Lo chiedevamo da mesi. Alla fine, il Piano di Zona è arrivato. Ma per ottenerlo sono serviti mesi di richieste, solleciti e anche l'intervento della Regione Lazio. Il 25 novembre 2025 abbiamo scritto alla Direzione Inclusione della Regione Lazio perché il Piano di Zona non risultava pubblicato, per quanto avevamo potuto verificare, sui siti istituzionali dei Comuni del Distretto, almeno per quanto riguarda Sezze e Priverno. Non riuscendo a reperirlo, abbiamo chiesto alla Regione di aiutarci a ottenerlo. La Regione, a sua volta, non è riuscita a reperirlo immediatamente e, tramite la dottoressa Pepe e su indicazione del dirigente, ha sollecitato il Comune capofila affinché il Piano fosse pubblicato sul sito istituzionale del Distretto. Il 5 dicembre 2025 abbiamo nuovamente sollecitato la pubblicazione, anche attraverso ANFFAS Monti Lepini. Poi, ancora silenzio. Sono passati i mesi. Il 4 settembre 2026 abbiamo nuovamente scritto alla Regione, facendo presente che il Piano non ci era ancora stato fornito. La risposta è arrivata dal Comune di Priverno il 17 settembre 2026, con l'invio del documento in allegato e la comunicazione che erano stati nuovamente sollecitati i Comuni del Distretto a pubblicarlo sui rispettivi siti istituzionali. Finalmente il Piano era disponibile tramite mail ma in formato Excel, tutt'altro che semplice da consultare per una famiglia che vuole capire quali servizi siano stati programmati e quali siano concretamente disponibili.
Nel frattempo, è stata sollevata dai consiglieri di Bassiano Futura la questione di un documento nel quale, nella parte relativa all'Unità Valutativa Multidimensionale per i bisogni sociosanitari complessi, comparivano sedi e orari degli assistenti sociali di Civitavecchia, Santa Marinella, Allumiere e Tolfa. Oggi, però, è doveroso precisare che, da quanto emerso, il Piano di Zona approvato dalla Conferenza dei Sindaci sarebbe quello corretto, mentre il documento contenente quei riferimenti sarebbe una bozza, della cui provenienza non è chiaro come sia stata acquisita. La distinzione è importante.
Ma una domanda rimane: se quella bozza è realmente esistita, come mai conteneva dati relativi ad altri Distretti? E quale percorso ha seguito prima della versione definitiva? Saranno gli atti e chi ha predisposto e verificato la documentazione a poterlo chiarire. Ma, sinceramente, non è questo che interessa a noi mamme. A noi interessa sapere che cosa offre il Distretto LT3 perché Piano di Zona dovrebbe servire proprio a questo: programmare e rendere conoscibili i servizi sociali destinati alle persone con disabilità, ai minori, agli anziani, alle famiglie e a chi ha bisogno di sostegno.
Noi lo abbiamo chiesto perché vogliamo sapere che cosa esiste davvero nel nostro territorio per i nostri figli. Quali servizi sono attivi? Quali sono stati finanziati? Quali sono terminati?
Quali risorse sono state utilizzate? Quali interventi riguardano le persone con disabilità e i minori?
E soprattutto: quali di questi interventi sono realmente arrivati alle famiglie?
Perché una cosa è ciò che viene scritto nella programmazione. Un'altra è ciò che una famiglia riesce concretamente a trovare quando ne ha bisogno.
Mentre noi cercavamo il Piano, altri Distretti comunicavano e coprogettavano, ed è qui che il confronto con altri territori diventa interessante. Proprio ieri il Distretto Socio-Sanitario LT4, che comprende Campodimele, Fondi, Lenola, Monte San Biagio, San Felice Circeo, Sperlonga e Terracina, ha comunicato sui propri canali social non soltanto un'informazione destinata alle famiglie, ma anche l'avvio del terzo tavolo di coprogrammazione sulla sperimentazione del budget di salute per le persone con disturbo dello spettro autistico e per le persone con disturbo psichiatrico.
Un altro confronto arriva dal Distretto Socio-Sanitario LT2, del quale fanno parte anche Pontinia, Sabaudia, Sermoneta e Norma. A Pontinia è stato realizzato il centro diurno “Il Piccolo Principe”, nato come polo sperimentale distrettuale per la disabilità e destinato a promuovere autonomia, socializzazione e inclusione attraverso attività educative, laboratoriali e percorsi individualizzati. Il servizio è rivolto anche a giovani con disabilità tra i 16 e i 18 anni ed è inserito nella programmazione del Distretto. Non è quindi soltanto una questione di comunicazione.
Da una parte ci sono Distretti che danno servizi e informano pubblicamente le famiglie attraverso i social su ciò che stanno facendo, organizzano un percorso di coprogrammazione già arrivato al terzo tavolo, con istituzioni, ASL ed enti del territorio chiamati a confrontarsi sui bisogni e sulle possibili risposte. Dall’altra parte c’è il nostro distretto che non fornisce neanche celermente un piano di zona.
La domanda delle mamme è semplice. A noi non interessa fare un'indagine sul "copia e incolla".
Non ci interessa stabilire chi abbia inserito quei Comuni nella bozza. Ci interessa sapere che cosa offre realmente il Distretto LT3 perché siamo stufe di vivere in questo distretto e cercare i servizi nei distretti limitrofi. Vogliamo conoscere i servizi, le risorse, i progetti e soprattutto i risultati.
Chiediamo semplicemente trasparenza, informazioni accessibili e servizi realmente conoscibili dalle famiglie. Perché il Piano di Zona non dovrebbe essere un documento da inseguire per dieci mesi. Dovrebbe essere uno strumento pubblico, leggibile e accessibile e dovrebbe permettere a tutti di capire una cosa molto semplice: quando una famiglia del Distretto LT3 ha bisogno di aiuto, quali risposte può trovare davvero nel proprio territorio?
