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MA LA MARINA DI LATINA VUOLE DECOLLARE OPPURE NO? PERCHÉ NON DECOLLA?

Ago 27, 2026 Scritto da 

 

 

 

La Marina di Latina non ha bisogno di un mega-porto da 1.000 barche. Ha bisogno di quello che non ha mai avuto: un approdo funzionante, attrezzato 12 mesi all’anno, che non distrugga le dune.

Oggi è l’unico capoluogo di provincia sul mare senza porto. Quello che c’è è l’approdo di Rio Martino, a metà tra incompiuto e insabbiato, ma è proprio lì che la Regione Lazio ha inserito Latina nel nuovo Piano dei Porti: 7 nuovi porti, tra cui Latina-Rio Martino, da 300-500 posti barca.

E il Comune ha appena approvato il PUA della Marina, che parla esplicitamente del recupero di Rio Martino come nodo storico.

Partiamo da lì.

Per Latina 2032 io la attrezzerei così, su 2 poli + 1 sistema diffuso.

1. Rio Martino: il porto-canale vero, non turistico finto

È già un canale. Va reso navigabile stabilmente — livellamento e dragaggio leggero già annunciati dall’amministrazione — e gestito come porto-canale misto pesca/diporto.

Come attrezzarlo:

  • 400 posti al massimo, di cui il 70% fino a 12 m e il 30% da 12 a 18 m. Niente mega-yacht: non hai fondali né senso.

  • Banchine in legno e acciaio, non cemento, con finger galleggianti e colonnine per acqua, luce e antincendio.

  • Darsena pescherecci separata a nord, con mercato ittico coperto e celle frigorifere per la filiera di Borgo Grappa.

  • A terra, dietro, rimessaggio a secco cintato e ben servito dalla viabilità — come già studiato nei progetti Oltremare — così chi tiene la barca lì non intasa la spiaggia, ma parte per il Circeo e Ponza.

  • Capitaneria, distributore di carburante con vasca a doppia camera, impianto di aspirazione per acque nere e acque di sentina.

2. Foce Verde / Latina Mare: approdo urbano leggero

Qui non fai un altro porto. Fai una piazza sul mare con 60-80 posti per gommoni e piccole barche, su un pontile stagionale rimovibile.

Attrezzatura leggera:

  • Pontile galleggiante a basso impatto, smontabile a ottobre.

  • Club velico e scuola di vela/kite/canoa, con deposito tavole e spogliatoi.

  • Torretta di avvistamento e servizio di salvamento, più infermeria estiva che diventa ambulatorio invernale.

  • Chiosco-biblioteca del mare: no altro cemento.

Questo ti fa vivere Latina Mare d’inverno, che è il vero problema.

3. Collegamenti: la Marina non è un parcheggio per barche

Se non la colleghi, muore.

  • Via d’acqua: linea Rio Martino-Fogliano-Capoportiere-Circeo con battello elettrico costiero, come già ipotizzato per la costa da Nettuno a San Felice.

  • Via terra: navetta elettrica Latina centro-Latina Mare-Rio Martino ogni 20 minuti; ciclovia sul Canale Mussolini fino al porto; parcheggi di attestamento a monte, MAI sulla duna.

  • Via laghi: recupero della navigabilità leggera verso i laghi di Fogliano e Monaci per kayak e piccole imbarcazioni elettriche.

4. A terra: cosa deve esserci per legge se vuoi chiamarla Marina

  • Servizi tecnici: travel lift (gru per spostare 50 t), area cantieristica leggera, officina, veleria.

  • Servizi ambientali: raccolta differenziata spinta, depurazione delle acque di sentina, illuminazione a bassa dispersione per la tutela delle tartarughe.

  • Servizi per chi vive: foresteria per equipaggi, co-working (lavoro in condivisione) per skipper e pescatori, mercato coperto giornaliero, non solo ristoranti stagionali.

  • Sicurezza idraulica: hai tutto il litorale che va sott’acqua a ogni bomba d’acqua. Il PUA deve legare il porto al rifacimento delle fognature e alla realizzazione di vasche di laminazione.

5. Gestione

L’errore è dare tutto a un privato per 40 anni.

Il modello che funziona:

  • Comune proprietario delle banchine + Autorità di bacino.

  • Concessione unica di gestione a 15 anni con ATI mista: cooperativa dei pescatori + circoli nautici locali + gestore tecnico, con obbligo del 40% dei posti ai residenti e tariffe calmierate per 6 mesi.

  • Il 50% degli introiti dei parcheggi a pagamento della Marina vincolato alla manutenzione delle dune e ai dragaggi.

In sintesi

A Latina non serve la Marina di Ostia. Serve una darsena diffusa alla olandese: un canale che torna a lavorare a Rio Martino, un pontile urbano a Foce Verde e, in mezzo, 10 km di dune attrezzate con passerelle, non con palazzine.

Bisogna rendere Via del Lido ciclopedonale e aprire Via Massaro.

E un ragionamento a parte è necessario per trovare un sistema di coinvolgimento dei Comuni Lepini, con la loro ricchezza gastronomica, artistica e culturale, che può dare un valore aggiunto alla loro economia e alla Marina di Latina.

La Marina potrebbe così destagionalizzare le proprie attività e valorizzare le proprie ricchezze, attraverso un cronoprogramma da qui al 2032.

 

Pubblicato in L'Approfondimento

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