Domenica 11 ottobre, al Museo Archeologico di Sezze, nell’ambito dell’inaugurazione della mostra itinerante «Simulacrum, i Lepini tra Sacro e Profano», promossa dalla Compagnia dei Lepini, ho presentato la mia guida «La Cappella Sistina del popolo. Guida all’Eremo di Santa Lucia e ai suoi affreschi». L’incontro ha visto l’introduzione del presidente Quirino Briganti, i saluti del sindaco Lidano Lucidi e gli interventi miei e della direttrice del Museo, Elisabeth Bruckner, che ha contribuito al volume curandone l’appendice.
Presentare l’eremo nel luogo che custodisce le radici di Sezze significa ritrovare un legame tra storia, territorio e comunità. La guida invita a conoscere un piccolo tesoro che, sulla collina di Villa Petrara, conserva ancora un’atmosfera raccolta, capace di suggerire silenzio e attenzione.
Le sue origini conducono al Medioevo. Una pergamena intorno al 1300 ricorda un’operazione relativa a un terreno del monastero di Santa Lucia; nel 1341 un lascito destina una somma al sostentamento delle monache. Sono testimonianze brevi ma preziose, che restituiscono la presenza di una comunità religiosa e i suoi rapporti con il territorio. Finestre murate, aperture modificate e diverse disposizioni delle pietre raccontano invece le trasformazioni dell’edificio.
Anche gli affreschi si sono formati e arricchiti nel tempo. Per comprenderli, la guida affianca alle immagini attuali le fotografie storiche in bianco e nero conservate nel Catalogo Generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura. Il confronto permette di riconoscere particolari oggi scomparsi, lacune e cambiamenti, distinguendo ciò che i documenti attestano da ciò che l’osservazione suggerisce.
Il percorso di lettura segue tre domande: «Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?».
La parete centrale, dietro l’altare rivolto ai fedeli, affronta la prima. La Crocifissione è il fulcro di una comunità raccolta intorno a Cristo, alle sante martiri e ai santi eremiti. Santa Lucia, posta tra l’altare e il Crocifisso, richiama una fedeltà vissuta fino al dono della vita; gli eremiti testimoniano la preghiera e la resistenza alle tentazioni. L’identità si rivela così nelle scelte, nella fedeltà e nell’amore che sappiamo donare.
Sulla parete destra, la Genesi interroga le origini. I riquadri restaurati narrano la creazione del mondo e degli animali, fino ad Adamo ed Eva. Nei due inferiori, oggi coperti dall’intonaco, il racconto proseguiva con il comandamento divino, la tentazione e le conseguenze della disobbedienza. Le fotografie storiche ne conservano tracce: dal dono della vita emerge la responsabilità del nostro modo di abitare il mondo.
L’arco centrale collega la Creazione al destino attraverso l’Annunciazione e il mistero dell’Incarnazione. Il «sì» di Maria apre il cammino della Redenzione; il Bambino, raffigurato già con la croce, richiama il sacrificio di Cristo. Ai lati, Isaia e Luca collegano la promessa dell’Antico Testamento al suo compimento nel Nuovo.
Sulla parete sinistra, il grande Giudizio finale presenta circa cinquanta personaggi in quattro registri sovrapposti. Apostoli, santi, Padri e Dottori della Chiesa, fondatori di ordini e monasteri accompagnano lo sguardo verso la domanda sul destino. San Francesco, riconoscibile dalle stimmate, assume particolare rilievo nell’anno degli ottocento anni dalla sua morte. San Lidano e sant’Ignazio richiamano la storia religiosa di Sezze.
In basso, il racconto arriva all’altezza degli occhi: un angelo accoglie e solleva un’anima salvata, mentre un demonio afferra un dannato e lo trascina verso gli abissi. Due scene che rendono visibile il peso della scelta e conducono alla domanda conclusiva: «E tu, dove vuoi stare?».
Il titolo «La Cappella Sistina del popolo» evoca l’ampiezza del racconto, dalla Genesi al Giudizio finale, e la funzione educativa delle immagini, che trasmettevano la fede anche a chi non sapeva leggere. La guida vuole continuare quel dialogo. Conoscere questo patrimonio significa anche riconoscere ciò che una comunità ha ricevuto e assumersi la responsabilità di custodirlo e trasmetterlo.
