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Quale futuro per Sezze?

Ott 14, 2026 Scritto da 
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Se la guardiamo onestamente: i numeri

Sezze è un comune collinare con una storia lunghissima, papale e accademica, che però vive lo stesso meccanismo di tutti i borghi interni laziali: quando la popolazione diminuisce, cala anche la domanda di beni e servizi e la base fiscale si riduce, rendendo difficile fornire i servizi di base.

Non è ancora un crollo, ma è il rischio inerziale: il 90% dei comuni italiani sotto i 5.000 abitanti è già in questa traiettoria, con uno spopolamento accelerato dal 2011 a causa del calo delle nascite. Sezze ha un centro storico bellissimo, ma costoso da mantenere, e una pianura che, da sola, vale più del centro per economia e residenza.

Tre futuri possibili

1. Futuro inerziale: borgo che invecchia

Si continua a rattoppare. Il vecchio PRG viene solo aggiustato, Scalo e Colle restano separati, i fondi PNRR di via Puglie finiscono, ma senza un piano di gestione. L'anfiteatro e il Teatro Sacro riaprono a metà.

Risultato: turismo mordi e fuggi estivo, case sfitte in centro, giovani che prendono il treno a Sezze Romano e non tornano.

2. Futuro culturale: il borgo-marchio

Qui Sezze scommette su quello che nessun altro ha: l'anfiteatro romano, chiuso da 25 anni; l'ex Monastero delle Clarisse; il centro medievale intatto; l'Accademia degli Abbozzati del 1690; il carciofo di Sezze; l'olio dei Lepini; la Via Francigena del Sud.

È il modello che punta sul turismo di prossimità e sul marchio territoriale, già delineato nel DUP 2025-2027.

Funziona se:

  • I tre poli culturali riaprono davvero e sono affidati a una gestione unica.

  • Si crea un cammino stabile Sezze–Abbazia di Valvisciolo–Ninfa–Sermoneta.

  • Si lega il percorso al cibo: DOP, sagre destagionalizzate e non solo a Ferragosto.

Limite: da solo non ferma lo spopolamento. Come sottolinea anche la letteratura recente, attirare più turisti non basta se non si misura ciò di cui ha bisogno il territorio.

3. Futuro di pianura: città di servizi

È lo scenario del 2026-2028 e della variante urbanistica: fare della pianura e di Sezze Scalo il motore dello sviluppo.

In questo scenario, Sezze diventa:

  • Un polo per il welfare del Distretto LT3: cohousing, centro Alzheimer e assistenza domiciliare diffusa, utilizzando anche le case recuperate del centro storico.

  • Un polo logistico leggero e artigianale tra Latina e Roma, sfruttando la stazione e la Pontina.

  • Un polo scolastico e sportivo, con una tensostruttura e nuovi asili.

È un modello economicamente più solido, ma rischia di creare due città che non si parlano.

Cosa lo decide davvero, secondo me

1. Un nuovo piano urbanistico fatto bene. Non tre accordi di programma isolati, ma una visione che ricucia colle e pianura attraverso una viabilità lenta, una pista ciclabile Scalo-Centro e regole chiare per non consumare altro suolo.

2. Gestione, non solo inaugurazioni. Anfiteatro, Teatro Sacro e Clarisse: se riaprono senza un gestore e un calendario annuale, rischiano di tornare chiusi nel giro di due anni.

3. Sezze dentro i Lepini, non da sola. Da sola è piccola. Come capitale culturale dei Lepini, insieme a Priverno, Sermoneta, Bassiano e Maenza, può avere più peso nei rapporti con la Regione e nell'accesso ai fondi europei.

Se siamo in quest'ottica, il punto è questo: Sezze non ha bisogno di scegliere tra cultura e sviluppo. Ha bisogno di far sì che la pianura finanzi la manutenzione del colle e che il colle dia alla pianura un motivo per non essere solo un dormitorio.

Pubblicato in Attualità

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