare è rivolto a tutti, per aprire un confronto che continui a nutrire la speranza di un futuro in cui la vita e la dignità di ogni essere umano siano sempre tutelate.
