Nella nostra società troppo spesso incapace di alzare lo sguardo da un eterno presente senza prospettiva, Alessandro Leonoro con il suo ultimo romanzo “Gli altri siamo noi” ci sollecita a riflettere, a considerare le nostre storie, le nostre vicissitudini personali all’interno della Storia, di una dimensione più grande, le cui dinamiche velocissime si muovono lungo direttrici al di fuori della nostra disponibilità.
La Storia e le nostre storie sono maglie intrecciate, fatte di verità e apparenze, di limiti e aperture, di sentimenti e ragione. Paradossalmente nell’era della comunicazione rischiamo di restare vittime dell’incomunicabilità, di perdere la bussola, la stella polare e la direzione. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano per riuscire a scorgere la narrazione delle nostre esistenze, il senso ultimo del nostro andare e del nostro relazionarci con l’altro da noi occorrono grande fatica, tenacia ed impegno. In alcune occasioni ci soccorre l’imprevedibilità di avvenimenti, tristi o gioiosi, gratificanti o penalizzanti, mentre altre volte a causa di distrazioni e limiti, cecità e pigrizie, tali obiettivi rimangono per noi imperscrutabili e irraggiungibili, anche se inevitabilmente finisco per toccarci, segnarci e cambiarci nel profondo.
Gli spaccati di vita che tessono la trama dell’ultimo romanzo di Alessandro Leonoro posseggono la straordinaria capacità di trovare sintesi nell’unità esperienziale, di offrirci una chiave di lettura degli avvenimenti e dei sentimenti personali, in grado di rivelare al lettore ciò che non è immediatamente visibile agli occhi, ciò che è nascosto dietro le pieghe di emozioni non esplicitate e di parole non pronunciate, ciò che necessita del tempo della conoscenza per essere svelato.
In queste storie intrecciate c’è l’uomo, il mistero dei sentimenti, il senso di una umanità che non si lascia sopraffare e soffocare dall’egoismo, dall’opportunismo e neppure da un male grande ed incontrollabile come la terribile esperienza della pandemia del Covid19, che si nutre di disponibilità e apertura disinteressata all’altro, nella consapevolezza che l’altro siamo noi e la sua negazione comporta la nostra inevitabile autonegazione, c’è racchiusa l’essenza profonda della sapienza del vivere che nasce dall’incontro generoso e dal dialogo tra le persone, che non si esaurisce nella mera accumulazioni di dati, che rischia solo di saturarci e confonderci, ma dalla condivisione senza ostacoli o remore di sorta delle nostre esperienze individuali.
Le storie di questo gruppo di persone, di questi infermieri che considerano il loro lavoro non come un mero strumento per guadagnarsi da vivere, per soddisfare la sfera ampia delle proprie esigenze personali e familiari, ma come una “missione” da compiere a favore di quel piccolo spicchio di umanità con cui quotidianamente sono chiamati a misurarsi, di quegli uomini e quelle donne segnate profondamente dall’esperienza del male fisico e della sofferenza e che in tante occasioni sono costretti ad accompagnare al limitare tragico e doloroso della morte, ci dimostra che un’altra storia è possibile costruirla, partendo dal basso, dall’apparente irrilevanza di chi non conta perché non ricopre ruoli importanti e non esercita il potere, di chi non può determinare le sorti delle nazioni. Sono proprio l’umile consapevolezza del proprio dovere, compiuto senza calcoli, la consacrazione all’ordinarietà vissuta come dedizione alla straordinaria unicità di ogni persona a rendere le storie semplici dei protagonisti una storia altra, un cammino altro, un modo altro di vedere, di vivere, di fare memoria, di costruire il futuro.
Se è indiscutibile che la pandemia del Covid19 ha rappresentato un tragico tornante della nostra storia, uno spartiacque tra un prima e un dopo che ha cambiato in modo profondo anche il nostro modo di relazionarci con gli altri, alzando barriere e segnando distanze fisiche e ci ha colpito negli affetti più intimi e profondi sottraendoci amici e parenti, è grazie alla normalità delle vite dei protagonisti del romanzo di Alessandro Leonoro, uomini e donne veri, in carne ed ossa, che possiamo guardare con fiducia al futuro. È grazie a persone come loro che l’umanità non si perderà ed anzi troverà continuamente la forza per essere autenticamente e fortemente se stessa.
Concludo queste mie riflessioni con una notazione riguardante la capacità linguistico-narrativa di Alessandro Leonoro. L’autore conferma la forte propensione, già dimostrata nelle altre sue opere narrative e poetiche, ad un linguaggio essenziale anche se mai scarno, capace di raccontare con immediatezza fatti ed avvenimenti e soprattutto di tratteggiare in maniera precisa, nitida ed impeccabile la personalità ed il sentire dei protagonisti, rendendone il lettore partecipe e coinvolto profondamente.
Una dote di scrittura non comune.
