La Marina di Latina non ha bisogno di un mega-porto da 1.000 barche. Ha bisogno di quello che non ha mai avuto: un approdo funzionante, attrezzato 12 mesi all’anno, che non distrugga le dune.
Oggi è l’unico capoluogo di provincia sul mare senza porto. Quello che c’è è l’approdo di Rio Martino, a metà tra incompiuto e insabbiato, ma è proprio lì che la Regione Lazio ha inserito Latina nel nuovo Piano dei Porti: 7 nuovi porti, tra cui Latina-Rio Martino, da 300-500 posti barca.
E il Comune ha appena approvato il PUA della Marina, che parla esplicitamente del recupero di Rio Martino come nodo storico.
Partiamo da lì.
Per Latina 2032 io la attrezzerei così, su 2 poli + 1 sistema diffuso.
1. Rio Martino: il porto-canale vero, non turistico finto
È già un canale. Va reso navigabile stabilmente — livellamento e dragaggio leggero già annunciati dall’amministrazione — e gestito come porto-canale misto pesca/diporto.
Come attrezzarlo:
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400 posti al massimo, di cui il 70% fino a 12 m e il 30% da 12 a 18 m. Niente mega-yacht: non hai fondali né senso.
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Banchine in legno e acciaio, non cemento, con finger galleggianti e colonnine per acqua, luce e antincendio.
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Darsena pescherecci separata a nord, con mercato ittico coperto e celle frigorifere per la filiera di Borgo Grappa.
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A terra, dietro, rimessaggio a secco cintato e ben servito dalla viabilità — come già studiato nei progetti Oltremare — così chi tiene la barca lì non intasa la spiaggia, ma parte per il Circeo e Ponza.
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Capitaneria, distributore di carburante con vasca a doppia camera, impianto di aspirazione per acque nere e acque di sentina.
2. Foce Verde / Latina Mare: approdo urbano leggero
Qui non fai un altro porto. Fai una piazza sul mare con 60-80 posti per gommoni e piccole barche, su un pontile stagionale rimovibile.
Attrezzatura leggera:
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Pontile galleggiante a basso impatto, smontabile a ottobre.
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Club velico e scuola di vela/kite/canoa, con deposito tavole e spogliatoi.
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Torretta di avvistamento e servizio di salvamento, più infermeria estiva che diventa ambulatorio invernale.
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Chiosco-biblioteca del mare: no altro cemento.
Questo ti fa vivere Latina Mare d’inverno, che è il vero problema.
3. Collegamenti: la Marina non è un parcheggio per barche
Se non la colleghi, muore.
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Via d’acqua: linea Rio Martino-Fogliano-Capoportiere-Circeo con battello elettrico costiero, come già ipotizzato per la costa da Nettuno a San Felice.
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Via terra: navetta elettrica Latina centro-Latina Mare-Rio Martino ogni 20 minuti; ciclovia sul Canale Mussolini fino al porto; parcheggi di attestamento a monte, MAI sulla duna.
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Via laghi: recupero della navigabilità leggera verso i laghi di Fogliano e Monaci per kayak e piccole imbarcazioni elettriche.
4. A terra: cosa deve esserci per legge se vuoi chiamarla Marina
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Servizi tecnici: travel lift (gru per spostare 50 t), area cantieristica leggera, officina, veleria.
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Servizi ambientali: raccolta differenziata spinta, depurazione delle acque di sentina, illuminazione a bassa dispersione per la tutela delle tartarughe.
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Servizi per chi vive: foresteria per equipaggi, co-working (lavoro in condivisione) per skipper e pescatori, mercato coperto giornaliero, non solo ristoranti stagionali.
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Sicurezza idraulica: hai tutto il litorale che va sott’acqua a ogni bomba d’acqua. Il PUA deve legare il porto al rifacimento delle fognature e alla realizzazione di vasche di laminazione.
5. Gestione
L’errore è dare tutto a un privato per 40 anni.
Il modello che funziona:
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Comune proprietario delle banchine + Autorità di bacino.
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Concessione unica di gestione a 15 anni con ATI mista: cooperativa dei pescatori + circoli nautici locali + gestore tecnico, con obbligo del 40% dei posti ai residenti e tariffe calmierate per 6 mesi.
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Il 50% degli introiti dei parcheggi a pagamento della Marina vincolato alla manutenzione delle dune e ai dragaggi.
In sintesi
A Latina non serve la Marina di Ostia. Serve una darsena diffusa alla olandese: un canale che torna a lavorare a Rio Martino, un pontile urbano a Foce Verde e, in mezzo, 10 km di dune attrezzate con passerelle, non con palazzine.
Bisogna rendere Via del Lido ciclopedonale e aprire Via Massaro.
E un ragionamento a parte è necessario per trovare un sistema di coinvolgimento dei Comuni Lepini, con la loro ricchezza gastronomica, artistica e culturale, che può dare un valore aggiunto alla loro economia e alla Marina di Latina.
La Marina potrebbe così destagionalizzare le proprie attività e valorizzare le proprie ricchezze, attraverso un cronoprogramma da qui al 2032.
