Promesse, inaugurazioni, fotografie e dichiarazioni d’intenti. Ma quando i risultati tardano ad arrivare, la delusione cresce e le urne si svuotano.
C’è una distanza che, negli ultimi anni, sembra essersi fatta sempre più evidente: quella tra la politica raccontata e la realtà vissuta dai cittadini. La politica comunica, annuncia, promette. Presenta progetti, illustra programmi, rivendica impegni e, spesso, celebra risultati ancora prima che siano concretamente visibili. Ogni iniziativa può diventare un’occasione per raccontarsi, ogni promessa un messaggio da diffondere, ogni fotografia una testimonianza da esibire. Ma c’è una domanda che dovrebbe venire prima di qualsiasi comunicato: che cosa è cambiato davvero per i cittadini? Perché un annuncio non è un risultato. Un progetto presentato non è un progetto realizzato. Un finanziamento ottenuto non coincide automaticamente con un’opera completata. E una promessa, per quanto convincente, non può sostituire la soluzione di un problema.
È proprio in questa distanza che rischia di consumarsi la fiducia.
Quando le parole non bastano più
I cittadini non giudicano la politica soltanto sulla base delle dichiarazioni, ma soprattutto attraverso ciò che vedono ogni giorno: servizi che funzionano o che mancano, strade sistemate o lasciate nel degrado, risposte ricevute o richieste rimaste senza seguito, opportunità create oppure continuamente rinviate. È nella quotidianità che si misura la credibilità di chi amministra. Non è necessariamente il singolo episodio a compromettere il rapporto con le istituzioni. Spesso è la ripetizione: una promessa dopo l’altra, un impegno dopo l’altro, senza che le persone riescano a riconoscere un cambiamento concreto.
A quel punto, anche le comunicazioni più enfatiche rischiano di perdere valore. Non perché i cittadini non abbiano più bisogno della politica, ma perché cominciano a dubitare della sua capacità di rispondere ai loro bisogni.
La sfiducia non nasce dal nulla
I dati aiutano a comprendere la portata del problema.
Secondo l’Istat, nel 2024 soltanto il 22,4% delle persone di almeno 14 anni attribuiva ai partiti politici un livello di fiducia almeno sufficiente. Per il Parlamento italiano la quota era del 40,8%, mentre per il governo nazionale si attestava al 37,3%.
Sono numeri che raccontano una difficoltà profonda nel rapporto tra cittadini e politica, anche se, rispetto al 2012, alcuni indicatori di fiducia risultano migliorati. Il quadro, quindi, non è immobile, ma la distanza rimane significativa, soprattutto nei confronti dei partiti.
Fonte: Istat, Fiducia nelle istituzioni del Paese – Anno 2024, pubblicato l'8 ottobre 2025.
L'astensionismo: quando il distacco arriva alle urne
La conseguenza più visibile di questa distanza può essere l'astensionismo.
Quando una parte dell'elettorato smette di riconoscersi nell'offerta politica, non sempre sceglie un'alternativa. A volte sceglie di non scegliere, rinunciando a recarsi alle urne.
Alle elezioni europee del giugno 2024, l'affluenza in Italia si è fermata al 49,69%, secondo i dati del Ministero dell'Interno. Meno di un elettore su due ha partecipato al voto.
Naturalmente, l'astensionismo ha molte cause: disinteresse, difficoltà a riconoscersi nei candidati, distanza dai partiti, problemi pratici e convinzione che il proprio voto non possa incidere. Non sarebbe corretto attribuirlo interamente alle promesse disattese. Tuttavia, la sfiducia rappresenta una componente importante del problema.
L'Istat, nel rapporto sulla partecipazione politica in Italia relativo al 2024, ha rilevato che, tra le persone di almeno 14 anni che non si informavano mai di politica, il 22,8% indicava proprio la sfiducia come motivazione. È un dato che merita attenzione: il distacco non riguarda soltanto la scelta di votare o meno, ma può coinvolgere anche l'interesse stesso verso ciò che accade nella vita pubblica.
Le fotografie passano, i problemi restano
C'è poi un aspetto che riguarda il modo in cui la politica si presenta ai cittadini.
La comunicazione è legittima e necessaria. Informare sull'attività amministrativa, spiegare le decisioni, rendere conto delle risorse pubbliche e documentare i risultati sono doveri importanti. Il problema nasce quando la comunicazione sembra diventare più importante del risultato che dovrebbe raccontare. Quando una criticità viene utilizzata soprattutto per annunciare un intervento, quando un'iniziativa diventa occasione di visibilità prima ancora di produrre effetti, quando la presenza pubblica sembra prevalere sulla verifica dei risultati, il rischio è che la politica finisca per parlare soprattutto di sé. E i cittadini, invece, hanno bisogno di altro: tempi certi, informazioni comprensibili, responsabilità chiare e risposte concrete.
La fiducia si ricostruisce con i fatti
La fiducia non si può pretendere e non si recupera attraverso una campagna di comunicazione. Si costruisce nel tempo, dimostrando coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si realizza. Significa riconoscere anche i ritardi, spiegare gli ostacoli, correggere gli errori e rendere pubblici i risultati, senza confondere un obiettivo con un traguardo già raggiunto.
Significa, soprattutto, considerare il cittadino non come un destinatario passivo di annunci, ma come una persona che ha il diritto di sapere, comprendere, partecipare e verificare.
E questo vale a ogni livello: nazionale, regionale e locale.
Il silenzio delle urne deve far riflettere
L'astensionismo non dovrebbe essere liquidato con una semplice constatazione numerica, né interpretato automaticamente come un giudizio identico da parte di tutti coloro che non votano. Dietro ogni assenza possono esserci motivazioni differenti.
Ma una democrazia dovrebbe interrogarsi quando cresce la distanza tra le istituzioni e una parte dei cittadini, quando il dibattito pubblico perde attrattiva e quando sempre più persone non trovano ragioni sufficienti per partecipare.
La politica non ha bisogno di annunciare di più. Ha bisogno di dimostrare di più.
Le parole possono aprire una prospettiva, ma sono i fatti a darle credibilità. Le promesse possono alimentare aspettative, ma soltanto i risultati possono consolidare la fiducia.
E quando tra ciò che viene raccontato e ciò che viene vissuto si apre una distanza troppo grande, il rischio è che i cittadini smettano di ascoltare.Fino a smettere, un giorno, anche di partecipare.Una domanda, allora, dovrebbe accompagnare ogni annuncio pubblico: non soltanto che cosa promettiamo oggi?, ma che cosa potranno verificare concretamente i cittadini domani?
Prima gli annunci, poi forse i fatti: così la politica perde la fiducia dei cittadini
Ott 16, 2026
Scritto da
Annalisa Savelli
Pubblicato in
Attualità
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