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Quando i servizi chiudono per l’estate, il caregiver resta aperto 365 giorni l’anno

Set 01, 2026 Scritto da 
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La tragedia di Pietralata e quella solitudine che nessuna presa in carico dovrebbe permettere
Ci sono notizie davanti alle quali è difficile trovare le parole. A Pietralata, a Roma, una famiglia è stata trovata senza vita nella propria abitazione: padre, madre e la loro bambina di cinque anni, affetta da disabilità. Con loro è stato trovato morto anche il cane di famiglia. Le indagini sono in corso e gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. Ma c'è un elemento che, al di là della cronaca giudiziaria, dovrebbe interrogarci tutti. La famiglia, secondo quanto riferito dal presidente del IV Municipio di Roma, era seguita dai servizi sociali. Ed è proprio da qui che dovrebbe partire una riflessione che riguarda non soltanto Roma, ma tutto il nostro sistema di welfare. Cosa significa “seguita dai servizi sociali”? Perché una famiglia può essere formalmente "presa in carico" e, nello stesso tempo, sentirsi drammaticamente sola?
La presa in carico non può essere soltanto una pratica, perché quando in una famiglia arriva una disabilità grave, cambia tutto. Cambiano i ritmi della casa, il lavoro dei genitori, il sonno, le relazioni sociali, le possibilità di uscire, di andare in vacanza, perfino la possibilità di ammalarsi.
Perché un genitore che assiste un figlio fragile spesso non può semplicemente dire: oggi non ce la faccio. La disabilità non va in ferie. La necessità di assistenza non va in ferie. La paura non va in ferie.
La stanchezza non va in ferie. E soprattutto la famiglia non va in ferie. Eppure, proprio nei mesi estivi, quando scuole, centri diurni, attività educative e servizi territoriali possono ridursi, interrompersi o cambiare organizzazione, molte famiglie si ritrovano con meno punti di riferimento. È il paradosso dell'estate: per molti è il periodo delle vacanze, per altri può diventare il periodo dell'isolamento. Una famiglia con una persona con disabilità grave può trascorrere settimane praticamente chiusa dentro casa. Non perché non voglia uscire. Ma perché uscire può essere complicato. Perché servono assistenza, trasporto, spazi accessibili, personale formato, attività adeguate. Perché spesso i nonni sono anziani. Perché gli altri familiari lavorano. Perché gli amici, inevitabilmente, hanno la propria vita. E allora rimane il nucleo familiare. Madre, padre e figlio. Tre persone dentro una casa. E il mondo, lentamente, fuori. È qui che la parola solitudine assume un significato molto diverso da quello che normalmente le attribuiamo. Non significa semplicemente non avere amici. Significa non avere una rete capace di sostenerti quando non ce la fai più.
"Era seguita dai servizi sociali" non può essere la frase con cui finisce la nostra riflessione
Che cosa significa concretamente essere seguiti? Un colloquio? Una pratica amministrativa? Un contributo economico? Una visita domiciliare? Un servizio di assistenza? Un progetto personalizzato?
Oppure significa che qualcuno conosce davvero quella famiglia, sa come sta, conosce le sue difficoltà e soprattutto si accorge quando qualcosa cambia? Perché la presa in carico dovrebbe significare questo: non lasciare una persona sola proprio quando la sua rete familiare rischia di spezzarsi. L'estate è proprio il banco di prova del welfare, forse dovremmo smettere di considerare l'estate come una parentesi. Per le famiglie che assistono una persona fragile, l'estate è spesso il momento in cui emergono tutte le fragilità del sistema. Quando finiscono le attività scolastiche. Quando diminuiscono i servizi. Quando chiude un centro. Quando l'educatore va in ferie. Quando l'assistenza viene ridotta. Quando il trasporto si interrompe. Quando le famiglie devono reinventarsi ogni giorno una soluzione. È proprio allora che dovrebbe funzionare una rete territoriale ancora più forte. Non meno forte.
Abbiamo costruito un sistema nel quale, troppo spesso, la famiglia diventa l'ultimo servizio disponibile. È la madre che assiste. È il padre che accompagna. È il fratello che sostituisce. È il nonno che aiuta. È la famiglia che organizza, compensa, copre i buchi. Finché può.
Ma una famiglia non è un servizio pubblico. Non può sostituire indefinitamente assistenza domiciliare, centri diurni, educatori, trasporti, sollievo e servizi territoriali. E soprattutto non dovrebbe essere necessario arrivare all'emergenza perché qualcuno si accorga che quella famiglia è in difficoltà. La tragedia di Pietralata non deve diventare soltanto una notizia di cronaca nera. Deve diventare una domanda politica e sociale. Quante famiglie oggi sono formalmente seguite, ma sostanzialmente sole? Quante affrontano l'estate contando i giorni fino alla riapertura della scuola? Quante non hanno un'ora di sollievo? Quante non sanno a chi telefonare quando la situazione familiare diventa insostenibile? Quante hanno paura persino di ammalarsi perché non c'è nessuno che possa sostituirle? E quante, soprattutto, non chiedono più aiuto perché hanno imparato che chiedere aiuto non significa necessariamente riceverlo? Queste sono domande alle quali non può rispondere soltanto la cronaca. Devono rispondere i Comuni. Devono rispondere le Regioni. Devono rispondere i servizi sanitari. Devono rispondere le cooperative e il Terzo settore. Ma deve rispondere anche la comunità. Perché una famiglia fragile non dovrebbe essere visibile soltanto quando accade una tragedia. Dovremmo accorgerci prima. Quando quella madre smette di uscire. Quando quel padre non parla più con nessuno. Quando quel bambino non frequenta più le attività. Quando una famiglia rinuncia a tutto. Quando una casa diventa il confine del mondo. Non basta essere "presi in carico". Bisogna essere accompagnati.
E forse è proprio questa la lezione più dolorosa che possiamo trarre da Pietralata, senza pretendere di conoscere oggi le cause profonde di quella tragedia: Non basta essere "presi in carico". Bisogna essere accompagnati” Il vero fallimento di un sistema non è soltanto quando non interviene davanti all'emergenza. È quando una famiglia può diventare invisibile prima che l'emergenza arrivi. Quella famiglia non può essere lasciata sola. Mai.

Pubblicato in Attualità
Ultima modifica il Martedì, 01 Settembre 2026 08:16 Letto 103 volte

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